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	<title>Biblio &#187; isidoro81</title>
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		<title>Verso l&#8217;ermeneutica</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 08:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica ed Analisi Testo Letterario]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Autore: Salvatore Coico Lo studio moderno sulla teoria della Letteratura risale al 1948 con il testo di Wellk e Austin, che propone una varietà di itinerari metodologici nel campo della critica e dell&#8217;analisi testuale e comprende l&#8217;interferenza tra indagini diversificate dalla semiologia alla critica psicoanalitica e allo strutturalismo. L&#8217;opera accoglie, inoltre, le tesi esposte dalla [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/linguistica/verso-lermeneutica/">Verso l&#8217;ermeneutica</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<h1><em>   </em>Autore: Salvatore Coico</h1>
<h1></h1>
<p>Lo studio moderno sulla teoria della Letteratura risale al 1948 con il testo di Wellk e Austin, che propone una varietà di itinerari metodologici nel campo della critica e dell&#8217;analisi testuale e comprende l&#8217;interferenza tra indagini diversificate dalla semiologia alla critica psicoanalitica e allo strutturalismo.</p>
<p>L&#8217;opera accoglie, inoltre, le tesi esposte dalla critica formalista russa (1916-30) e dal Circolo di Praga (1929).</p>
<p>Gli studiosi  si pongono interrogativi ancora presenti ai nostri giorni  “Che cos&#8217;è letteratura?&#8221;, &#8220;Che cosa  non ?&#8221; &#8221; Qual è la sua essenza?&#8221; Ai fini della valutazione dell&#8217;opera letteraria così opinano: &#8220;Gli uomini dovrebbero valorizzare la letteratura per essere quella che è e dovrebbero valutarla sulla base del suo valore letterario e su di essa misurarla&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>Una data opera è o non è letteratura non già sulla base degli elementi che la compongono, ma di come sono combinati e con quale funzione.&#8221;</p>
<p>Dal che si evince chiaramente che la valutazione di un&#8217;opera letteraria non può prescindere dal concetto di letteratura e/o di letterarietà presente in ogni tempo e di cui si sente l&#8217;inalienabile esigenza oggi.</p>
<p>In tempi recenti Remo Cesarani, proponendosi di chiarire la funzione della Letteratura nell&#8217;età contemporanea, e, soprattutto la sua relazione con il lettore, analizza due posizioni contrapposte dei teorici della critica letteraria.<br />
La prima posizione si desume dalla tesi sostenuta da quelli, che sono soprattutto interessati a diffondere l&#8217;autonomia dell&#8217;esperienza letteraria e a separarla da altre forme di comunicazione umana.</p>
<p>In quest&#8217;ottica si privilegia la specificità del discorso letterario e/o della poeticità della parola avvertita come assoluta, unica, irrepetibile e rivolta ad un pubblico di competenti.</p>
<p>Conseguentemente l&#8217;opera della grande e vera letteratura, pur essendo creata da singoli autori ed in precisi momenti storici, ed essendo stata originalmente trasmessa  in forma e modalità diverse, ha un carattere di universalità; si stacca dalla contingenza storica ed esprime valori ed interessi permanenti ed eterni nell&#8217;uomo&#8230;..sono-monumenti che possono parlare alla generazioni future ed essere apprezzate dalla cultura e dalle società più diverse.</p>
<p>Possiamo senz&#8217;altro concordare col principio che un&#8217;opera di vasto respiro, come la Commedia di Dante può essere considerata monumentum, mentre altre, che rispecchiano un ambito storico più limitato, possono essere esemplate come documentum.</p>
<p>Questa distinzione era anche presso la cultura classica. Ma senza nulla togliere al carattere dell&#8217;universalità dell&#8217;arte (monumentum) chi ci dice  che anche il documentum, legato all’hic et nunc, non comprenda lo specifico letterario?<br />
Condividiamo, invero, la tesi del Cesarani che in &#8221; Guida allo studio della Letteratura&#8221;-Laterza-1999- a pag. 13 e sgg&#8221; così si esprime:</p>
<p>1.La letteratura ha molte caratteristiche in comune con altre forme di comunicazione umana. In particolare, in quanto atto di discorso, essa ha in comune con altre forme di discorso (quello semplicemente comunicativo, quello comunicativo ed espressivo, quello meditativo, quello persuasivo), l&#8217;uso di una lingua naturale e l&#8217;utilizzazione di quegli artifici e figure, quello, che già dal mondo antico ha descritto e classificato nell&#8217;ambito dell&#8217;arte retorica.<br />
2. La letteratura è una delle tante forme dell&#8217;immaginario umano, ha affinità con altre forme ed altri modelli di simbolizzazione e trascrizione culturale della realtà&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..I prodotti letterari&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. si originano dalla cultura del tempo e dall&#8217;immaginazione.<br />
3. L&#8217;attribuzione di qualità letteraria e di valore poetico è un atto dipendente da concezioni ed atteggiamenti che cambiano nel tempo e nella diverse situazioni sociali e culturali.<br />
A supporto delle sue tesi il Cesarani offre come exemplum classico quello della Bibbia, considerato per tanto tempo e per diverse generazioni   un testo soltanto teologico e poi, in età recente con il sussidio degli studi filologici e storici, un documentum storico  contenente le vicende di un popolo, le testimonianze della vita dei re, dei profeti e la stessa vita di Gesù Cristo.</p>
<p>La critica moderna insiste sempre più nella concezione di una letteratura &#8220;immersa nel  complesso e variegato sistema delle attività espressive, rappresentative e comunicative dell&#8217;uomo e dei sistemi di valori etici ed estetici mutabili nel tempo oltre che dei sistemi culturali e dei modelli epistemologici, che essi diffondono&#8221; (Cesarani op.cit. pag.14).<br />
Le congetture critiche suesposte, inoltre, trovano conferma in W. Benjamim, che afferma &#8220;che il problema non è più di presentare le opere letterarie  in rapporto al proprio tempo, ma di rendere evidente nel tempo, che le ha visto nascere, il tempo che le conosce e le giudica cioè il nostro&#8221;.</p>
<p>Il rapporto intrinseco tra letteratura e tempo,inoltre, ci induce a meditare sul connubio tra l&#8217;arte e l&#8217;essere e tra l&#8217;essere e il linguaggio. Al riguardo Heidegger dice &#8221; Il linguaggio è la casa dell’Essere&#8230;&#8230;&#8230;..Nella sua dimora abita l&#8217;uomo&#8221;.<br />
Il che c’induce a propendere, oggi nello studio letterario e nell&#8217;analisi testuali, a focalizzare l&#8217;attenzione al principio di storicità del testo, letto ed interpretato attraverso tutte le sue variabili da quello ideologico-culturali a quelle linguistico-formali.</p>
<p>L&#8217;universo letterario, oggi, si presenta come momento fondante per i processi di formazione e di conoscenza  per l&#8217;uomo contemporaneo con significative implicanze anche nell&#8217;ambito didattico.</p>
<p>Si afferma sempre più precipuamente, nell&#8217;ambito dello studio della critica letteraria ed in ispecie nell&#8217;analisi testuale, l&#8217;idea di voler interpretare l&#8217;opera letteraria nella complessità di tutte quante le componenti storico-ideologiche riferibili all&#8217;Essere e semantizzate col linguaggio all&#8217;esistente psicologico, antropologico-sociale vissuto dall&#8217;uomo.</p>
<p>I teorici dell&#8217;ermeneutica  concordano che tutte le attività espressive ed in primis, quelle concernenti  il mondo letterario, corrispondono a sistemi etici e sociali mutabili nel tempo, ma nel contempo ribadiscono il concetto di un continuum, che nella sfera letteraria lega il passato  al presente.</p>
<p>Infatti, nell&#8217;impostazione critica contemporanea non si nega, anzi si stigmatizza il dialogo col passato e si tende a rinvenire nel testo letterario la presenza di modelli culturali ed epistemologici nonché di archetipi o di specifici canoni; ma tutti questi aspetti extratestuali vengono rivisitati nel fenomenico storico.</p>
<p>Invero l&#8217;opera letteraria, in quanto polisemica, deve essere letta sul piano sincronico e diacronico. Ma  quale deve essere, allora, l&#8217;approccio del lettore nei confronti del testo letterario? Come comprendere dell&#8217;opera letteraria il suo polisenso di universalità e di contemporaneità?</p>
<p>Illuminante al riguardo ci pare l&#8217;ammonimento di R. Barthes &#8220;interrogare il testo in forma polisemica evitando l&#8217;arroccamento a schemi rigidi e leggere nel testo interlivellazioni di elementi segnico-formali e componenti storico-ideologiche&#8221;.</p>
<p>Si perviene, pertanto, alla  convinzione che  nell&#8217;età odierna il testo letterario non è più statico e determinato in canoni prefissati, ma in movimento e che, in quanto tale, continua sempre ad acquistare possibilità segniche e conseguenti variabili interpretative.</p>
<p>Se, in effetti, consideriamo lo spazio cinetico del testo letterario, non intendiamo privilegiare il fluire della storicità, in cui il medesimo è immerso, ma  cerchiamo di comprendere la  globalità delle vicende umane vissute dall&#8217;uomo e che hanno il  loro paradigma nel passato.</p>
<p>Ed è proprio per questa ragione che la lettura di un testo, previi tutti gli accorgimenti metodologici proposti dai teorici della critica letteraria e della linguistica, non può preterire dalla complicità del lettore, che scopre nello scritto d&#8217;autore, anche attraverso diversificazione di codici linguistici, trame della sua esistenza.</p>
<p>Autore-testo-lettore nella moderna concezione sono un sinolo per una corretta impostazione ermeneutica.</p>
<p>Questo principio trova la sua applicazione nel progetto educativo dello studio della Letteratura Italiana nell&#8217;età odierna negli istituti di istruzione secondaria e nelle università.</p>
<p>La &#8220;centralità&#8221; del testo letterario, infatti, oltre a tradursi nell&#8217;acquisizione di una competenza culturale polisemica, profondamente avvertita dalla generazione presente, sottende  un&#8217;armonica interazione tra autore e lettore.</p>
<p>Il che ha senz&#8217;altro positive ricadute sulla formazione integrale di chi, appressandosi allo studio della letteratura, non soltanto legge il testo, ma lo interpreta, rivivendolo dal suo interno.</p>
<p>Nella strategia interpretativa, ai nostri tempi, si tende a far prevalere il concetto della soggettività del giudizio di valore e dell&#8217;autonomia dell’interpretazione critica, ma al contempo si propugna un corretto ed aggiornato metodo filologico.</p>
<p>Non si può, infatti, negligere la grande importanza che la filologia ha avuto e continua ad avere nella storia dei secoli ed in particolare per la critica testuale, nella quale si appunta massimamente l&#8217;attenzione allo&#8221;studio della parola&#8221;.</p>
<p>Della filologia nell&#8217;età contemporanea si tende ad escludere la corrente positivista, che si è sviluppata nei primi decenni del Novecento, e la cui utilità è stata quella di fornirci una congerie di dati senza pervenire ad  alcuna forma di ermeneutica.<br />
La scuola  filologica positivista appare parziale in quanto mancante della sua parte essenziale, cioè dell’ interpretazione critica e del giudizio estetico.</p>
<p>E proprio contro la corrente filologica positivista polemizza in modo sferzante il Croce, che per l&#8217;appunto reputa i rappresentanti di tale indirizzo metodologico di studio, &#8220;simili a muli che portano nel dorso un carico pesante senza avere la capacità di distinguere se il loro carico è costruito da oggetti preziosi oppure da materiale grezzo, insignificante, privo di valore&#8221;.</p>
<p>Invero il Croce non intendeva rinnegare tutta la filologia, non certamente la &#8220;filologia della parola&#8221;, ma soltanto quella parte di essa, che escludeva dall&#8217;opera d&#8217;arte il giudizio ermeneutico-estetico.</p>
<p>Nell&#8217;età contemporanea si tende ad un theorein omnicomprensivo dell&#8217;opera d&#8217;arte, dove filologia e filosofia sono complementari e la stessa &#8220;filologia della parola&#8221; si raccorda alla storicità in senso sincronico e diacronico.</p>
<p>Illuminante ci appare al riguardo il giudizio di G. Pasquali, che in (Storia della  tradizione e della critica del testo-Le Monnier -1962) dice: &#8220;In primo luogo sono convinto che almeno nella scienza dello spirito non esistano discipline severamente delimitate, &#8220;scomparti&#8221; scomposti, ma soltanto problemi, che devono essere desunti delle varie discipline&#8221;.<br />
Le parole dell&#8217;illustre filologo c’inducono a riflettere sul concetto di polisemia culturale,   sui processi intertestuali, metatestuali ed extratestuali nonché sulla dinamica linguistica, componenti tutte queste, che materiano ogni testo letterario.</p>
<p>Tutte le scienze dello spirito sono compresenti nell&#8217;opera letteraria dalla storia alla filosofia alla comunicazione verbale.<br />
E, pertanto, deve essere peculiare compito del lettore-critico quello di individuare tutti gli aspetti dell&#8217;opera letteraria, come ammonisce Husserl &#8221; in un’ unità strutturale, ma non dogmatica&#8221;La finalità, che ai tempi odierni si propone lo studioso della Letteratura  protende, come opina Barberi Squarotti: &#8220;nel riconoscimento parallelo e diverso che storia e letteratura compiono nella loro indagine, con i loro specifici strumenti di sondaggio e di illuminazione dei fenomeni umani&#8221;.</p>
<p>Soffermandoci sulle ultime parole citate espresse da Barberi Squarotti  &#8220;specifici strumenti di sondaggio e di illuminazione dei fenomeni umani&#8221; non possiamo non riportarci alla funzione del linguaggio e della parola intelle                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            gibili nella loro relazione col mondo antropologico-sociale e/o colla soggettività espressa dall&#8217;autore a manifestazione del proprio io individuale nei confronti della natura e della storia.<br />
Gli studi recenti ci offrono strumenti metodologici per un&#8217;indagine critica che simultaneamente interagisce tra &#8220;scienza della linguistica&#8221; e &#8220;teoria dell&#8217;ermeneutica&#8221;<br />
Necessita, invero, interrogare il testo letterario, ma è fondamentale non tradire mai la parola dell&#8217;autore; il che equivale a tradire la vita stessa del pensiero e tutti quanti i moti dell&#8217;anima e del sentimento semantazzati nella pagina scritta.<br />
Il problema  nell&#8217;età dell&#8217;Umanesimo era stato chiaramente compreso da  L.Valla, che nelle Elegantiae, dice: &#8220;Solo la conoscenza della parola, solo lo studio filologico e storico può restituire l&#8217;intima vita di ogni forma di pensiero colto nella sua prima formazione, seguito nei suoi  diversi svolgimenti sino agli esiti più vicini.&#8221;<br />
Il giudizio espresso dal Valla ci sorprende per la sua attualità e ci spinge a meditare sull’importanza, che la parola ha sempre avuto nell&#8217;evolversi dei secoli e il &#8220;suo farsi&#8221;  attraverso la realtà fenomenica e la storia.<br />
Ci stiamo sempre maggiormente interessando al problema del linguaggio e della parola ed, andando indietro nel tempo, non possiamo non ricordare  le teorie esposte al riguardo da Platone.<br />
Platone nel Cratilo, affrontando il problema del linguaggio, come afferma N. Abbagnano- (Storia della filosofia-editio miaor-Utet-1948 a pag.83) &#8220;non ritiene che il linguaggio sia prodotto di convenzioni e che i nomi siano imposti ad arbitrio. Come ogni strumento deve essere adatto allo scopo per il quale è costruito, così il linguaggio deve essere idoneo a farci discernere la natura delle cose. Non c&#8217;è dunque dubbio dunque che ogni nome deve avere una certa giustezza cioè deve imitare ed esprimere a mezzo di lettere e sillabe, la natura delle cose significate&#8221;.</p>
<p>Il Cratilo, infatti, tratta principalmente del rapporto tra le parole e le cose. Interlocutori sono Cratilo, primo maestro di Platone, che vede questo rapporto nella natura colle cose, mentre il parmideo Ermogene lo postula in una convenzione. Per Platone, che parla per la voce di Socrate, l&#8217;attribuzione del nome è parte del parlare e del giudizio, che diamo alla cose (Cratilo 388 c5) &#8220;Insomma l&#8217;attribuire un nome è parte del parlare. Chi parla, esprime giudizi e ragionamenti, non v&#8217;è dubbio alcuno attribuendo un nome alle cose&#8221;.</p>
<p>Sul concetto del linguaggio come strumento conoscitivo e pragmatico Platone insiste  ibidem 388c quando dice &#8220;Il nome è un particolare strumento, suscettivo di fornire indicazioni; uno strumento suscettivo di far distinto quanto si contiene nelle varie idee, come la spola fa distinto il tessuto&#8221;.</p>
<p>Platone, invero, anche discutendo del linguaggio, non può fare a meno di ricorrere alla teoria delle idee.Si tratta insomma di sostituire alla convenienza che diremo onomatopeica, una convenienza puramente ideale della cosa con la sua oggettività, nel senso che il giudizio significato, dalla parola corrisponda il più esattamente possibile al contenuto dell&#8217;idea&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. (Platone- I Dialoghi- a cura di E. Turolla- Rizzoli editore-1953-pag.535).</p>
<p>Platone, confutando la tesi di Cratilo, per bocca di Socrate dimostra, che se la filosofia è scienza delle ragioni supreme, il filosofo non si limiterà ad indagare la parola per ottenere una serie di radici, in quanto fine ultimo del filosofo è quello di pervenire attraverso il linguaggio a cogliere il valore ultimo degli enti nella loro oggettività.</p>
<p>Ad esemplificazione di quanto abbiamo detto leggiamo il seguente brano dell&#8217;opera platonica &#8211; 435 a<br />
Socrate- E io emetto in tal  caso un suono e adopero un segno che non ha rapporto di simiglianza con ciò che la mia mente si propone, dato che il suono l (lamda) è dissimile da quella durezza a cui accenni. Se così stanno le cose, è avvenuto che hai finito per abituarti alla cosa, e  la corrispondenza del nome si risolve per te in convenzione, dato che lettere aventi rapporto di simiglianza e lettere che questo rapporto non hanno, vengono ad assumere l&#8217;ufficio di segni manifestanti, una volta che intervenga l&#8217;abitudine e la convenzione. E pur nell&#8217;ipotesi che l&#8217;abitudine non abbia nulla da vedere con la convenzione, non sarebbe certo procedimento esatto affermare che simiglianza sola è suscettiva di manifestazione; bensì suscettiva ne è di più l&#8217;abitudine. Abitudine, infatti, per naturale conseguenza, manifesta per mezzo della simiglianza e della dissimiglianza.</p>
<p>[1]Cratilo&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Socrate- Dal momento che su questo punto siamo d&#8217;accordo, o Cratilo (metto il tuo silenzio in conto di un consenso) ne deriva ineluttabile ragione, che convenzione e abitudine concorrano insieme a manifestare ciò che esprimiamo rivolgendone il pensiero alla mente. In realtà, mio veramente ottimo amico, se ti metti a considerare i numeri, dove credi di trovar nomi da riferire a ciascun numero, adatti a esprimer una similitudine, se non ti decidi a lasciare un pò andare le tue conclusioni e non acconsenti che la convenzione abbia una certa importanza sulla retta corrispondenza delle parole? A me persuade assai questa teoria d&#8217;una similitudine, per quanto possibile, delle parole con gli oggetti. (traduzione di E. Turolla- op. cit. pp.605-606).<br />
E&#8217; particolarmente significativo che nel brano che abbiamo appena riportato Cratilo risponde a Socrate con il silenzio. I punti di interpunzione riportati sono emblematici di un silenzio colmo di meditazione, in cui s&#8217;invera la &#8220;giustezza di un&#8217;idea &#8221; A me persuade assai questa teoria d&#8217;una similitudine, per quanto possibile, delle parole con gli oggetti&#8221;. Si comprende chiaramente come anche nel problema del linguaggio prenda sostanza il concetto della mimesi platonica rinvenibile anche nella teoria del Bello Ideale, come si deduce da un brano del Fedro, che riportiamo:<br />
Bisogna che l&#8217;uomo sia capace di assurgere a quella che si chiama un&#8217;idea, andando da una molteplicità di sensazioni ad un’unità raggiunta col pensiero. Questo è un ricordarsi degli enti che un tempo l&#8217;anima nostra ha contemplato, tenendo dietro a un dio, guardando dall&#8217;alto le cose che ora diciamo essere, levando il capo verso ciò che veramente è. (Platone Fedro, 249 e)<br />
Non vi è dubbio che sia il concetto  del linguaggio come pure  la teoria del Bello germinano da una medesima matrice speculativa riferibile alla mimesi ed al mito della conoscenza (per Platone gnoskein esti mneumenein)<br />
E seppure, come è noto, Platone non attribuisce un giudizio del tutto positivo all&#8217;arte, in quanto vede quest&#8217;ultima come figlia della natura e, pertanto ancora più distante dal mondo delle idee, riflesse nella natura e nel pensiero proprio del filosofo, come si desume da un locus immediatamente susseguente al brano succitato:<br />
&#8220;E&#8217; dunque giusto che solo il pensiero del filosofo sia alato, poiché, per quanto gli è possibile  si rivolge di continuo a quegli oggetti per cui contemplazione anche un dio è divino. Servendosi rettamente di tali ricordi, un uomo sempre iniziato a perfetti misteri diventa perfetto&#8221;.<br />
Non v&#8217;è dubbio che le teorie platoniche sia quelle concernenti la funzione del linguaggio che quelle del Bello Ideale assumono un valore categoriale ed una valenza estetica nel tempo ed attraverso il tempo.<br />
Il presupposto della mimesi  nell&#8217;arte è anche in Aristotele. Questo è il solo punto in cui lo stagirita si avvicina alla filosofia del suo maestro Platone, da cui, però, nell’evoluzione del suo pensiero, si distacca anche in virtù della mutata concezione gnoseologica.<br />
Per  Aristotele, infatti, il mondo sensibile, che l&#8217;arte imita, non è semplice apparenza (copia imperfetta delle idee), ma realtà, che viene concepita come sinolo di materia e forma.<br />
Ne consegue che il carattere imitativo dell&#8217;arte non viene relegato soltanto nella sfera del mito o talora  nell’illusorietà di una parvenza, ma assume una connotazione al contempo conoscitiva  ed etica.<br />
Aristotele, inoltre, conferisce all&#8217;arte un  valore educativo ed una funzione catartica.<br />
Riguardo ai modi dell&#8217;imitazione, dando origine ai canoni letterari della tragedia e della commedia,   Aristotele dice che ci si può volgere nei modi dell&#8217;arte o narrativamente  o drammaticamente.<br />
L&#8217;attenzione di Aristotele nella Poetica, come possiamo leggere nella parte, che ci è pervenuta, s&#8217;incentra sulla tragedia definita &#8220;un&#8217;azione seria e compiuta in se stessa, che abbia un linguaggio ornato in proposizioni diverse a secondo delle diverse parti, si svolga in mezzo a personaggi, che agiscano nella scena, e non che narrino, e infine produca, mediante casi di pietà o di terrore, la purificazione da tali passioni&#8221;.<br />
Oggetto della tragedia per il filosofo, che precorre una problematica. destinata a perdurare nel tempo, non é il vero, ma il verosimile, che ritiene possa verificarsi &#8220;secondo simiglianza e necessità&#8221;.<br />
La storia, invero, narra i fatti, e quindi il particolare, mentre la poesia, sempre secondo il principio aristotelico, e, massimamente quella presente nella tragedia, esprime l&#8217;universale.<br />
Grande importanza il filosofo attribuisce anche alla musica, che congiuntamente alla poesia, è un potente mezzo di educazione e porta alla sollevazione dell&#8217;animo in alto ed alla sua purificazione (catarsi).<br />
Ma adesso, dopo le nostre generiche enunciazioni è opportuno, per meglio chiarirci le idee, di far parlare direttamente l&#8217;autore della Poetica, che nella sua opera (I, 4 e 9) ci riferisce:<br />
L&#8217;epopea e la tragedia, come pure la commedia e la poesia ditirambica, e gran parte dell&#8217;auletica e della citaristica, tutte quante considerate da un unico punto di vista, sono mimesi (o arti di imitazione) [2] Ma differiscono tra loro per tre aspetti e cioè in quanto imitano con mezzi diversi, o imitano cose diverse, o imitano in maniera diversa e non allo stesso modo&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Due sembrano essere, in generale, le cause che hanno dato origine alla poesia e tutte e due sono proprie della natura umana. La prima causa è questa. L&#8217;imitare è un istinto di natura comune a tutti gli uomini fin dalla fanciullezza; ed è anzi uno dei caratteri onde l&#8217;uomo si differenzia da tutti gli altri esseri viventi in quanto egli è di tutti gli esseri viventi il più incline all&#8217;imitazione [3]&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;la seconda causa è questa. Essendo naturale in noi non pur la tendenza a imitare &#8220;mediante il linguaggio&#8221; l&#8217;armonia e il ritmo.-i metri che sono si sa bene che sono varietà del ritmo, -così è avvenuto che coloro i quali fin da principio avevano per queste cose, più degli altri, una loro disposizione naturale, procedendo. poi, con una serie di lenti e graduali perfezionamenti, dettero origine alla poesia, la quale appunto si svolse e perfezionò da rozze improvvisazioni.[4]<br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Ufficio del poeta non è descriver cose realmente accadute, bensì quali possono [in date condizioni] accadere: cioè cose le quali siano possibili secondo le leggi della verisimiglianza o della necessità.Infatti lo storico e il poeta non differiscono perché l&#8217;uno scriva in versi e l&#8217;altro in prosa&#8230;..la vera differenza é questa, che lo storico descrive fatti realmente accaduti, il poeta fatti che possono accadere, Perciò la poesia è qualcosa di più filosofico e di più elevato della storia; la poesia tende piuttosto a rappresentare l&#8217;universale, la storia il particolare.[5]</p>
<p>Dopo aver letto le  parole del filosofo, che ci inducono a riflettere sull&#8217;universalità dell&#8217;opera d&#8217;arte, siamo convinti, facendo nostro il giudizio critico del Gadamer che &#8220;in virtù di tale universalità l&#8217;arte per Aristotele, non si traduce in un semplice gioco formale, ma tende a configurarsi come una rappresentazione dell&#8217;essenza delle cose, alla stregua di un&#8217;attività dotata di un&#8217;eminente funzione conoscitiva. Da ciò il suo ausilio a &#8220;comprendere l&#8217;uomo. (H. G. Gadamer- Verità e metodo-Bompiani-Milano 1983.p.147)<br />
E&#8217; da rivelare che l&#8217;insegnamento della dottrina platonica e di quella aristotelica perdura nel tempo sino all&#8217;età coeva anche con particolare riguardo alla classificazione dei generi letterari. Leggiamo nel testo di E. Raimondi e L.Bottoni- Teoria della letteratura a pag. 39 e 40-ed. mulino-1980-<br />
Di natura descrittiva, le moderne classificazioni dei generi letterari muovono dalle caratteristiche strutturali delle opere piuttosto che dai canoni prescrittive delle &#8220;poetiche&#8221; e questo consente l&#8217;integrarsi di due metodi: quello induttivo che prende atto di un sistema prevalente in una data epoca, quello deduttivo che verifica la loro esistenza avvalendosi di una teoria del discorso letterario.Si tratta dello schema tradizionale alla Poetica aristotelica e alla distinzione platonico-socratica fra presentazione diretta (diegesis), rappresentazione impersonale (mimesis) e stile misto in cui i personaggi e il poeta si alternano con i locutori. Ma, come è ormai acquisito, da un lato il concetto di stile ha per controparte il concetto di argomento, dall&#8217;altro Aristotele considera le categorie platoniche rilevanti solo per i modi dell&#8217;imitazione, non per i mezzi e gli oggetti, che essa  trasceglie. La cornice concettuale può divenire quindi policentrica esaminando come il potere evocativo del discorso si generi e si disponga tra i due poli della presentazione autorale tematica (diegesis) ed il polo della rappresentazione drammatica intersoggettiva (mimesis).<br />
Gli esiti critici enunciati ci appaiono di peculiare interesse per poter intessere anche nella lettura dei testi moderni un dialogo con gli antichi filosofi e per poter individuare gli aspetti normanti  delle loro teorie oggi rivisitate in forma complementare.<br />
Ai tempi odierni si tende anche a superare quella netta distinzione tra platonismo ed aristotelismo codificato da generiche formule contenute nei manuali scolastici. E se è pur vero che l&#8217;opera dantesca è sostanziata dalla filosofia tomistico-aristotelica, mentre quella petrarchesca è permeata dall&#8217;influsso platonico-agostiniano, è tuttavia possibile rinvenire nell&#8217;uno e nell&#8217;altro autore la compresenza di componenti segniche e modi ideativi comuni, sia pure con differenziazioni di inventività poetica  e di resa estetica.<br />
Al fine di esemplificare questo enunciato cerchiamo di intertestualizzare alcuni versi dalla Commedia di Dante con altri desunti da Chiare, fresche, dolci acque del Petrarca.<br />
Petrarca -da &#8220;Rerum vulgaria fragmenta Chiare, fresche, dolci acque w.40-52<br />
Da&#8217; bei rami scendea,<br />
dolce nella memoria<br />
una pioggia di fior sorva  &#8216;l suo grembo<br />
ed ella si sedea<br />
umile in tanta gloria,<br />
converta già dell&#8217;amoroso nembo;<br />
qual fior cadea sul lembo,<br />
qual su le trecce bionde,<br />
ch&#8217;oro forbito e perle<br />
eran quel dì a vederle;<br />
qual si posava in terra e qual su l&#8217;onde,<br />
qual con vago errore<br />
girando parea dir &#8220;Qui regna amore&#8221;.</p>
<p>Dante -dalla&#8221; Commedia&#8221; &#8211; Purgatorio canto XXX vv.28-39.<br />
&#8230;..dentro una nuvola di fiori<br />
che da le mani angeliche saliva<br />
e ricadea in giù dentro e di fiori,<br />
sovra candido vel cinta d&#8217;uliva<br />
donna m&#8217;apparve, sotto verde manto<br />
vestita di color di fiamma viva.<br />
E lo spirto mio, che già cotanto<br />
tempo era stato ch&#8217;a la presenza<br />
non era di stupor, tremando, affranto,<br />
sanza de li occhi aver più conoscenza,<br />
per occulta virtù che da lei si mosse,<br />
d&#8217;antico amor sentì la gran potenza<br />
Entrambi i poeti raffigurano la propria donna attraverso una simbologia naturalistica, che diventa tutta psicologica ed interiore e che si traduce,come dice il Sapegno, a proposito della lirica petrarchesca in un mito fantastico che ha insieme il calore e la freschezza della realtà e la vaporosa idealità di una visione : la visione dell&#8217;amore.<br />
I due poeti, realizzando in forma di elevata poesia  il  principio della mimesi platonica, attraverso la natura sensibile tra tono narrativo e drammatico descrivono il librarsi dell&#8217;animo tra realtà e vaghezza del sogno. Realtà e sogno, infatti, stanno alla base dell&#8217;inventio  poetica di entrambi gli autori,che descrivono una storia del tutto interiore, che si materializza nella rappresentazione naturalistica e che diventa mito dell&#8217;anima attraverso la memoria. Ed in ciò i due poeti sembrano aver interpretato l&#8217;assunto platonico, ma in chiave del tutto personale e con diversificazioni di connotazioni ideologico-stilistiche. Alla pioggia di fior della lirica petrarchesca fa riscontro &#8230;&#8230;dentro una nuvola di fior del verso dantesco&#8230;&#8230;&#8230;ma in seguito gli stilemi linguistici petrarcheschi decifrano situazioni più legate al reale fenomenico ed alla fisicità della donna. La pioggia  di fior   è rappresentata sull&#8217;amoroso grembo, così pure il ricordo delle trecce bionde,ch&#8217;oro forbito e perle&#8230;&#8230;..ci riporta ad un forte senso della terrestrità.<br />
Come Dante anche Petrarca è alla ricerca dell&#8217;Amore, che rappresenta l&#8217;essenza stessa della vita. &#8220;Qui regna Amore&#8221; dice il poeta al v.52 della lirica e l&#8217;Amore sembra vivere alla maniera platonica nelle cose e colle cose. Per Dante,invece, l&#8217;amore è alla maniera aristotelica conoscenza &#8220;senza de li occhi aver più conoscenza,/ per occulta virtù che da lei si mosse&#8221;.<br />
Anche  i colores verborum, che configurano Beatrice, sono diversi &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;candido vel cinta &#8230;&#8230;&#8230;.sotto verde manto&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..color di fiamma viva &#8230;..e sono tutti riconducibili all&#8217;universo poetico-idealogico del poeta.<br />
Commentando questi versi Eugenio Chiarini in Lectura Scaligera -Le Monnier- 1967 arguisce acutamente a pp..114-115.<br />
&#8220;Beatrice compare in una nuvola di fiori, bianco velata, in manto verde, con veste rosso d&#8217;un rosso fuoco, fiammeggiante come sole mattutino : fulgidi colori delle sue virtù,che riassumono in icastico accordo le tinte dominanti della processione augusta&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; La gioia naturalistica e religiosa,degli occhi dinanzi al  prodigio verecondo del sole che nasce (Purgatorio XXX vv. 21-27- Io vidi già nel cominciar del giorno/ la parte oriental tutta rosata, e l&#8217;altro ciel di bel sereno adorno;/e la faccia del sol nascere ombrata,/sì che,per temperanza ai vapori,/ l&#8217;occhio la sostenea a lunga fiata;) dai vapori dell&#8217;alba,riemerge intatta nella memoria e si ricrea nella visione della sua donna che fu il primo sole………………………………….Una parusia dunque&#8230;&#8230;&#8230;che lo attira nel suo cerchio e lo emoziona dal profondo&#8221;.<br />
NOTE<br />
[1]  ibidem  in434 a Socrate che aveva affermato che  le parole non potrebbero mai assimilarsi a nulla, se non esistessero quei certi elementi che formano le parole appunto capaci appunto d&#8217;esprimere una certa simiglianza. E simiglianza ciò di cui i nomi sono con  ciò di cui i noni sono imitazione, le lettere appunto.<br />
[2] Il concetto di mimesi ricorda senz&#8217;altro il principio platonico, da cui però il filosofo si distaccherà in base anche alla sua diversa concezione filosofica.<br />
[3] In  questo passo comincia a delinearsi il concetto di mimesi artistica, in modo diversificato da quello platonico, e si determinano i modi letterari, che oggi noi chiamiamo generi letterari e di cui il  filosofo predilige il poema epico ed il dramma. Inoltre si afferma che la poesia si origina da una naturale predisposizione dell&#8217;uomo<br />
[4] Il filosofo anticipa alcune delle posizioni accreditate dagli studiosi coevi circa gli aspetti valoriali della fonologia linguistica e del livello sonoro- timbrico coessenziale  all&#8217;inventio poetica.<br />
[5] Aristotele, che aveva iniziato il suo discorso con un&#8217;intonazione platonica (la mimesi) ora se allontana per affermare,in coerenza con i suoi assunti filosofici, l&#8217;universalità dell&#8217;arte.</p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"><font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><strong>Cap. II</strong></font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em><strong>Dallo strutturalismo alla filosofia del linguaggio</strong></em></font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">&nbsp;</p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Lo strutturalismo assume diversi significati nei vari momenti storici e nelle varie discipline.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">E&#8217; un metodo di studio che si può applicare anche alle scienze esatte.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma, dovendo noi discutere sui modelli  di lettura e sull&#8217;analisi dei testi, ci limitiamo a trattare gli aspetti peculiari riferibili alla nostra sfera d’interesse.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Articolato si manifesta il discorso intorno ai metodi ed ai presupposti ideologici dello strutturalismo funzionali all&#8217;indagine del testo letterario.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nel testo letterario, infatti, oltre alle componenti psicologiche e filosofiche vengono analizzati tutti i processi, attraverso i quali questo  si realizza e si presenta al lettore.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Lo strutturalismo, inoltre, propone diverse  strategie interpretative:</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">a) semiologica: si volge alla decodificazione del sema e di tutti gli elementi linguistici interlivellari costitutivi del testo e coessenziali alla &#8220;struttura&#8221; dello scritto letterario. I modi interpretativi spesso si raccordano a schemi matematici.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">b) antropologica: si applica lo studio semiologico, ai fini di  individuare i fatti sociali intelligibili nell&#8217;ambito  storico-antropologico.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">In tal caso anche il linguaggio assume una forte valenza di &#8220;storicità&#8221; discorsiva e dialogica.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">c) psicologica: nello studio letterario si pone particolare alla psicanalisi.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">La struttura, in tal caso, è data &#8220;<em>dagli effetti che la combinazione pura e semplice del significante denota nella realtà, dove essa si produce&#8221;</em>. (J.Lacan-Ecrits-Paris-1966-pag.649).</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">d) filosofico: per quanto attiene alla speculazione filosofica, applicata allo strutturalismo, si distinguono tre momenti fondamentali nella storia del pensiero novecentesco:</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">1) il neokantismo, di cui uno dei maggiori esponenti è il Cassirer.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">2) l&#8217;ideologia  marxista, promossa da Althusser e  riproposta, nei modi dello strutturalismo linguistico antropologico-socalie, da Levi-Strauss.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">3) la filosofia probabilistica del &#8217;900: al bivio tra fenomenologia (Husserl)  ed  esistenzialismo (Heidegger).</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Iniziamo a trattare della corrente del neokantismo ricordando l&#8217;opera di E.Cassirer.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Cassirer, pur attingendo alla Critica della Ragion pura di Kant, lamenta in questa l&#8217;assenza di un&#8217;analisi critica del linguaggio. <em>&#8221; Nella critica della ragion pura sembra del tutto trascurato il problema del linguaggio umano. Com&#8217;è possibile si chiede (Herder) una critica della ragione che non divenga anche una critica del linguaggio?&#8221;</em>. (E. Cassirer- Lo strutturalismo nella linguistica moderna- trad.it. in &#8220;Nuova corrente&#8221;- Milano- pag.298).</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Per Cassiser, invero, il fondamento comune, che riunisce tutte le forme della cultura dall&#8217;arte  alla religione, è l&#8217;espressione simbolica.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il filosofo in &#8220;Filosofia delle forme simboliche&#8221; sostiene che, tutto quanto appartiene allo spirito,  si volge ad un&#8217;unica finalità: quella di trasformare il mondo passivo delle pure impressioni  nella pura espressione spirituale.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Cardine del suo sistema filosofico è il segno, non solo perché destinato alla comunicazione, ma anche perché realizza, formandolo e determinandolo, il mondo dell&#8217;espressione spirituale.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Così argomenta il Cassirer in &#8221; Filosofia delle forme simboliche&#8221; a pag.18.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>&#8221; Il contenuto dello spirito si compie soltanto nelle sue manifestazioni; la forma ideale è riconosciuta soltanto attraverso il concetto del sensibile, dal quale essa si serve per la sua espressione&#8221;.</em></font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Questo principio viene ribadito nella medesima opera a pag.289-290, nella quale il filosofo dice che &#8220;<em> una teoria della conoscenza dovrebbe essere una sorta di pianta del nostro &#8220;globus intellectualis&#8221;, ma questa pianta è ancora in gran parte incompiuta&#8230;&#8230;&#8230;.. Nella moderna teoria della conoscenza la linguistica è del tutto trascurata&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..un libro sulla logica della linguistica manca ancora&#8230;..&#8221;.</em></font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Non c&#8217;è dubbio che Humdoldt (1768-1853), che è vissuto anteriormente e che è considerato il creatore della moderna scienza, abbia influito sul pensiero del Cassirer.</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Analogie possiamo trovare tra i due autori, in particolare se ci ricordiamo gli ammaestramenti, che Humboldt  ci fornisce nei saggi letterari, ed in  ispecie nell&#8217;Arminio e Dorotea di Goethe (1798). </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">In quest&#8217;opera il pensatore enuclea il suo pensiero ed approda alla concezione di un processo evolutivo della forma umana, nella quale riconosce la forza spirituale e dalla quale dipendono tutte le manifestazioni dell&#8217;uomo nel mondo, ivi compreso il linguaggio. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il filosofo definisce grandi uomini quelli, nei quali si è affermato lo spirito dell&#8217;umanità, ed addita come  <em>exempla</em> Goethe ed il popolo dei Greci. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Connessa all&#8217;idea dell&#8217;umanità in Humboldt è il linguaggio, concepito come l&#8217;attività della forza dell&#8217;uomo <strong><em>(energheia).</em></strong> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Humboldt dice in &#8221; Scritti e frammenti di estetica-VI, I a pag. 86  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">&#8221; <em>Poiché non vi è nessuna forza dell&#8217;anima che non sia attiva, non c&#8217;è nulla di così profondo e nascosto che non si trasformi e riconosca in esso&#8221;</em> (con chiara allusione al linguaggio). </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Opina, inoltre, che la diversità del linguaggio avviene a seconda della sua organizzazione e del suo modo di esplicarsi in tempi diversi da popolo a popolo. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nel linguaggio, sempre secondo Humboldt, interagiscono fantasia e sentimento, che si diversificano nel tempo ed in seno ad uno specifico popolo, determinando diversità di caratteri individuali, che sono riflessi nella molteplicità dell&#8217;espressione linguistica. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il linguaggio, inoltre, per H. è &#8221; <em>un organismo che vive nella totalità e nella connessione delle sue parti&#8221;.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Possiamo notare, da quanto abbiamo detto, come già in H. s’intravedono le linee direttrici di molta parte delle teorie linguistiche tuttora vigenti. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Dopo questo primo breve <em>excursus </em>sulle posizioni neokantiane,  riguardanti la  teoria del linguaggio, ci pare opportuno occuparci della corrente marxista, che nel &#8217;900 ha prodotto molte opere non solo sullo studio della linguistica, ma anche sulle strategie ermeneutiche, finalizzate a dare una differente visione globale della vita, e, dalle quali deriva conseguentemente una diversificata lettura del testo letterario.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">La scuola di pensiero marxista, invero, si contrappone a quella idealista, in quanto intende, seguendo i precetti di Marx, l&#8217;arte come &#8220;sovrastruttura&#8221;, legata alle forme giuridiche, politiche, religiose ed articolate in modo che determino lo sviluppo delle condizioni di <em>&#8220;vita reale degli uomini reali&#8221;.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Secondo la prospettiva marxista si nega ogni forma di universalismo idealistico. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Vengono, altresì, condannate e respinte le teorie, che pretendono di attribuire alla letteratura carattere universale, in quanto  sono considerate prodotti della società borghese, classe politica dominante, che  elabora a suo consumo forme letterarie, atte a rinvigorire nell&#8217;animo dei lettori <em>&#8220;una falsa coscienza&#8221;</em>. (Adorno). </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Si assiste ad una rivoluzione del pensiero, che si estende anche nel campo epistemologico. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Al riguardo il Marchesi puntualizza (A.Marchesi- Il testo letterario- -Avviamento allo studio della critica letteraria- S.E.I.- Torino pp.467-68: </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">&#8220;<em> Il marxismo reagì, e reagisce ancora, esorcizzando lo spettro stutturalistico imputato di rappresentare l&#8217;ultima e più perfida reincarnazione ideologia del pensiero tecnocratico-borghese (con buona pace di quegli studiosi che vivono o lavorano in paesi ora ex-socialisti, o, addirittura si dichiarano marxisti).</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Il paradigma  delle accuse è interessante</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>1) Lo strutturalismo è astorico  perché  si fonda su archetipi, modelli, schemi che permangono invariati nel dinamismo individualizzante dei processi sociali e culturali.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>2) Lo strutturalismo non è dialettico perché antepone la sincronia alla diacronia, l&#8217;immutabile al variabile, l&#8217;astratto al concreto.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>3) Lo strutturalismo è una specie di idealismo mistificante perché  gli oggetti (ad esempio le opere artistiche) non sono che degli epifonemi di modelli preesistenti.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Teorico del marxismo è Althusser, che, però, di Marx ci offre una lettura del tutto nuova e producente nell&#8217;ambito epistemologico. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Althusser, infatti, sostiene che Marx avrebbe ad un certo punto operato una vera  e propria rottura epistemologica con le sue argomentazioni transitando dall&#8217;ideologia alla scienza. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Marx, però, ritiene A., non avrebbe compiuto un semplice &#8220;rovesciamento&#8221; della dialettica, ma una sua radicale trasformazione. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">E se per Hegel reale e razionale, essere e dovere essere coincidono, per Marx la totalità dell&#8217;Essere appare più articolata e complessa, se rapportata ad una forza dominante, che è l&#8217;economia. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Dal che si origina il binomio di struttura (nell&#8217;ambito politico, economico, sociale) e sovrastruttura, concernente il mondo dell&#8217;arte in genere. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Althusser intende superare quest&#8217;antitesi tra struttura e sovrastruttura e, preannunciando forme di pensiero, ancora oggi vive e fruibili nell&#8217;ambito ermeneutico, realizza il principio di una struttura globale, che, congiuntamente all&#8217;economia e alla politica, ingloba l&#8217;ideologia. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Così scrive in &#8221; Per Marx (1965): </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>&#8220;Dal 1845 Marx rompe radicalmente ogni teoria che fonda la storia e la politica su un&#8217;essenza dell&#8217;uomo. Questa rottura unica comporta tre aspetti teorici indissociabili:</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>1) formazione di una teoria della storia e della politica fondata su concetti radicalmente nuovi, cioè su concetti quali la formazione sociale, forze produttive, rapporti di produzione, sovrastrutture, determinazione in ultima istanza di opera dell&#8217;economia.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>2) critica radicale delle pretese tecniche di ogni umanesimo filosofico.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>3) definizione dell&#8217;umanesimo come ideologia.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Questa rivoluzione teorica totale ha, però, il diritto di rifiutare i concetti in quanto li sostituisce con concetti nuovi&#8230;..Così come quando Marx nella teoria della storia, sostituisce la vecchia coppia individui-essenza umana con concetti nuovi (come forza di produzione, rapporti di produzione ) in realtà propone al tempo stesso una nuova concezione della &#8220;filosofia&#8221;. Egli sostituisce agli antichi postulati(empirismo, idealismo del soggetto, emprismo-idealismo dell&#8217;essenza) che sono alla base non soltanto dell&#8217;idealismo, ma anche del materialismo pre-marxista, un materialismo dialettico-storico della prassi; vale a dire una teoria dei diversi livelli specifici della pratica umana (pratica economica, pratica politica, pratica ideologica, pratica scientifica) nelle loro articolazioni proprie, fondate nell&#8217;articolarsi specifico dell&#8217;unità della società umana. Diciamo in due parole che al concetto &#8220;ideologico&#8221; ed &#8220;universale&#8221; della &#8220;pratica&#8221; feuberchiana Marx, sostituisce delle differenze specifiche, che permettono di situare ogni pratica particolare nelle differenze specifiche della struttura sociale&#8221;</em>. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Abbiamo riportato questo testo di A. perché riteniamo che, proprio da questa lettura, possiamo comprendere la nuova interpretazione del marxismo. Althusser, infatti, si oppone  alla tradizione del marxismo imperante, rifiutando il principio di un&#8217;analisi esclusivamente empirica anche nell’esegesi del testo letterario, che, secondo l&#8217;autore deve tradurre in parole questa nuova concezione della vita e del mondo. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">   <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ne consegue che, pur basandosi con accurata forma di filologia di pensiero, alle congetture di Marx, A. sostituisce all&#8217;analisi empirica quella razionale includente anche l&#8217;ideologia. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il che ha senz&#8217;altro una valenza assai forte anche nell&#8217;approccio   ermeneutico ai testi letterari. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Donde nasce l&#8217;originalità tutta propria del suo pensiero, che esclude per sua stessa esplicita dichiarazione, ogni contatto con lo strutturalismo. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">In &#8221; L.Althusser e E.Balibar- Leggere il capitale- trad. it.- Milano 1968” , a pag.68, l&#8217;autore dice:  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">["<em>Nonostante  le preoccupazioni prese per distinguerci dalla "ideologia strutturalista", nonostante il decisivo intervento di categorie esterne allo "strutturalismo"  la terminologia che abbiamo impiegato era da diversi punti di vista troppo vicina allo "strutturalismo" per non dar luogo ad equivoco. E' accaduto che, escluse eccezioni, la nostra interpretazione di Marx è stata generalmente ascoltata e giudicata in omaggio alla moda attuale, come"strutturalista". Pensiamo che la profonda tendenza dei nostri testi, non si riallacci, nonostante gli equivoci terminologici, all'ideologia "strutturalista".</em>] </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Althusser intende rivendicare l&#8217;originalità del suo pensiero, che non si imparenta colla moda dello strutturalismo, ma che si basa su  teoresi e processi gnoseologici innovativi. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Parimenti Levi-Strauss, anche se è chiamato il padre dello strutturalismo, in un primo momento sembra vicino alle tesi di Althusser, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;analisi di tipo razionale. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nell&#8217;opera  &#8220;Tristi Tropici&#8221; (1955) Levi-Strauss rivela uno specifico interesse per l&#8217;antropologia.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Contrapponendosi all&#8217;opera di Durkein e all&#8217;ipotesi, accreditata dagli etnologi del tempo, che affermavano che il totemismo fosse la chiave d&#8217;interpretazione dei raggruppamenti umani, sostiene la tesi del primato dell&#8217;intelletto sul sociale. Il che lo conduce a conclusioni tuttora accreditate dai teorici della filosofia e dell&#8217;ermeneutica letteraria.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">L&#8217;autore, inoltre, applica i modi del suo discernimento filosofico anche al problema del linguaggio, come possiamo desumere dal brano che si riproduce: </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">&#8220;<em>Il principio fondamentale è che il concetto di struttura sociale non si riferisce alla realtà empirica </em><strong>(</strong>posizione vicina ad Althusser),<em> ma ai modelli costruiti in base ad essa. Risulta quindi chiara la differenza tra due concetti tanto vicini da essere spesso confusi, quelli cioè di struttura sociale  e relazioni sociali.  Le relazioni sociali sono la materia prima per la costruzione dei modelli che rendono manifesta la struttura sociale.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Si tratta allora di sapere in che cosa consistano quei modelli che sono l&#8217;oggetto peculiare dell&#8217;analisi strutturale. Il problema non è etnologico, ma epistemologico</em>&#8220;. ( Levi-Strauss- Antropologia culturale pp.311-313). </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>&#8220;Il problema non è etnologico, ma epistemologico&#8221; </em>; questa frase rappresenta il nucleo fondante del pensiero di Levi-Strauss, dal quale germinerà il principio, secondo il quale possiamo comprendere l&#8217;insieme delle regole di relazione e di combinazione, operate da un gruppo ed anche le possibili varianti trasformazioni o variabili sul piano antropologico e su quello della comunicazione linguistica. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ulteriori sviluppi del pensiero di Levi-Strauss ci pongono a riflettere sulle costanti strutturali dell&#8217;umanità  connotanti l&#8217;antropologia  come una scienza universale,  definita dall&#8217;autore &#8220;<em>capace di cogliere ciò che sta alla base di tutte attività, ivi  inclusa la forma di linguaggio&#8221;.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Analizzando il pensiero di Leivi-Strauss, Ricoeur chiama il nostro <strong><em>&#8220;Kant dell&#8217;antropologia&#8221;</em></strong>, ma poi aggiunge &#8220;<strong><em>senza oggetto trascendentale&#8221;</em></strong>. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">E Ricoeur, a dimostrazione della sua tesi, chiarisce  che  Levi-Strauss  ha sostituito all&#8217;<strong><em>io penso </em></strong>di Kant un <strong><em>io inconscio, </em></strong>che sta alla base di tutti i processi gnoseologici e linguistico-comunicazionali. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ci sembra alquanto  concludente questa posizione di Ricoeur, anche perché, con il ricorso all&#8217;<strong><em>io inconscio,</em></strong> ci permette di adire ad altre forme dello strutturalismo oscillante tra<strong><em> psicanalisi</em></strong> ed <strong><em>esistenzialismo.</em></strong>  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ci riferiamo in particolare a Lacan e Foucault. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Alla base del pensiero di Lacan(1901-1981) vive l&#8217;esigenza di un ritorno a Freud. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">   <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Lacan rivisita il pensiero di Freud e ne coglie la lezione, indagando nei meandri  dell’essente, &#8220;lo spirito autentico&#8221; dell&#8217;uomo contemporaneo  e la &#8220;complessità&#8221; del suo pensiero. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Fondamentale è in Lacan la teoria, espressa negli Scritti (1966), e, che viene individuata come interpretazione linguistica dell&#8217; Es. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il punto di partenza del pensiero di Lacan è costituito dalla negazione del principio  della filosofia tradizionale, secondo la quale la centralità dell&#8217;uomo risiede nella coscienza o nel <em>cogito</em>. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Lacan, a questa concezione ne oppone un&#8217;altra, che contempla due momenti dell&#8217;Essere che interagiscono: L&#8217;Inconscio e l&#8217;Altro. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">L&#8217;Altro, nell&#8217;accezione di Lacan, è costituito dal linguaggio. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">All&#8217;interno del pensiero di Lacan si collocano alcune delle tesi più significative presenti nell&#8217;odierna lezione tradita dallo strutturalismo. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Una teoria molto seguita di Lacan, in particolare negli anni sessanta, è quella dello Spaltung (ossia della divisione tra psichismo ed inconscio e dell&#8217;esistenzialità dell&#8217;uomo in bilico tra desiderio e mancanza). </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma per meglio comprendere Lacan ci affidiamo alle sue parole: </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">&#8220;<em>I contenuti dell&#8217;inconscio nella loro deludente ambiguità non offrono nessuna realtà più consistente, nel soggetto che l&#8217;immediato&#8230;&#8230;&#8230;.Si tratta qui di quell&#8217;Essere che appare solo per il lampo di un istante, nel vuoto del verbo essere, e ho detto che pone la sua questione per il soggetto. Che vuol dire?&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Ciò che pensa così al mio posto è un altro io?&#8230;&#8230;&#8230;..</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>La sua presenza non può essere compresa che a un grado, secondo dell&#8217;alterità, che già lo situa in posizione di mediazione in rapporto al mio sdoppiamento da me stesso come da un simile.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Se ho già detto che l&#8217;inconscio è il discorso dell&#8217;altro con l&#8217;A maiuscola, è per indicare l&#8217;aldilà in cui il riconoscimento del desiderio si lega al desiderio di riconoscimento.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>In altri termini questo altro è l&#8217; Altro che è invocato e persino nella mia menzogna come garante della verità in cui sussiste.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Nel che si osserva che è con l&#8217;apparizione del linguaggio che emerge la dimensione della verità&#8221;. </em>( Lacan- Scritti, pp.511 sgg.). </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">La lettura di questo brano ci fa comprendere come in questo scritto siano presenti componenti della cultura e dell&#8217;estetica letteraria rinvenibili nel testo poetico e/o narrativo del &#8217;900. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Si profila, inoltre, il connubio tra il linguaggio e l&#8217;<em>existere </em>dell&#8217;uomo di tipo heideggeriano </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ne è <em>exemplum</em> l&#8217;opera di Foucault, che indaga col suo pensiero su strutture, che operino nella temporalità della storia. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">L&#8217;attenzione di Foucault è volta all&#8217;epistemologia, come possiamo osservare dalla lettura della sua opera &#8220;Le parole e le cose- Un&#8217;archeologia delle scienze umane” (1966), nella quale si propone di illustrare gli  epistemi, che hanno influenzato la storia europea dal &#8217;500 sino ai nostri giorni. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Tre sono gli epistemi indicati da Foucault e si riferiscono </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">a) all&#8217;età rinascimentale </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">b)a quella classica (che secondo F. va da Cartesio alla fine del sec. XVIII) </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">c) a quella moderna. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">L&#8217;interesse di F. si svolge particolarmente all&#8217;età moderna, nella quale, secondo il filosofo, c&#8217;è l&#8217;avvento della &#8220;nascita&#8221; dell&#8217;uomo.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Questa definizione deve essere intesa nell&#8217;ottica epistemologica e, riferibile al fatto che in precedenza non esisteva la figura moderna dell&#8217;uomo, concepito come oggetto-soggetto di scienza. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma da questo presupposto si origina il paradosso. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nel momento stesso in cui l&#8217;uomo nasce muore. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nell&#8217;età contemporanea, infatti, l&#8217;essere umano diventa oggetto di scienza autentica di tipo strutturalistico  e quindi cessa di essere soggetto. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">In tal senso Foucault intende criticare quelle, che chiama contro-scienze (psicanalisi, etnologia, linguistica).  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Appare evidente a questo punto il distacco dal pensiero di Lacan. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Dal psicologismo di Lacan ora F. sposta la sua attenzione verso l&#8217;esistenzialismo.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma qual è per Foucault l&#8217;emblema che rivela questo <em>existere </em>dell&#8217;uomo contemporaneo? </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Lo studioso lo individua nel linguaggio. In &#8220;Le parole e le cose&#8221;, a pag.413, ci dice : </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>&#8220;Il problema non è dunque l&#8217;uomo che potrebbe essere cancellato come sull&#8217;orlo del mare un volto di sabbia, ma piuttosto l&#8217;esigenza di ritrovare quell&#8217;unità del linguaggio e quindi della rappresentazione dell&#8217;Essere, che l&#8217;uomo stesso frantumerà&#8221;.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Troviamo in questo brano molti punti di contatto con l&#8217;opera di Blanchot. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Non c&#8217;è dubbio che nell&#8217;opera di F. confluiscono molte suggestioni, anche della poesia ed in particolare di quella simbolistica,  correlate ai presupposti della filosofia probabilistica del &#8217;900. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">In proposito è  illuminante l&#8217;affermazione di Foucault: &#8220;<em>chi parla non è</em> <em>l&#8217;individuo, ma la parola stessa&#8221;</em>. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ad esemplificazione delle nostre enunciazioni riportiamo un brano tratto ancora  da &#8220;Le parole e le cose&#8221;- pp.407-409 </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>&#8220;L&#8217; analisi linguistica  è più una percezione che una spiegazione; è in altre parole costitutiva del suo stesso soggetto. Inoltre, ecco che attraverso quest&#8217;emergere della struttura ( in quanto rapporto invariante in un insieme di elementi) il rapporto tra scienze umane e matematica  viene di nuovo a schiudersi secondo una dimensione interamente nuova&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>L&#8217;importanza della linguistica e della sua applicazione alla coscienza dell&#8217;uomo fa riapparire, nella sua insistenza enigmatica, il problema dell&#8217;essere nel linguaggio, il quale è legato, come abbiamo visto, al problema della cultura&#8230;&#8230;..Attraverso un cammino assai lungo e imprevisto, siamo ricondotti nel posto indicato da Nietszche e da Mallarmè, allorché il primo aveva chiesto: &#8220;Chi parla?&#8221; e l&#8217;altro aveva veduto scintillare la risposta nella Parola stessa&#8221;&#8230;&#8230;.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Le posizioni di Lacan e Foucault influenzano in uno primo momento le tesi di Deridda ,(n. nel 1930) che opera, però, uno stacco ancora più radicale dallo strutturalismo. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">D. polemizza anzi con Foucault, a proposito delle griglie, che ritiene fuorvianti e banalizzanti l&#8217;autenticità del discorso dell&#8217;Essere e reputa l&#8217;opera di Foucault come quella di Lacan, fondata su una ricerca viziata, costretta a fallire. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Primum movens del progetto filosofico di Deridda è l&#8217;idea di una &#8220;decostruzione&#8221; della metafisica della &#8220;presenza&#8221;,  propria della tradizione filosofica occidentale. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Sulle orme del pensiero heideggeriano, e, contrapponendosi alla metafisica europea ed allo strutturalismo, che hanno dato l&#8217;avvio al logocentrismo e fonocentrismo, D. sostiene che l&#8217;Essere è differenza e che, come tale, non è &#8220;presentificabile&#8221; nel linguaggio. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Dell&#8217; essere, inteso come una sorta di Assenza, secondo il pensatore, non si può dare attraverso la parole delle rappresentazioni, ma tracce. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Alla voce &#8220;presenza&#8221; Deridda sostituisce la scrittura (assenza). </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">In tal modo sostituisce alla metafisica  logocentrica e fonocentrica tradizionale  una nuova e post-metafisica della scienza (la grammatologia). </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Leggiamo di Deridda un brano tratto da &#8220;La scrittura e la differenza (1967) pp.20 sgg. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>&#8220;La cosa grave che questo metodo,&#8221;ultra-strutturalista&#8221;, per certi lati sembra contraddire l&#8217;intenzione più preziosa e originale dello strutturalismo. Quest&#8217;ultimo nei campi della biologia e della linguistica, in cui si era dapprima manifestato, tende soprattutto a preservare la coerenza e la complessità di ogni singola totalità al suo livello. Essere strutturalista significava anzitutto applicarsi all&#8217;organizzazione del senso, all&#8217;autonomia e all&#8217;equilibrio proprio,  alla costituzione realizzata di ogni momento, di ogni forma; significa rifiutarsi di trasferire al rango di accidente aberrante tutto ciò che un tipo ideale non permette di comprendere&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Lo strutturalismo vive nella e della differenza tra il suo voto e il suo fatto. Si tratti di biologia, di linguistica o di letteratura, come è possibile percepire una totalità organizzata senza percepire una totalità organizzata senza prendere l&#8217;avvio dalla  sua fine, dal suo fine? almeno, nella presunzione di esso? E se il senso non è il senso che in una totalità, come potrebbe sgorgare se la totalità non fosse animata dall&#8217;anticipazione di una fine, da un&#8217;intenzionalità che peraltro non è necessariamente e prima di tutto quello di una coscienza? Se ci sono strutture, esse sono possibili solo a partire da questa struttura fondamentale  per mezzo della quale la totalità si apre e si riversa per prendere senso nell&#8217;anticipazione di un telos che dobbiamo qui intendere nella sua forma indeterminata&#8230;&#8230;&#8230;..Allora si deve riconoscere che [........] ciò che all&#8217;interno minaccia la luce è anche ciò che minaccia metafisicamente ogni strutturalismo : nascondere il senso nell&#8217;atto stesso in cui lo si scopre. Comprendere la struttura di un divenire, la forma di una forza, è perdere il senso, mentre lo si conquista [.......] Il senso del senso è apollineo per tutto quello che in esso si manifesta.&#8221;</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il nostro discorso adesso ci avvicina ai testi della letteratura, che hanno in comune con gli autori, di cui abbiamo parlato, modi ideativi poietici nelle loro composizioni in poesia e/o in prosa. Abbiamo innanzi ricordato che Deridda intende sostituire alla voce &#8220;presenza&#8221; la scrittura &#8220;assenza&#8221;. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">E&#8217; da rilevare che questo concetto, già molto prima di Deridda si configurava nella mente di Italo Svevo, che nella pagina iniziale della Confessione di un vegliardo, che reca la data del 4 aprile 1928 parla della &#8220;letteraturizzazione della vita&#8221;. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Riportiamo il testo: </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>&#8220;Con questa data comincia per me un&#8217;era novella. Di questi giorni scopersi nella mia vita qualcosa d&#8217;importante, anzi la sola cosa importante che mi sia avvenuta:la descrizione da me fatta di una parte. Certe descrizioni accatastate,  messe da parte per un medico che le prescrisse. La leggo e la rileggo e m&#8217;è facile di completarla di mettere tutte le cose al posto dove appartenevano e che la mia imperizia non seppe trovare. Com&#8217;è viva quella vita e come è definitivamente morta la parte che raccontai. Vado a cercarla talvolta con ansia sentendomi monco, ma non si ritrova. E so anche quella parte che raccontai non ne è la più importante. Si fece la più importante perché la fissai. E ora che cosa sono io? non colui che visse, ma colui che descrissi. Oh! l&#8217;unica parte importante è il raccoglimento. Quando tutti comprendono con la chiarezza ch&#8217;io ho tutti scriveranno. La vita sarà letteraturizzata.  Metà dell&#8217;umanità sarà dedicata a leggere e a studiare quello che l&#8217;altra metà avrà annotato. E il raccoglimento occuperà il massimo tempo che così sarà sottratto alla vita orrida vera. E se una parte dell&#8217;umanità si  ribellerà e rifiuterà di leggere le elucubrazioni dell&#8217;altra, tanto meglio. Ognuno leggerà se stesso. E la propria vita risulterà più chiara o più oscura, ma si ripeterà, si correggerà, si cristallizzerà. Almeno non resterà qual è priva di rilievo, sepolta non appena nata, con quei giorni che vanno via e s&#8217;accumulano uno uguale all&#8217;altro di fronte agli anni, i decenni, la vita tanto vuota, capace solo di figurare quale un numero di tabella statistica del movimento demografico. Io voglio scrivere ancora.&#8221;</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Leggendo questo brano abbiamo ragione di ritenere che &#8220;in nuce&#8221; sono presenti molti degli atteggiamenti spirituali e culturali imperanti nella cultura coeva. Chi dice di essere lo scrittore? &#8220;<em>Non colui che visse, ma colui che descrissi&#8221;</em>.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma come deve avvenire questa trasposizione di tutta quanta la vita nella scrittura?  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ce lo dice lo stesso Svevo &#8220;<em>nel raccoglimento&#8221;</em> &#8220;L&#8217;unica parte importante della vita è il raccoglimento&#8221; </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Questo modo di intendere la vita e la scrittura realizza l&#8217;inscindibile binomio letteratura-vita, che sta alla base di tutta quanta la cultura contemporanea. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il raccoglimento, poi, di cui parla Svevo indica quel ripiegamento dello spirito in se stesso nell&#8217;atto di interpunzione tra l&#8217;io ed il mondo <strong><em>(epochè</em></strong> dirà Husserl), da cui si origina il nostro modo di intendere l&#8217;universo e di comunicare con noi stessi e col prossimo. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">E&#8217; affidato proprio alla letteratura questo compito, che si identifica con la ragione stessa della vita e che rappresenta l&#8217;unica possibilità di salvezza e di riscatto all&#8217; <em>existentia </em>dell&#8217;uomo contemporaneo lacerato da dubbi ed incertezze. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">&#8220;La vita sarà letturatizzata&#8221;. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Secondo Svevo è soltanto la letteratura ed in particolare la scrittura (anticipazione di Deridda?) che renderà viva la vita, mentre &#8220;<em>il raccoglimento occuperà il massimo tempo che così sarà sottratto alla vita orrida vera&#8221;</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">La letteratura, la scrittura si presentano al nostro autore, ed in ciò, anticipando le istanze della poetica del secondo novecento, come &#8220;varco&#8221; e si identificano  colla sua stessa esistenzialità. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Così si conclude la lettera &#8220;<em>Io voglio scrivere ancora&#8221;.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">E&#8217; un atto di fede nei confronti della letteratura ovvero la profonda convinzione che lo scrivere darà un senso al non senso della vita? </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Oppure Svevo ci anticipa la volontà di sfidare il labirinto, come ci propone I.Calvino nel brano, che appresso si riproduce? </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">&#8220;<em>Questa letteratura del labirinto gnoseologioco-culturale &#8230;&#8230;ha in sé una doppia possibilità. Da una parte c&#8217;è l&#8217;attitudine oggi necessaria per affrontare la complessità del reale, rifiutandosi alle visioni semplicistiche che non fanno che confermare le nostre abitudini di rappresentazione del mondo; quello che è oggi ci serve è la mappa del labirinto la più particolareggiata possibile. D&#8217;altra parte c&#8217;è il fascino del labirinto in quanto tale, da perdersi nel labirinto, del rappresentare questa assenza di vie d&#8217;uscita come la vera condizione dell&#8217;uomo. Nello sceverare l&#8217;uno e l&#8217;altro i due atteggiamenti vogliono porre la nostra attenzione critica, pur tenendo presente che non si possono sempre distinguere con un taglio netto (nella spinta a cercare la via d&#8217;uscita c&#8217;è sempre anche una parte d&#8217;amore per i labirinti in sé; e dal gioco di perdersi nei labirinti fa parte anche un certo accanimento a trovare la via d&#8217;uscita).</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Resta fuori chi crede di poter vincere i labirinti sfuggendo alle loro difficoltà; ed è dunque una richiesta poco pertinente quella che si fa alla letteratura, di fornire essa stessa la chiave per uscirne. Quel che la letteratura può fare è definire l&#8217;atteggiamento migliore per trovare la via d&#8217;uscita, anche se questa via d&#8217;uscita non sarà altro che il passaggio da un labirinto all&#8217;altro. E&#8217; la sfida al labirinto che vogliamo salvare, è una letteratura della sfida al labirinto che vogliamo enucleare e distinguere dalla letteratura della resa al labirinto&#8221;</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Lo scritto di Calvino risale all&#8217;anno 1962 e viene pubblicato nella rivista &#8220;Menabò&#8221;diretta da lui medesimo con Elio Vittorini. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Calvino, in polemica con la letteratura di avanguardia, che considera &#8220;letteratura del coacervo biologico-esistenziale&#8221;, si propone di trovare una via d&#8217;uscita, anche se via d&#8217;uscita&#8221;<em>sarà il passaggio da un labirinto all&#8217;altro</em>&#8220;.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">E se Svevo indicava una soluzione nella &#8220;letturarizzazione della vita&#8221;, assai più articolato ci sembra il  discorso di Calvino, conscio del cammino impervio che l&#8217;uomo, ed il letterato in particolare, deve compiere per non soccombere alla &#8220;resa del labirinto&#8221;. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">La &#8221; non resa al labirinto&#8221; di Calvino, in effetti, a nostro parere compendia gli aspetti nodali delle teorie esposte <em>infra </em>al presente lavoro dagli autori più rappresentativi delle moderne teorie letterarie. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nell&#8217;atteggiamento di Calvino ci appaiono anche ravvisabili i nuclei lirico-ideativi di tanta poesia del &#8217;900: da Ungaretti che definisce la poesia &#8220;<em> è il mondo, l&#8217;umanità/ la propria vita/ fioriti dalla parola/ la limpida meraviglia / di un delirante</em> <em>fermento/</em>&#8230;&#8230;&#8230;(<strong><em>Commiato</em></strong>  Locvizza 2 ottobre 1916) ovvero la parola: <em>Parola tremante/ nella notte/ Foglia appena nata/ Nell&#8217;aria spasimante/ involontaria rivolta/ dell&#8217;uomo presente alla sua/ fragilità.</em>. .(<strong><em>Fratelli-</em></strong> Mariano 15 luglio 1916) a Quasimodo che evoca il suo Orfeo,che &#8221; <em>brulica d&#8217;insetti,è</em> <em>bucato dai pidocchi&#8221;</em>, ma che con il suo urlo vince il mondo facendo rivivere Euridice, figura stessa dell&#8217;amore, che si fa poesia. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">E non possiamo certo dimenticarci di Montale e del suo messaggio,  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">espresso nella lirica &#8220;Gallo cedrone&#8221;, in cui si stigmatizza il travaglio lacerante del poeta, da cui però si apre uno spiraglio: </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">&nbsp;</p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Sento nel petto la tua piaga, sotto</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>un grumo d&#8217;ala; il mio pesante volo</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>tenta un muro e di noi solo rimane</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>qualche piuma sull&#8217; ilice brinata.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma alla conclusione della lirica M. dice: </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;Ora la gemma</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>delle piante perenni, come il bruco,</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>luccica nel buio</em>&#8230;&#8230;.. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Anche, quando affronta il problema del linguaggio, Montale sembra addentrarsi nella tortuosità del suo esistenziale labirinto, nel  quale non può che incepiscare  ricercando sempre, però, con la veridicità della parola l&#8217;autenticità dell&#8217; Essere. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Incespicare, incepparsi                        </em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>è necessario </em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>per destare la lingua</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>dal suo torpore.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il dictamen della lirica montaliana appena citata ci spinge ad approfondire il problema della filosofia del linguaggio, che interessa in massima parte il panorama culturale-filosofico coevo. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nel &#8217;900, infatti, emergendo la riflessione sulle scienze umane, si accentua la riflessione sul linguaggio. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">La linguistica e la semiotica hanno dominato il campo d&#8217;indagine nel primo novecento sino agli anni&#8217;60, ma in un secondo momento  lo strutturalismo entra in crisi e si percorrono nuove strade nei processi gnoseologici del mondo, del suo manifestarsi attraverso il linguaggio e la scrittura. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il rapporto tra linguaggio ed Essere, Essere e conoscenza diventa sempre più dialettico ed influenza le correnti estetiche. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il linguaggio, inteso come raffigurazione del mondo,è presente nell&#8217;opera di Wittegestein.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Sono, infatti, sue le osservazioni :&#8221; <em>La  totalità dei pensieri è una raffigurazione del mondo&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Il  Pensiero è la proposizione significativa del mondo”.</em></font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Possiamo considerare la teoria esposta da W. alla maniera  di Aristotele, apofantica e cioè rivelatrice di ciò che è. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma subito ci accorgiamo della diversità di pensiero che intercorre tra i due autori. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nella concezione aristotelica il mondo è determinato dalla necessità (da ciò che è non può essere diversamente), mentre in W. dalla causalità. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ne consegue che di volta in volta il linguaggio assume diversi significati, riferibili ai diversi modi di porsi dell&#8217;uomo nell&#8217;esistente. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Si origina, pertanto, la teoria dei giochi linguistici, secondo la quale W., concependo il linguaggio come una forma di vita, ne analizza le mutazioni con la nascita continua di alcuni vocaboli e con il disuso di altri. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">W.,avvicindosi anche alle teorie estetiche contemporanee, ci dice che il linguaggio, connesso ai fatti, non può esprimere l&#8217;ente del mondo, ma che il suo modo di manifestarsi è quello di correlarsi ai fatti. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Anche per quanto concerne l&#8217;inesprimibile, ed in questo si avvicina a Blanchot, W. si rapporta al silenzio, che può assurgere ad un carattere  mistico. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Leggiamo in Tractatus logico-philosophicus ( pubblicato in Annalen der Naturphilosophie- Vienna  1921)</font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>I  limiti del linguaggio significano i limiti del mondo.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Non come il mondo è, è il mistico, ma che esso è.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Di una risposta che non si può formulare, non può formularsi neppure la domanda.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>L&#8217;enigma non v&#8217;è.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Se una domanda può porsi, può avere risposta</em>. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Noi sentiamo che anche una volta tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure toccati. Certo allora non resta più domanda alcuna; e appunto questa è la risposta.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>V&#8217;è davvero dell&#8217;ineffabile. Esso mostra sé, è il mistico.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Rilevante è anche la posizione di Husserl sul piano gnoseologico del &#8217;900 e la sua lezione nell&#8217;ambito dell&#8217;estetica e della comunicazione letteraria. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Con Husserl, invero, assistiamo ad un profondo mutamento delle posizioni filosofiche precedenti. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Per il filosofo, infatti, si nega la concezione di un riconoscimento della realtà, implicita in ogni atteggiamento naturale o rapportata ad interessi. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il <strong><em>phainomai</em></strong>  della realtà è proprio quale appare all&#8217;uomo e alla sua coscienza. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify">  <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il mutarsi di quest&#8217;atteggiamento si chiama <strong><em>epochè.</em></strong> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il termine era già in uso nella filosofia greca con il significato di &#8220;sospensione&#8221; e serviva a connotare lo scetticismo radicale circa la possibilità di formulare giudizi. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nei termini proposti da H. indica il mettere &#8220;<em>tra parentesi</em>&#8221; ed in ciò vuole mostrare la sua opposizione agli aspetti ontici della filosofia preesistente, che affermava l&#8217;esistenza di realtà esterna al di fuori della coscienza. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Dice Husserl : <em>&#8220;Il mondo percepito in questa vita è in un certo senso sempre presente a me; è percepito come prima, col contenuto che in ogni caso gli è</em> <em>proprio. Continua ad apparirmi come mi appariva, ma nell&#8217;atteggiamento che mi è proprio come filosofo, non compio più l&#8217;atto dell&#8217;affermazione esistenziale dell&#8217;esperienza naturale, ma ammetto più questa affermazione come valida, sebbene sia presente ed anzi sia colta dallo sguardo dell&#8217;attenzione. E lo</em> <em>stesso avviene di tutte le altre conoscenze che appartengono al flusso della coscienza&#8230;&#8230;.Tutto perde la sua validità, è presente come fenomeno&#8221;</em>. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma questa sospensione dal mondo naturale, come osserva E. Garin in -Manuale di Storia della filosofia -Sansoni-1958 a pag. 58 &#8220;<em>non significa altro che l&#8217;affermazione di una radicale insufficienza di essa e quindi l&#8217;esigenza</em> <em>di una giustificazione. Oltre alla logica pura H. si avvia verso la metafisica&#8221;</em>.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">L&#8217;atto  di riferimento del dato conoscibile viene denominato da H. <strong><em>noesi,</em></strong> mentre il termine ideale <strong><em>noema.</em></strong> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Nell&#8217;ambito di quest&#8217;atteggiamento speculativo-intuitivo c&#8217;è la possibilità di intendere la metafisica. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">L&#8217;intendere per H. è concepito come esigenza, maturata nella coscienza dell&#8217;uomo, di rivolgersi ad un&#8217;essenza universale. (<strong><em>eidos) </em></strong> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">H. così porta a compimento il metodo dell&#8217;intuizione <strong><em>eidetica. </em></strong> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ed è appunto attraverso questo metodo  che cerca di costruire il fondamento delle scienze apriori di essenze o di  forme pure, che costituiscono la molteplicità delle manifestazioni della nostra vita.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Con quest&#8217;evoluzione di pensiero, oltre ad altre forme  istituzionali, il pensatore tenta di dare vita anche ad una grammatica pura e quindi ad una nuova forma di linguaggio, riferibili alla sua dottrina. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">L&#8217;insegnamento di H. è quanto mai producente nell&#8217;ambito della Letteratura.  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Basti pensare all&#8217;influsso che H. esercitò nell&#8217;opera di Pirandello. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Le argomentazioni suesposte ci convincono sempre maggiormente del legame inscindibile che nell&#8217;era contemporanea esiste tra filosofia, letteratura, estetica, linguaggio e filosofia del linguaggio. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">A questo punto ci sembra doveroso ricordare l&#8217;incidenza che ha avuto  Heidegger tutte quante le forme del pensiero e dell&#8217;arte del &#8217;900. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Anche in Heidegger come in Husserl si delinea la formalizzazione del pensiero di &#8220;un&#8217;analitica dell&#8217;esistenza&#8221;. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Per maggiore chiarezza ci pare opportuno presentare i dettami della filosofia dell&#8217;autore attraverso le sue parole. </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Il filosofo, che considera l&#8217;uomo non come rilevatore dell&#8221;Essere, ma pastore dell&#8217;Essere cosi esprime in ( M. Heidegger- La dottrina  di Platone sulla verità- Torino- trad. it. di A. Bixio e Vattimo- Torino 1975 a pag.93): </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Piuttosto l&#8217;uomo è gettato nello stesso Essere nella verità dell&#8217;Essere che in tal modo ex-sistendo custodisca la verità dell&#8217;Essere perché nella luce dell&#8217;Essere appaia come quello essente che è. Se e come esso appare, se come dio e gli dei e la storia entrano nell&#8217;apertura dell&#8217;Essere, vengono e si ritraggono, tutto ciò non è l&#8217;uomo a deciderlo. L&#8217;avvento dell&#8217;Essente ripara nel destino dell&#8217;Essere.  All&#8217;uomo resta,  però, il problema di trovare essenza in conformità di destino che egli ha da custodire come esistente la verità dell&#8217;Essere.  L&#8217;uomo è il pastore dell&#8217;Essere.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Ma se l&#8217;uomo è il pastore dell&#8217;Essere, allora, quale forma assumerà il linguaggio? </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">Così argomenta Heidegger:  </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>L&#8217; essere dunque , come che cos&#8217;è l&#8217;essere. esso è esso stesso&#8230;&#8230;.L&#8217;Essere è ogni oltre essente ed è tuttavia all&#8217;uomo più vicino di ogni essente , sia questa una roccia , un animale, un&#8217; opera d&#8217;arte, una macchina, un angelo o Dio. L&#8217;essere è ciò che ci è più vicino&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Ma come si rapporta l&#8217;essere all&#8217;esistenza (se pure la domanda può essere posta in questi termini)? L&#8217;Essere, esso stesso è questo rapportarsi, in quanto esso tiene stretta a sé l&#8217;ex-sistenza nella sua essenza esistenziale, cioè statica e la raccoglie in sé come alla dimora della verità dell&#8217;essere in mezzo all&#8217;essente. Ma, poiché, l&#8217;uomo ex-sistendo viene a stabilirsi in questo rapporto, in cui l&#8217;Essere destina se stesso; mentre egli sostiene l&#8217;essere estaticamente, ossia lo prende nella sua cura, egli ignora soprattutto ciò che gli è più vicino e si attiene a quel che è di là da esso. Egli crede addirittura che quello sia il più vicino. Invece più vicino di ciò che ch&#8217;è più vicino, per il comune modo di pensare, e più lontano di quel che è più lontano, è la vicinanza stessa, ossia la verità dell&#8217;essere.</em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif"><em>Questa vicinanza si realizza essenzialmente come lo stesso linguaggio. Il linguaggio non è semplicemente quel linguaggio che noi, nel caso migliore ci rappresentiamo come l&#8217;unità di formazione si suoni ( o della parola scritta) melodia e ritmo, e significazione. Noi pensiamo quella formazione del suono  e la sua immagine scritta come il corpo della parola, la melodia e il ritmo come la sua anima, e il corrispondente significato come lo spirito del linguaggio. pensiamo, così, il linguaggio abitualmente in corrispondenza all&#8217;essenza dell&#8217;uomo, in quanto viene rappresentato come animal rationale, ossia come l&#8217;unità di corpo-anima-spirito. Ma come nell&#8217;humanitas dell&#8217; homo animalis resta occultata l&#8217;ex-sistenza e con questa il rapporto della  verità dell&#8217;essere all&#8217;uomo, così l&#8217;interpretazione metafisica del linguaggio nasconde l&#8217;essenza storica del suo essere, per la quale il linguaggio è la casa dell&#8217;Essere, fatta dall&#8217;Essere e di esso compenetrata. Onde la sua essenza deve essere pensata in corrispondenza all&#8217;Essere, ossia come questa corrispondenza stessa, cioè come la dimora dell&#8217;essenza umana.  </em> </font></p>
<p style="margin-left: 0.5cm; margin-right: 0.5cm; text-indent: 0.1cm; margin-bottom: 0cm; line-height: 0.42cm" align="justify"> <font face="Arial Unicode MS, Tahoma, sans-serif">( Da Heidegger- <em><strong>Che cos&#8217;è la metafisica?</strong> -</em>a cura di A. Carlini- Firenze- La Nuova Italia 1979 pp. 103-106)</font></p>
<p><a href="http://www.biblio-net.com/linguistica/verso-lermeneutica/">Verso l&#8217;ermeneutica</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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		<title>Da Beatrice a Clizia</title>
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		<pubDate>Tue, 27 May 2008 08:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura Italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Beatrice a Clizia Studio comparato su Dante e Montale E. Montale – La primavera hitleriana Approfondimenti Intertestualità con Dante Autore : Salvatore Coico &#160; EUGENIO MONTALE &#160; La primavera hitleriana &#160; Né quella ch’a veder lo sol si gira DANTE (?) a Giovanni Quirini Folta la nuvola bianca delle falene impazzite turbina intorno agli [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/letteratura/letteratura-italiana/da-beatrice-a-clizia/">Da Beatrice a Clizia</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="border: 1px solid #000000; padding: 0.04cm 0.14cm; margin-top: 0cm" align="center"> <font color="#00ccff">                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         <font face="Lucida Handwriting, Courier New, cursive"><font size="5"><em><strong>Da Beatrice a Clizia</strong></em></font></font></font></p>
<p style="border: 1px solid #000000; padding: 0.04cm 0.14cm" align="center"> <font color="#339966"><font face="Tempus Sans ITC, Courier New, fantasy"><font style="font-size: 16pt" size="4"><strong>Studio comparato su Dante e Montale</strong></font></font></font></p>
<p><center></p>
<table border="0" cellpadding="2" cellspacing="0" width="500">
<tr>
<td height="19" width="496">
<p style="margin-top: 0cm" align="justify"><font size="3"><font color="#0033cc"><u><strong>E. 				Montale – La primavera hitleriana </strong></u></font></font></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td height="17" width="496">
<p style="margin-top: 0cm" align="justify"><font size="3"><font color="#0033cc"><u><strong>Approfondimenti</strong></u></font></font></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td height="14" width="496">
<p style="margin-top: 0cm" align="justify"><font size="3"><font color="#0033cc"><u><strong>Intertestualità 				con Dante</strong></u></font></font></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td height="17" width="496">
<h1></h1>
<h1><em></em></h1>
<h1>Autore : Salvatore Coico</h1>
</td>
</tr>
</table>
<p></center></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<h1 class="western">EUGENIO MONTALE</h1>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="left">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="5"><strong>La primavera hitleriana</strong></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font style="font-size: 16pt" size="4"><em><strong>Né quella ch’a veder lo sol si gira</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>DANTE (?) a Giovanni Quirini</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>Folta la nuvola bianca delle falene impazzite </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>turbina intorno agli scialbi fanali e sulle spallette, </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>stende a terra una coltre su cui scricchia </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>come su zucchero il piede; l&#8217;estate imminente sprigiona </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>ora il gelo notturno che capiva</strong></em></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>nelle cave segrete della stagione morta,</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>negli orti che da Maiano scavalcano a questi renai.</strong></em></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>Da poco sul corso è passato a volo un messo infernale</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>tra un alalà di scherani, un golfo mistico acceso </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>e pavesato di croci a uncino l&#8217;ha preso e inghiottito, </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>si sono chiuse le vetrine, povere</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>e inoffensive benché armate anch&#8217;esse </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>di cannoni e giocattoli di guerra,</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>ha sprangato il beccaio che infiorava </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>di bacche il muso dei capretti uccisi, </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>S’è tramutata in un sozzo trescone d&#8217;ali schiantate, </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>di larve sulle golene, e l&#8217;acqua séguita a rodere </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>le sponde e più nessuno è incolpevole.</strong></em></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>Tutto per nulla, dunque? &#8211; e le candele </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>romane, a san Giovanni, che sbiancavano lente </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>l&#8217;orizzonte, ed i pegni e i lunghi addii</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>forti come un battesimo nella lugubre attesa </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>dell&#8217;orda (ma una gemma rigò l&#8217;aria stillando </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>sui ghiacci e le riviere dei tuoi lidi </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>gli angeli di Tobia, i sette, la semina </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>dell&#8217;avvenire) e gli eliotropi nati </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>dalle tue mani &#8211; tutto arso e succhiato </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>da un polline che stride come il fuoco </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>e ha punte di sinibbio&#8230;</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>Oh la piagata </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>primavera è pur festa se raggela </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>in morte questa morte! Guarda ancora </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>in alto, Clizia, è la tua sorte, tu </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>che il non mutato amor mutata serbi, </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>fino a che il cieco sole che in te porti </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>si abbàcini nell&#8217;Altro e si distrugga </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>in Lui, per tutti. Forse le sirene, i rintocchi </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>che salutano i mostri nella sera </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>della loro tregenda, si confondono già </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>col suono che slegato dal cielo, scende, vince &#8211; </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>col respiro di un&#8217;alba che domani per tutti </strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>si riaffacci, bianca ma senz&#8217;ali</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>di raccapriccio, ai greti arsi del sud….</strong></em></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font style="font-size: 16pt" size="4"><strong>PARAFRASI</strong></font></p>
<p align="justify">“<font size="3"><font size="4">La lirica fu iniziata o abbozzata nel 1939 e portata a termine nel 1946-47 nell’estrema stagione della trasfigurazione di <strong>Clizia</strong> nell’apice dell’opera montaliana che sono le<strong> <em>Silvae </em></strong>del terzo libro. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Qui sono confrontati  quel vero e proprio prologo delle tenebre che la visita di<strong> Hitler</strong> a <strong>Firenze</strong> simboleggia e la possibile alba di salvezza rappresentata da<strong> Clizia</strong>, che per la prima volta viene chiamata col suo nome <em>senhal, </em>senza che i due eventi, che pure precedono e seguono la bufera, siano collocabili in un prima e dopo cronologici, come figure di tempi storici diversi: come il male ha natura ontologica e non sempre scompare con la fine della guerra la morte dei “<strong>messi infernali</strong>”, che l’hanno scatenato, così il bene non è certo un retaggio della nuova era conservando misure escatologiche. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non per nulla male e bene, orrore e salvezza convivono in quella metafora del “<strong>bianco</strong>” che percorre tutta la poesia, ora come nevicata sinistra delle farfalle, ora come luce dell’alba senza raccapriccio, così che le sirene e le campane che annunciano la visita dei “<strong>mostri</strong>” possono essere anche segno del possibile evento di salvezza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nel giorno della visita del dittatore tedesco a <strong>Firenze</strong>, nel maggio del <strong>1938</strong> scende nella città una nuvola di falene, che stende sulle strade e sulle rive del fiume una coltre di ali bianche, che scricchiolano sinistramente sotto il piede, nella città pavesata di croci uncinate e sparsa dei segni della prossima tragedia bellica sembrano perdere senso gli opposti segni <strong><em>cliziani</em></strong>, ma nel cuore stesso della tragica mascherata s’installa il messaggio della missione redentiva della donna”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">(E. Gianola)</font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font style="font-size: 16pt" size="4"><strong>ANALISI DEL TESTO</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>Avantesto</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em><strong>Né già ch’ a veder lo sol gira</strong></em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><strong><font size="4"><em>(</em> Dante(?) a Giovanni Quirini)</font></strong></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">E’ il verso <strong>9</strong> del sonetto attribuito a<strong> Dante</strong> e diretto a <strong>Giovanni Quirini</strong>.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Si riferisce al mito di <strong><em>Clizia </em></strong>trasformata in <strong><em>girasole</em></strong> dopo che il suo amore per<strong><em> Apollo</em></strong> non fu corrisposto.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> <font size="3"><font size="4">La vicenda è narrata da<strong> Ovidio </strong>nel IV libro delle <strong><em>Metamorfosi</em></strong> al v. <strong>270</strong> “<strong><em>vertitur ad solem mutataque servat amorem”</em> </strong>(<strong>si volse verso il sole ed anche così mutata conserva l’amore</strong>), ripreso al v.<strong>10 </strong>del  citato sonetto e che ci conduce al v.<strong>34 </strong>di questa poesia montaliana “<em>che il non mutato amor mutata serbi</em>”.</font></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font style="font-size: 16pt" size="4"><strong>STROFE PRIMA</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La lirica si apre con la seguente rappresentazione paeseggistico-lirica “<em>folta nuvola delle falene impazzite/ turbina intorno agli scialbi fanali e alle spallette</em>”che possiamo considerare come momento proemiale.  Il linguaggio, alla maniera proprio di Montale, è “<strong>scabro ed essenziale</strong>”e si rapporta allo stato d’animo del poeta. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La nuvola è bianca e proprio la <strong>“metafora del bianco”</strong>, può essere considerata un<em> ipersegno</em> in tutto il contesto poetico della lirica. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’epesegetico “<em>delle falene” </em>(<strong>farfalle crepuscolari</strong>) <em>“impazzite</em>” ci riconduce a tutto quanto il mondo montaliano, all’ansia del poeta, che, propriamente nella cifra poetica, fa vibrare il sentimento di un disordine cosmico e al contempo la tormentata ricerca dell’<strong><em>Altro</em></strong> che vivifichi l’essenza stessa della vita.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo stato d’animo del poeta è semantizzato, inoltre, dal termine“<em>turbina</em>”e dai correlativi “<em>intorno agli scialbi fanali” </em>(<strong>lampioni)</strong><em>“e sulle spallette” </em>(<strong>muretti del fiume)</strong>che simboleggiano la tragicità dell’<strong><em>existere</em></strong> del poeta nel tempo storico in cui vive.  </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E, se nel termine“<em>turbina”, </em>possiamo notare ancora un’ansietà del vivere, pur nella semioscurità delle incertezze “<em>scialbi fanali</em>”, assai più drammatica ci appare l’immagine dei versi successivi: “<em>stende a terra una coltre, su cui scricchia come su  zucchero il piede;&#8230;&#8230;”</em>(vv.<strong>3</strong>-<strong>4)</strong><em>.</em> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’asperità del linguaggio e la rappresentazione realistica sono una trasposizione lirica del  sentimento  umano del “<strong><em>fallimento cosmico”. </em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il <strong>fonosimbolismo</strong>, inoltre, contenuto con forte pregnanza onomatopeica nelle parole “<em>scricchia”</em> e “<em>zucchero</em>”, traduce anche a livello fonico il senso di trepida ed angosciosa attesa di un sinistro presagio. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma proprio, all’interno del v. <strong>4,</strong> immediatamente dopo la comparsa della raccapricciante <em>coltre</em>, seguita dal sinistro calpestio dell’uomo, e, che sembra dolorosamente ritmare il processo di dissoluzione e morte nel mondo, balena fulminea l’immagine dell’estate “<em>l’estate imminente sprigiona / ora il gelo notturno che capiva/ nelle cave segrete della stagione morta, / negli orti che da Maiano scavalcano a questi renai” </em>(l’estate, che sta arrivando (<strong>imminente), </strong>ora emana (<strong>sprigiona</strong>) il<em> gelo notturno</em> che era ancora racchiuso (<strong>che capiva-verbo intransitivo “capire”</strong>) nei nascondigli (<strong>nelle cave</strong>) della morta stagione (dell’inverno) &#8211; (nota esplicativa di R. Luperini); il paesaggio è simbolo di una situazione dell’anima che interpreta una <strong><em>disarmonia cosmica</em></strong> sincronica alla drammaticità del momento storico.</font></font></p>
<p align="justify">                               <font size="3"><font size="4">I <strong><em>dati realistici</em></strong> della <strong><em>rappresentazione</em></strong>, anche a livello formale-stilistico, ci ricordano la poetica dantesca; compaiono, inoltre, le variabili antinomiche presenti in tutto il componimento nella resa stilistico-retorica dell’ossimoro di <strong><em>fuoco/gelo,</em></strong> ravvisabili nei campi semantici antecedentemente citati; l’<strong>“<em>estate” </em></strong>imminente sprigiona ora il <strong><em>gelo</em></strong> notturno”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La contrapposizione dialettica dei termini la rinveniano all’interno di tutto quanto il componimento poetico (cfr. vv.<strong>28-30)</strong> “<strong><em>tutto arso e succhiato da un polline che  stride come il fuoco / ed ha punte di sinibbio</em></strong>.”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Si può, pertanto, dedurre, che la presenza dell’<strong>ossimoro</strong> non è da considerare soltanto una costante stilistica di tipo retorico nella poiesi montaliana, ma che deve essere riferita al  polisenso del mondo umano e poetico dell’autore.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non solo la coppia <strong><em>gelo/fuoco</em></strong>, ma anche i campi semantici <strong><em>cieco sole</em></strong>/<strong><em>alba bianca</em></strong>/<strong><em>greti arsi del sud </em></strong>sono da intendere come segni dell’anima poetica dell’autore, che interpreta, vivendolo in pieno, il reale storico per riproporlo, poi, nelle regioni superne della sua poesia.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="3"><strong><font style="font-size: 16pt" size="4">STROFE SECONDA</font></strong><font size="4"> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il disordine cosmico, prefigurato nella prima strofe, inquadra nella seconda la comparsa di un messo infernale <strong>(Hitler)</strong> accompagnato dai suoi sgherri (<em>scherani</em>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Tutti partecipano in qualche modo alla sua festa e sono coinvolti, anche se <em>miti</em>, in una grande colpa storica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il fatto storico si connota per il poeta come insopprimibile momento dell’umana esperienza da comunicare a tutti quanti gli uomini.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Per <strong>Montal</strong>e, che accoglie la grande lezione di<strong> Dante</strong>, l’opera d’arte ha bisogno di incarnarsi nella storia e di ripetersi fra gli uomini con un tempo, che, seppure transeunte e non trascendente, come quello dantesco, trasfigura il contingente.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">La storia e gli uomini, il fallimento cosmico e la possibilità di salvezza attraverso la poesia: questi sono i temi che ruotano intorno alla poetica montaliana e che ci sembrano mirabilmente condensati in questa lirica.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma, dovendoci occupare in particolare dell’esame della seconda strofe, cercheremo di analizzarne i campi semantici più significativi, con cui viene presentato il <em>messo infernale</em> in un’atmosfera tragica e grottesca, che richiama il<strong> Dante</strong> soprattutto degli ultimi canti dell’<strong><em>Inferno</em></strong>, e per forme di realismo figurale-espressivo e per le movenze fonosimboliche.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="4">La componente predominante della strofe è, infatti, quella demoniaca.</font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>Da poco è passato a volo un messo infernale</em>”.  </font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> <font size="3"><font size="4">Montale colloca  in un tempo di poco precedente a quello della prima strofe la venuta del “<em>messo infernale”</em>, seguito da un coro di“<em>alalà</em>”.  </font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Il termine di antica origine greca era noto al poeta come grido dannunziano, fatto proprio dagli <em>scherani</em> <strong>(fascisti)</strong>, che inneggiano al dittatore.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E’ senz’altro da rilevare come l’onomatopeia  contribuisce a dare al componimento contorni sonori che rendono ancora più viva e palpitante la scena, così pure come l’uso raro della parola<em>“scherani</em>”, con valenza del tutto spregiativa, connota la condanna  che il poeta fa  della storia  del  tempo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La strofe procede con una fitta rete di<strong> ossimori, </strong>contrapposizioni dialettiche di termini, che simboleggiano il disagio esistenziale del poeta ed insieme il suo interesse per una poesia che  assolva prevalentemente alla sua funzione di riscatto umano e civile.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La nominazione del golfo mistico (<strong>sineddoche </strong>per teatro-così, infatti, veniva chiamata nella sistemazione del teatro moderno, ideato <strong>da Riccardo Wagne</strong>r, la parte riservata all’orchestra) è usata dal poeta certo in forma antinomica rispetto al “<em>messo infernale</em>”, che lo occuperà, accompagnato dalle urla degli <em>scherani</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E proprio “<em>il golfo mistico</em>” ha preso ed inghiottito <strong>Hitler.</strong> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il dittatore sembra essere sommerso nella folla dalle ignare, ma non per questo incolpevoli acclamazioni.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma, se per un momento il personaggio demoniaco sembra annullarsi, il poeta non può fare a meno di cogliere con un’immagine di alta densità lirica il modo con cui viene allestito il“<em>golfo</em> <em>mistico”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il luogo, è, infatti, “<em>acceso”</em>, (il vocabolo ha un’accezione icastica nell’atmosfera lugubre dominante nella scena) e “<em>pavesato</em>” (<strong>addobbato</strong>-altro elemento antifrastico) “<em>di croci ad uncino </em>(<strong>simbolo nazista</strong>), che sono senz’altro ineluttabili segni di distruzione e di morte. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nei versi che seguono si enunciano le catastrofiche conseguenze che l’evento produce.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Sono state chiuse le vetrine povere, cioè dotate di scarse merci ed inoffensive, benché anch’esse armate di cannoni e di giocattoli di guerra. </font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche il<strong> </strong><em>beccaio </em>(<strong>macellaio</strong>-beccaio è un termine anche usato da Dante) <em>che infiorava </em>(<strong>adornava) </strong>il <em>muso dei capretti uccis</em>i, <em>ha sprangato</em> (<strong>chiuso</strong>) il negozio.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Tutto sembra fermarsi in un attimo; ma è proprio in quest’attimo che <strong>Montale</strong> ci esprime in forma lirica, unitamente alla sua angoscia esistenziale il dramma dell’uomo contemporaneo, che considera, però, non incolpevole del misfatto storico.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Significativa, allora, ci appare la presentazione delle <em>“vetrine, povere ed inoffensive/ benché armate anch’esse di cannoni e giocattoli di guerra</em>”. (vv.<strong>11-13)</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La contrapposizione dei termini <strong><em>povere /inoffensive/ giocattoli</em></strong> con <strong><em>armate/ cannoni/ guerra</em></strong> c’induce a riflettere sulla condizione di dubbio, incertezza e di <strong>ossimoricità </strong>in senso lato dell’uomo coevo al poeta, che, però, nel plaudire al dittatore, si rende responsabile dell’incombente  minaccia dello sterminio del mondo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Gli stessi giocattoli, infatti, preconizzano gli ordigni di morte, mentre “<em>i capretti uccisi” </em>sono un evidente simbolo sacrificale che ricorda il destino delle vittime innocenti del nazifascismo. L’aspetto sacrificale è accentuato dall’ornamento delle “<em>bacche sul muso”.</em></font> <font size="4">L’antinomia storica del tempo e la conseguente lacerazione dell’esistenza del genere umano sono stigmatizzate dalla contrapposizione dei termini: <strong><em>vita/morte- capretti uccisi / infiorava.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ne segue il giudizio negativo sulla storia e sull’inerzia totale degli uomini del tempo, che con un ossimoro assai forte  vengono definiti “<em>miti carnefici</em>”, anche se, come aggiunge il poeta, “<em>ancora ignorano il sangue</em>.” </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Coloro che, invero, festeggiano <strong>Hitler, </strong>proprio con il loro conformismo, diventano complici del grande sbaglio della storia.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La loro <em>sagra </em>(<strong>vera e propria festa popolare</strong>) si tramuta in “<em>sozzo trescone d’ali schiantate, / di larve sulle golene</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ricompare l’atmosfera macabra sottolineata anche dal ritmo del “<em>sozzo trescone</em>” (<strong>orrido ballo</strong>) -il termine trescone, usato in senso spregiativo e che ha il suo etimo in “tresca- imbroglio”, conferisce alla movenza scenica aspetti terrificanti simili ad alcuni “<em>loci”</em>dell’<strong><em>Inferno</em> </strong>dantesco. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">La danza, inoltre, è un motivo ricorrente nella poesia montaliana ed indica movimenti  esagitati di  dispersione irrazionale.</font></p>
<p align="justify">                                 <font size="3"><font size="4">Nella medesima silloge, infatti, la lirica <strong><em>Bufera</em></strong>, che apre la sezione <strong><em>Finistere, </em></strong>ci presenta un&#8217;altra danza: <em>il fandango</em> (<strong>danza tipica andalusa)</strong> ai vv.<strong><em>16</em></strong>-<strong>19 </strong>“<em>e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere/ dei tamburelli sulla fossa fuia, / lo scalpicciare del fandango, e sopra/ qualche gesto che annaspa</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Possiamo certamente notare, attraverso la lettura comparata delle due liriche, un’<strong>isotopia</strong>: anche in<strong><em> Bufera</em></strong>, invero, lo scatenarsi della guerra è evocato con lo stesso sarcasmo amaro e con immagini talora riduttive che sembrano contrapporsi alla tragedia dell’evento bellico. </font></font></p>
<p align="justify">                                            <font size="3"><font size="4">Allo “<em>schianto rude”</em>, che, come spiega lo stesso Montale, richiama immagini di guerra si accompagnano “<em>i sistri</em>” (<strong>antichi strumenti musicali egizi, fatti di lamine di metallo che vengono percosse</strong>) ed il “<em>fremere di tamburelli</em>”. </font></font></p>
<p align="justify">                                          <font size="3"><font size="4">Come in <strong><em>Primavera hitleriana</em></strong> anche in questa lirica il poeta sottolinea la dissoluzione degli eventi storici e privati, individuali e collettivi , ricorrendo  ad  una rappresentazione tanto farsesca  quanto drammatica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E’evidente che anche in questa poesia è raffigurata la folla ignara, ma non “<em>incolpevole”</em>, che inneggia con toni trionfalistici alla propaganda di guerra.</font></font></p>
<p align="justify">        <font size="4">L’elemento comico-realistico, e che, più  propriamente preferiamo definire grottesco, sia in questa lirica che in quella, oggetto della nostra analisi, fa da contrappunto al cupo evolversi degli eventi. Da questa contrapposizione nasce quel realismo completamente lirico proprio del nostro poeta.</font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Alla sinistra folla carnevalesca, infatti, si mescolano suoni ed immagini di tipo ben diverso ed antitetico: “<em>schianto rude</em>”….“<em>fossa fuia</em>” (termine dantesco- il Contini parla di un “sagace dantismo”<em>non è ladron, né io anima fuia</em>- <strong><em>Inf</em></strong>. XII, v. <strong>90- </strong>dice <strong>Virgilio</strong> di sé e di <strong>Dante</strong> al centauro <strong>Chirone) </strong><em>fuia =</em> <strong>ladra-baratro</strong>  che inghiotte  coloro che sono morti a causa  della violenza della guerra) … “<em>qualche gesto che annaspa</em>” gesto di chi  cerca di scampare alla catastrofe, alla “<em>fossa fuia</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il verbo “<em>annaspa</em>” indica un moto affannoso e convulso dell’uomo nel buio della storia.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma, se il <em>“gesto”</em>in questa lirica ci appare alquanto disperato, assai più drammatica è la visione delle <em>&#8220;ali schiantate” in<strong> Primavera hitleriana.</strong></em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ritorna la voce semantica dello“<strong>schianto</strong>”con tutte le implicazioni di acuto dolore che si ripercuote in tutta quanta l’umanità. All’uomo però non è concesso neanche quel gesto estremo evocato nella precedente lirica. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La sua condizione è quella di“<em>larve sulle golene</em>” (<strong>argini del fiume).</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E, se nel primo verso alla<em>“folta nuvola delle falene”</em>si attribuiva la condizione di“<em>impazzite</em>”, (si ponga mente al fatto che i derivati dal verbo <em>impazzire </em>ricorrono spesso nel cifrario linguistico-poetico di Montale e semantizzano,<em> </em>nel turbine dell’esistenza, l’ansia dell’uomo, proteso al suo riscatto nella dimensione metafisica dell’esistenza &#8211; basti ricordare in <em><strong>Portami il girasole</strong>“il girasole impazzito di luce”</em>o in<strong><em> Casa dei doganieri</em></strong> “<em>la banderuola impazzita”-</em>), la visione delle <em>“ali schiantate”</em>, che precede quella delle “<em>larve</em>”, sembra annullare ogni segno di attesa e speranza.  Di metafisico adesso non c’è che il nulla.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non un gesto, non una parola. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">La popolazione, che assiste al trionfalismo del dittatore, è paragonata a tanti fantasmi sugli argini del fiume, ad un insieme di ombre, che non hanno il coraggio di agire, e per questo è colpevole. </font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E la storia allora? “<em>l’acqua seguita a rodere le sponde”</em>.  Il poeta esprime ivi il senso più alto e commosso del suo pessimismo storico. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Gli eventi (<em>l’acqua seguita a rodere le sponde)</em>, che inesorabilmente continueranno ad adempiere la loro opera distruttrice, preconizzano l’avvicinarsi della tragedia e l’ineluttabilità della catastrofe.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Questa concezione della storia<strong> Montale</strong> la ripropone in <strong><em>Satura</em></strong> in una lirica che per l’appunto s’intitola  <strong><em>La Storia</em></strong>:  “<em>La storia non si snoda /come una catena/ di anelli ininterrotta./ In ogni caso / molti anelli non tengono./ La storia non contiene il prima e il dopo, / nulla che in lei borbotti/ a lento fuoco./ La storia non è prodotta/ da chi la pensa e neppure /da chi l’ignora……</em>”<em>.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il poeta, invero, pur contrapponendosi ad ogni concezione, sia di stampo idealistico che marxista  della storia, non può fare a meno di affermare che la storia non  può essere fatta da chi l’ignora (chiara allusione al popolo che veniva travolto dalla bufera del tempo, senza, però, comprenderla).</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il pessimismo montaliano mette in evidenza la radicale ed incolmabile estraneità della storia nei confronti dell’individuo, che non può ritrovarvi certezze o consolazione.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Però, nell’ombra cupa del suo pessimismo, come vedremo nel prosieguo dell’analisi della lirica, cerca un “<strong><em>varco</em></strong>”.</font></font></p>
<p align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>Nessuno è incolpevole</em>”; ognuno è compartecipe della comune sorte di lutti e tragedie; la denuncia manifesta la vocazione sociale e civile della poeta congiuntamente al suo impegno  militante di letterato e di uomo tra gli uomini del suo tempo.</font></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="3"><strong><font style="font-size: 16pt" size="4">STROFE TERZA</font></strong><font size="4"> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le immagini di morte e di distruzione sembrano trionfanti fin quando un interrogativo, all’inizio della terza strofe, “<em>Tutto per nulla, dunque -?”</em> crea un campo di tensione che culminerà con l’<strong><em>epifania</em></strong>  di <strong> Clizia</strong>. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Si nota subito il mutamento dalla prima parte della lirica: al sangue e ai movimenti esagitati delle falene subentrano immagini di luce. </font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E’ evocata la partenza della donna amata; le parole stesse mutano segno e diventano, per dirla col poeta stesso, “<strong><em>parole di fede e di speranza”</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify">                           <font size="3"><font size="4">Ed i segni della <strong><em>fede </em></strong>e della <strong><em>speranza</em></strong>, liricamente espressi nell’evocazione del distacco, che ritorna alla memoria, con l’immagine delle<em>“candele romane” </em>(<strong>i fuochi di artificio</strong>) “<em>che sbiancavano</em>” (<strong>illuminavano)</strong><em> “lente l’orizzonte”</em>, si riferiscono proprio a lei (<em><strong>Irma Brandeis-Clizia</strong>).</em> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Si noti la<strong> metafora </strong>del <em><strong>“bianco” </strong>(sbiancavano) </em>che permane in tutta l’ispirazione poetica della lirica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le candele hanno altresì un valore simbolico e sono segnali di salvezza, legati a <strong>Clizia, </strong>come  pure i <em>“pegni e i lunghi addii / forti come un battesimo</em>………”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">I  <strong>pegni</strong>, intesi nel valore semantico proprio, testimoniano altresì la fedeltà di <strong>Clizia </strong>al suo ruolo di donna salvifica dal momento che il poeta li definisce“<em>forti come un battesimo”</em>e quindi  carichi di forza redentrice.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E tuttavia“<em>nella lugubre attesa dell’orda</em>”, nel cielo illuminato dai fuochi di artificio si manifesta un evento  prodigioso che annuncia la speranza. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Una stella cadente (<em>gemma) </em>riga <em>l’aria stillando </em>(<strong>facendo cadere come stille</strong>) luci minori che il poeta interpreta come <strong><em>angeli</em></strong> di <strong>Tobia</strong> e come <strong><em>semi </em></strong>(<strong>la semina dell’avvenire)</strong> di un avvenire migliore proprio nel paese di<strong> Clizia</strong>, gli <strong>Stati Uniti</strong>, raffigurati come un paese di ghiacciai e di fiumi (v.<strong>25)</strong>: “<em>sui ghiacciai e le rivere dei tuoi lidi</em>”. Per alcuni critici il poeta vorrebbe alludere all’attesa dell’arrivo delle truppe americane che avrebbero liberato l’<strong>Italia </strong>dai <strong>Tedeschi</strong>. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche a livello semantico questa ipotesi potrebbe avere la sua giustificazione, se accogliamo l’interpretazione del <strong>Gianola, </strong>secondo la quale “<em>i ghiacciai connotano un nord sacrificale e redentivo, il regno delle alte nebulose” </em>e se la rapportiamo per antitesi  con le parole che concludono la lirica “<strong><em>ai greti arsi del sud….</em></strong>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Un’altra componente fondamentale di questa strofe è il ricorso alle fonti bibliche.</font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Il poeta, che, nella prima parte della poesia aveva echeggiato<strong> Dante</strong>, nella rappresentazione macabra del “<em>messo infernale”, </em>adesso, seguendo l’esperienza dell’illustre fiorentino, ripropone temi biblici, adattandoli alla contingenza storica in cui vive.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non vi è dubbio che la vicinanza con <strong>Irma Brandeis, </strong>studiosa dei <strong>Padri</strong> della <strong>Chiesa, </strong>avrà decisamente influito a far maturare in <strong>Montale</strong> queste nuove conoscenze vissute, però, sempre con originalità di inventiva poetica, come avviene nell’evocazione  degli <strong><em>angeli</em></strong> di <strong>Tobia,</strong> germinati come <em>stille dalla gemma</em> che<em> rigò l’aria</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E’ un’immagine di assoluta concentrazione lirica che rinvia ad un “<strong>sovrasenso</strong>” di carattere<strong> allegorico-figurale</strong> come in <strong>Dante</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Gli angeli di Tobia sono “<strong>figura</strong>”, anticipazione di un mondo migliore (<em>la semina dell’avvenire</em>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nel libro biblico dell’<strong><em>Antico  Testamento,</em></strong> dedicato a <strong>Tobia,</strong> <strong><em>sette</em></strong> sono gli angeli tra cui <strong>Dio</strong> scelse <strong>Raffaele</strong> per guidare <strong>Tobia</strong>, come <strong><em>sette</em></strong> sono i mariti di <strong>Sara</strong> morti uno dopo l’altro prima che ella possa congiungersi con <strong>Tobia</strong> “<em>dando così inizio a una nuova generazione destinata al riscatto, alla terra dei</em> “<strong><em>padri</em></strong>”: <em>una speranza, dunque, qualcosa di positivo che deve nascere e ciò giustifica l’accostamento tra <strong>Tobia</strong> e <strong>Clizia</strong>”</em> (nota esplicativa -L.Poma-C.Ricciardi).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nel testo biblico  (<strong><em>Tobia 12,15</em></strong>) così si legge: “<em>Raffaele, uno dei sette angeli di Tobia che vanno e vengono davanti alla gloria del Signore.</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nei versi che concludono la strofe, però, incombe nuovamente l’atmosfera tragica. </font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Tutti i segni positivi, che avevano accompagnato <strong>Clizia, </strong>sembrano dissolversi <em>“tutto arso </em>(<strong>bruciato) </strong>e <em>succhiato </em>(<strong>divorato</strong>) <em>da un polline che stride ed ha punte di sinibbio” </em>(<strong>vento gelido del Nord)</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><em>Sinibbio </em>possiamo considerarlo un <strong>iponimo </strong>rispetto all’<strong>iperonimo </strong>“<strong><em>gelo</em></strong>”ed ancora una volta attraverso la coppia <strong><em>fuoco-gelo</em></strong> il poeta ci rappresenta l’ossimorocità del vivere.</font></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="3"><strong><font style="font-size: 16pt" size="4">STROFE QUARTA</font></strong><font size="4">. </font></font></p>
<p align="justify">  “ <font size="3"><font size="4"><em>Oh la piagata  </em></font></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>primavera è pur festa se raggela </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>in morte questa morte”</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’inizio della quarta strofe ci riporta all’<strong><em>incipit</em></strong> della lirica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La primavera è ferita; il gelo e la caduta delle farfalle l’hanno colpita; eppure il poeta auspica che possa ancora inneggiarsi alla festa, se trasforma nel <em>gelo della morte </em>“<em>questa morte</em>”,  simboleggiata dall’imperversare del <em>“messo infernale”</em>, attorno a cui si scatenava il “<em>sozzo trescone”</em>. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">A livello stilistico è da rilevare la duplicatio della parola “<em>morte</em>”,  che nel secondo posto, è accentuata dall’<strong>eidittico </strong>“<em>questa</em>”. Lo sconvolgimento cosmico della “<em>nevicata”</em>, visto prima come male, ora è considerato come possibilità di distruzione del male.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E proprio, all’interno dello stesso verso, gremito dei segni della morte, è lo scatto dell’invocazione a <strong>Clizia</strong>, che viene pregata di assumere il suo ruolo di<strong><em> donna-girasole</em></strong> che guarda in alto. “<em>Guarda ancora / in alto, Clizia, è la tua sorte, ……” . </em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Siamo al momento della <strong><em>mitopoiesi.</em></strong> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Clizia</strong> per amore  si muta in girasole  e guarda in eterno il sole “<em>il non mutato amore ancora serbi</em>”; per il poeta, come nella grande avventura mistica dantesca, il sole s’identifica con <strong>Dio.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ne consegue <strong><em>la visione salvifica</em></strong> della donna“<em>fino a che il cieco sole che in te  porti / si abbacini nell’Altro e si distrugga/ in Lui per tutti”</em>. <strong>Clizia </strong>porta dentro di sé un amore segreto (<strong>cieco)</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il termine cieco si può intendere anche come “privato” “individuale” e si contrappone all’amore divino (<strong>Altro</strong>), in cui la  <strong><em>donna salvifica</em></strong> si abbaglia (<em>abbacini) </em>e si distrugge per salvare l’<strong>Umanità</strong>.  La donna, che arriva a confondere il suo amore con quello divino, non  approda ad una beatitudine di tipo mistico, ma assume in pieno il suo<strong> <em>ruolo sacrificale</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ed il suo annullarsi nella  volontà divina si connota <strong><em>cristologicamente </em></strong>come riscatto per tutti.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche in questi versi il poeta, che ricorre ad un<strong> cifrario stilistico</strong> ben preciso: <strong>la coppia degli opposti-</strong> <strong><em>luce/ cecità, consunzione/ salvezza</em></strong>–, tipica del linguaggio mistico di ogni tempo e non certo ignoto a <strong>Dante</strong>, sviluppa in una resa di tensione lirica la complessità del suo<strong><em> mondo ideologico-culturale e spirituale</em>.</strong> Il contrasto dei<strong> campi semantici</strong> ci annuncia l’ultima  parte della lirica vv.<strong>37-39. </strong>“<em>Forse le sirene, i rintocchi/che salutano i mostri nella sera/della loro tregenda”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E’ significativo l’avverbio “<em>forse</em>”, che, all’inizio del periodo, esprime l’ideologia ed insieme lo“<strong><em>status anini” </em></strong>del poeta, non incline a soluzioni filosofiche di tipo <strong>idealistico-ontologico</strong>, ma tutto calato in una <strong>filosofia probabilistica</strong> ovvero delle <strong>“occasioni”</strong> del vivere.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong><em>Tempo storico</em></strong> e <strong><em>tempo assoluto</em></strong>  diventano un tutt’uno nella coerenza della creazione poetica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Echeggiano i suoni ed i rintocchi delle sirene che salutano i<em> mostri </em>(<strong>i nazisti)</strong> nella sera e viene evocato il diabolico ballo (<em>tregenda), </em>che, come nelle strofi precedenti, sottolinea  l’esagitarsi di atteggiamenti irrazionali ed inconsapevoli.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Suoni e rintocchi (vv. <strong>41-43)</strong> “ <em>si confondono  già /col suono che slegato dal cielo,</em> <em>scende, vince-/ col respiro di un’alba che domani per tutti/ si riaffacci bianca ma senz’ali/ di raccapriccio, ai greti arsi del sud</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">I rintocchi, che salutano i dittatori, si trasformano in un suono, che scende dal <em>cielo</em> annunciante vittoria in mezzo a tutti i segni di distruzione e di morte, colla metafora di un’alba, che seppure porta sempre i segni del dolore e della tragedia, (<strong>l’alba</strong> è <strong><em>bianca</em></strong> così come <strong><em>bianca </em></strong>è la “<em>nuvola delle falene impazzite”</em>), si contrappone alla“<em>sera della tregenda” </em>e non reca in sé i segni luttuosamente angosciosi della disperazione e della morte <em>“ma senz’ali di raccapriccio”</em>, rappresentazione, che ci riconduce all’antitesi enunciata dall’avversativo <em>ma,</em> al v. <strong>17 </strong><em>“</em> <em>le ali schiantate”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L<strong><em>’’epifania </em></strong>di <strong>Clizia </strong>si propone come momento di attesa, di riscatto e di salvezza per tutti quanti gli uomini accomunati nella speranza di un futuro migliore.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’<strong>alba</strong>, inoltre, che si affaccia ai “<em>greti arsi del sud”</em>, fa<em> </em>insorgere la speranza di un riscatto proprio in un mondo, come quello del sud, che è <strong><em>figura</em></strong> di tutto il dramma storico-esistenziale del periodo. A livello semantico questa condizione interiore dell’uomo è espressa dal termine “<em>arsi</em>” che ci rimanda ai già citati versi vv.<strong>27-29</strong> della lirica<em>“tutto arso e succhiato/ da un polline che stride come il fuoco /ed ha punte di sinibbio</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Questa notazione ci permette  ancora una volta di affermare che  la poesia si presenta del tutto unitaria sul piano formale della coerenza lirica e ci induce a riflettere sulla concezione del tempo in<strong> Montale</strong> e sul suo ruolo di letterato e poeta. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Del che ci occuperemo innanzi.</font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font style="font-size: 16pt" size="4"><strong>LIVELLO METRICO</strong></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4">Concorre all’efficacia della poesia il movimento ritmico: i versi liberi lunghi hanno un andamento lento.  L’accelerazione  del ritmo è scandita dagli endecasillabi.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">I versi lunghi liberi si rapportano in genere ai momenti più cupi, mentre gli endecasillabi propongono i momenti in cui si dilegua l’angoscia e appaiono i segni della speranza.</font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><a title="APPROFONDIMENTI" name="APPROFONDIMENTI"></a><font style="font-size: 16pt" size="4"><strong>APPROFONDIMENTI</strong></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Dalla lettura della lirica possiamo desumere che<strong> Montale</strong> si è avvicinato a <strong>Dante</strong> non soltanto per l’impianto artistico di alcuni aspetti linguistici e livelli formali, ma soprattutto per alcune tematiche fondamentali, che stanno alla base dell’ideazione allegorico-lirica, di cui si nutre la sua poesia.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Così, com’era avvenuto per <strong>Dante</strong>, la vicenda personale dell’autore si trasporta su “<em>un piano di astrattezza metafisica e di universalità</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Questa è la tesi del Luperini, che noi accogliamo pienamente, anche leggendo il primo verso della<strong> <em>Commedia:</em> </strong>“<em>nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai</em>…”. E’ ormai luogo comune, accettato da tutta la critica dantesca, che il nesso tra l’<strong>io esistenziale</strong> di “<em>mi ritrovai</em>” contrapposto a “<em>nostra vita”</em>, indica proprio nel proemio il messaggio del poeta, che dalla sua esperienza personale, fa nascere un’opera che deve avere un valore assoluto per tutti quanti gli uomini “<em>nostra vita</em>”. Indubbiamente<strong> Montale</strong> ha accolto la lezione dantesca, anche se logicamente, gli esiti poetici, riferibili all’esperienza dei due autori, vissuti in contesti storico-culturali distanti nel tempo, sono necessariamente diversi.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma un punto che accomuna <strong>Dante</strong> a <strong>Montale</strong> è senz’altro la figura della <strong><em>donna- angelo.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come <strong>Beatrice</strong> anche<strong> Clizia</strong>  rappresenta una <strong><em>mediazione </em></strong>tra <strong>l’uomo</strong>  e <strong>Dio</strong> ed analogamente a<strong> Beatrice </strong>la <strong><em>donna-angelo</em></strong> montaliana si volge al <strong><em>sole,</em></strong> simbolo di<strong><em> Dio,</em></strong> e si libra dall’umano al sovrumano per riscattare l’uomo.</font></font></p>
<p align="justify">                                    <font size="3"><font size="4">Il personaggio di</font> <strong><font size="4">Beatrice</font></strong>, <font size="4">però, ha un significato</font> <font size="4"><strong><em>ontologico-escatologico, </em></strong>fondato  sulla filosofia <strong><em>tomistico-aristotelica,</em></strong> coscientizzata nell’anima e nella mente di <strong>Dante.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Montale</strong>, invece, utilizza i temi e i concetti della religione cristiana nell’ambito di una cultura del tutto laica.</font>    </font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Il poeta, insomma, potremmo dire tesaurizza l’alta esperienza del fiorentino per poi, però, adattarla al suo vissuto individuale e storico, realizzando nella sua arte<em>“il dramma conoscitivo e poetico di tutto quanto il mondo moderno”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Apparentemente le figure di  <strong>Beatrice</strong> e <strong>Clizia</strong> sembrano accostarsi.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come <strong>Beatrice</strong> anche<strong> Clizia</strong> sembra impersonare, ma soltanto in un primo momento, i valori assoluti  che si devono incarnare nella <strong>storia </strong>per poi trasferirsi nell’<strong>Eterno</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come <strong>Dante Montale, </strong>nel raffigurare la donna ideale, si serve di <strong><em>richiami biblici</em></strong> e della<strong><em> simbologia cristiana.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma mentre il primo, proprio in virtù dell’<strong><em>intelletto d’amore</em></strong> e con la mediazione della <strong><em>donna-angelo</em></strong>, potrà congiungersi con l<strong>’Amore primo</strong>, il secondo rimane pur sempre legato alla sfera del mondo umano e la stessa <strong>Clizia</strong> si connota come simbolo della concezione poetica dell’autore e della sua religione: <em>quella del rinnovamento</em> <em>umanistico delle lettere nella drammaticità del contingente storico.</em><strong> Clizia</strong>, inoltre, nella realtà anche biografica si cala perfettamente nella storia del suo tempo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Irma Brandeis</strong>, ebrea, eppure studiosa dei<strong> Padri</strong> della<strong> Chiesa</strong> ed illuminata dantista, è la<strong><em> vittima sacrificale</em></strong> che deve subire le <strong><em>leggi razziali.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nella sua persona il poeta sembra configurare, soprattutto nella silloge “<strong><em>Bufera ed altro</em></strong>”, un mutamento dall’<strong>allegoria</strong> di tipo <strong><em>umanistico</em></strong> a quella di carattere <strong><em>cristiano</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La stessa immagine di <strong>Clizia, </strong>abbacinata dal sole, ci ricorda la figura dantesca, ma con connotazioni differenti. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong>, che già ha conquistato l’<strong>Eterno</strong>, potrà guardare il <strong><em>sole </em></strong>“<em>come aguglia unquanco non si affisse mai</em>”, <strong>Clizia</strong>, invece, si distrugge nella vista dell’“<strong><em>Altro</em></strong>” portando in sé un “<em>cieco sole</em>” per riscattare tutti quanti gli uomini.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il suo atto di amore indica la <strong><em>speranza</em></strong> di salvare l’umanità travagliata e dolente (<em>greti arsi del sud…</em>), ma non assume certamente la figura ideale di <strong><em>rivelazione</em> </strong>propria della <strong>Beatrice</strong> dantesca.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In effetti, come giustamente opina Iacomuzzi, <strong>Clizia</strong> non assurge mai ad un valore assoluto in quanto la trasfigurazione di<strong> Clizia </strong>per<strong> Montale</strong> si attua“<em>non come oggetto di fede, ma di speranza</em>”</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La figura di<strong> Beatrice</strong> è tutta proposta nei  termini della<strong><em> trascendenza escatologica</em></strong>, “<em>scende da cielo in terra per miracolo mostrare”</em>e dal cielo  soccorre “<em>l’amico suo e non della ventura”</em>e lo conduce all’Empireo.  </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Clizia</strong>, invece, è un personaggio chiaroscurale, in cui reale ed ideale si  mutuano a vicenda.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In effetti, nel periodo in cui maturava la composizione della <strong><em>Bufera ed altro</em></strong>, il poeta, che riteneva di poter contare sulla solidarietà degli uomini e di poter dare voce colla sua poesia ad un sentimento di coralità  umana e sociale, dovette prefigurare nella religione cristiana lo spiraglio di una speranza e di una possibile redenzione per tutti. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Forse il poeta intravedeva nell’essenza del <strong><em>cristianesimo </em></strong>la possibilità di una  risposta, che irradiasse i nuovi valori che dovevano, confortando, sollevare gli uomini  dall’<strong><em>angoscia esistenziale</em></strong> e dalla <strong><em>lacerazione storica.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’atteggiamento di<strong> Montale</strong>, però, non deve intendersi come <strong><em>credo</em></strong> assoluto, ma come <strong><em>speranza</em></strong>, <strong><em>attesa</em></strong> <strong><em> di redenzione.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Tutta la composizione della <strong><em>Bufera</em></strong> è scandita come <strong><em>atto di attesa</em></strong> non, però, immemore della <strong><em>tragicità del presente</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le coordinate <strong>tempo</strong>-<strong>spazio</strong> nel poeta sono sempre immanenti. </font></font></p>
<p align="justify">                                   <font size="3"><font size="4">La <strong><em>Firenze </em></strong>di <strong>Clizia, </strong>come abbiamo visto, è quella storicamente determinata, in cui giunge <strong>Hitler, </strong>in mezzo all’agitarsi del “<em>sozzo trescone” </em>per cui “<em>nessuno è incolpevole</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ proprio del poeta intrecciare la dimensione storica con quella individuale e di cronaca in un mirabile equilibrio spaziale-temporale, anche attraverso l’inventività figurale-espressiva di immagini poetiche, che sono il correlativo oggettivo della sua condizione umana e spirituale.</font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><a title="INTERTESTUALITA’_CON_DANTE" name="INTERTESTUALITA’_CON_DANTE"></a><font style="font-size: 16pt" size="4"><strong>INTERTESTUALITA’CON DANTE</strong></font></p>
<p style="text-indent: 1.25cm" align="justify">                     <font size="3"><font size="4">Per un esame più attento delle diversi componenti, che sono il <strong><em>fulcro ideativo- poetico</em></strong> delle rappresentazioni delle due donne <strong>Beatrice</strong> e <strong>Clizia, </strong>ci pare opportuno analizzare alcuni <strong><em>“loci</em></strong>” danteschi riguardanti la presenza di <strong>Beatrice</strong> nella <strong><em>Commedia</em></strong> per poi confrontarli con quelli già  riscontrati nell’<strong><em>epifania </em></strong>di <strong>Clizia </strong>della <strong><em>Primavera hitleriana </em></strong>e con altri “<strong><em>topoi</em></strong>” della poesia montaliana che ripropongono il modello del <strong><em>visting angel. </em></strong></font></font></p>
<p style="text-indent: 1.25cm" align="justify">                 <font size="3"><font size="4">E’ nostro intendimento, infatti, cogliere il “<strong><em>continuum” </em></strong>nella diacronia poetica, come pure le differenze, attraverso un’adeguata esemplificazione.  </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Iniziamo col trattare alcuni momenti esemplificativi della presenza di <strong>Beatrice</strong> nella <strong><em>Commedia</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong> è presentata da <strong>Dante</strong> sin dal II canto dell’<strong><em>Inferno</em></strong> come <strong><em>figura ed incarnazione della rivelazione</em></strong>: “<em>donna di virtù sola per cui / eccedi ogni contento /di quel che ha minori i cerchi suoi</em>”. (vv.<strong>76-78</strong>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Infatti, è proprio <strong>Beatrice</strong> che dovrà guidare <strong>Dante</strong> alla conquista del <strong><em>vero assoluto</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo ricorda <strong>Virgilio</strong> al poeta (<strong><em>Purg</em></strong>. canto VI vv. <strong>44- 48</strong>) “ ….. <em>se  quella nol ti dice / che lume fia tra il ’vero e lo ’intelletto:/ non so se &#8216;ntendi; io dico di Beatrice :/ tu la vedrai di sopra ,in su la vetta/ di questo monte, ridere e felice</em>”.</font></font></p>
<p align="justify">                                             <font size="3"><font size="4">Comincia a delinearsi una delle tematiche fondamentali della <strong><em>Commedia</em></strong>: la<strong> visione</strong> <strong>provvidenziale </strong>della <strong>storia</strong>, che per gli uomini si realizza attraverso l<strong>’illuminazione</strong> della<strong><em> grazia </em></strong>e della<strong><em> rivelazione.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify">                                                <font size="3"><font size="4">Ed è proprio <strong>Beatrice</strong>, nata dall’esperienza terrena del poeta, che si manifesta, per dirla con le parole dell’Auerbarch, “<em>figura o incarnazione della rivelazione che la grazia divina manda  per amore all’uomo, per salvarlo e che diventa  per lui la guida <strong>-visio</strong> <strong>Dei</strong>”.          </em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le parole dell’Auebarch sono senz’altro esplicative del significato del canto II dell’<strong><em>Inferno </em></strong>e ci inducono ad una interpretazione omnicomprensiva di tutta quanta la <strong><em>Commedia.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify">                      <font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong> vive nel mondo ultraterreno con gli stessi tratti di “<em>donna gentilissima”</em> che l’hanno contraddistinta in terra; ma nella sua significazione allegorica è <strong><em>figura</em></strong> del<strong> divino, </strong>che<strong> </strong>comprende, nel trascenderlo, tutto quanto l<strong>’umano</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Il modo con cui Dante ci presenta<strong> Beatrice </strong>(<strong><em>Inf.</em></strong> II: v.<strong>55) </strong>“<em>lucean gli occhi suoi più</em> <em>della stella”</em>, pur con<strong><em> stilemi</em></strong>  <strong><em>d’impianto</em></strong> <strong><em>stilnovistico</em></strong>, è preconizzamento della luce purissima del <strong><em>Paradiso</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Ed in tutto il canto mondo umano e mondo divino si conciliano. Anche quando la donna dice, sempre nel medesimo canto, al v..<strong>72 </strong>“<em>Amor mi mosse che mi fa parlare”</em>, come osserva giustamente il Sapegno: <em>“La parola è sentita in tutta quella complessità, o ambiguità se così si vuol dire, di significato, che lo stile comportava. E’ l’amore di Beatrice per il suo fedele, ma anche l’amore inteso sul suo valore assoluto, cioè  Dio, da cui deriva ogni impulso caritatevole</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma le parole di <strong>Beatrice</strong> nei vv.. <strong>94-102 </strong>assumono un preciso significato <strong><em>allegorico-teologico</em></strong>: “<em>Donna è gentil che nel ciel si compiange/di quest’impedimento ov’io ti mando, / sì che duro giudizio là su frange. / Questa chiese Lucia in suo dimando/ e disse: &#8211; Or ha bisogno il tuo fedele/ di te, e io a te lo raccomando-./ Lucia, nimica di ciascun crudele, / si mosse, e venne al loco dov’i’era, / che mi sedea con l’antica Rachele”.</em></font> </font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Per alcuni critici “<em>la donna gentil”</em>, figura della <strong>Madonna</strong> rappresenterebbe la<strong><em> grazia preveniente</em></strong>, mentre Lucia, anche con riferimento al nome “<strong><em>lux lucens</em></strong>” la<strong><em> grazia illuminante</em></strong> e  <strong>Beatrice </strong> la<strong><em> teologia.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La critica, che s’ispira al <strong><em>realismo figurale</em></strong> di Auebarch, ha preferito connotare nelle “<em>tre donne benedette”</em> rispettivamente la <strong><em>carità,</em></strong> la <strong><em>fede,</em></strong> la<strong><em> speranza,</em></strong> specularmente al canto XXXI  del <strong><em>Purgatorio</em></strong> e nella proiezione di tutta la Commedia, anche perché, come sappiamo, l’esame sulla<strong><em> fede</em></strong>, <strong><em>speranza</em></strong>, <strong><em>carità</em></strong>  costituisce realmente la più significativa avventura mistica di <strong>Dante</strong> prima di ascendere all<strong><em>’Empireo.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma sia che si privilegi l’una o l’altra interpretazione non si elude il nucleo fondamentale dell’opera dantesca: il viaggio dell<strong>’Uomo</strong> sospeso tra<strong> tempo ed  eternità</strong>, tra “<strong>buio</strong>”<strong> del peccato ed attesa della “luce”- rivelazione”</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In questa ottica cerchiamo di cogliere l’assunto critico di Charles S. Singleton, che nell’opera, che per l’appunto s’intitola:<strong><em>“Viaggio a Beatrice”</em></strong>- (Il Mulino-Bologna-1958-a pag.<strong>16) </strong>così si esprime: :“<em>Potranno esserci lettori, che per leggere il poema nel modo in cui esso esige di essere letto, saranno disposti a compiere lo sforzo di stabilire a fondo della loro mente ciò che la mentalità medievale accoglieva senza esitazioni: l’ampio ed indubitabile disegno di una possibilità offerta all’uomo ora, nel grande dramma di salvazione che è  la vita quaggiù. Questa possibilità consiste in un <strong>itinerarium mentis ad deum,</strong> in quanto evento reale che ha luogo nella vita di qualcuno: una conversione dal dolore e dalla miseria del peccato, come avvenimento reale dell’anima-e, per questo poeta medievale, qualcosa che può prendere vita nello specchio dell’allegoria”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">La lezione del grande critico è funzionale al nostro argomento in quanto ci ammonisce a considerare il messaggio dantesco nell’ambito della filosofia medievale.</font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">E’chiaro, pertanto, che due poeti quali<strong> Dante</strong> e <strong>Montale</strong>, tanto distanti nell’assiologia temporale e nella loro formazione etico-spirituale-culturale, anche se ricorrono a figure paradigmaticamente analoghe, come quelle di<strong> Beatrice </strong>e <strong>Clizia</strong>, non possono che viverle in modi diversi di pensiero e di poiesi creativa.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Un elemento, però, anche alla luce della lettura delle parole di Singleton, accomuna i due poeti e  si riflette nella loro allegoria poetica: “<em>la possibilità offerta all’uomo ora, nel dramma di salvazione che è la vita quaggiù”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ritornando al concetto di “<em>dramma di salvazione</em>” possiamo affermare che questo motivo è presente nel secondo canto dell’<strong><em>Inferno </em></strong>ed in tutto l’itinerario di <strong>Dante</strong>, <strong><em>personaggio</em></strong> della<strong><em> Commedia.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nel canto II, infatti, proprio in relazione al “<em>dramma della salvazione”,</em> è  evidenziato il sentimento di pietà, che muove la <strong>Vergine</strong> a chiamare <strong>Lucia, </strong>e quest’ultima <strong>Beatrice, </strong>che “<em>sedea con l’antica Rachele”,</em> simbolo della<strong><em> vita contemplativa</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nei detti e nei gesti di <strong>Beatrice </strong>palpita, invero, un profondo sentimento umano.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo notiamo, allorquando ansiosamente trepida perché ritiene di non riuscire in tempo a salvare il pellegrino, travolto dal vortice inesorabile del peccato vv.<strong>107-108</strong> <em>(……la morte  ch’l comabatte/ su la fiumana ove ‘l mar non ha vanto.</em>-), scende dal “<em>beato scanno” </em>chiedendo aiuto a <strong>Virgilio </strong>e al suo<em>“parlare onesto</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Acutamente osserva il Fallani (Fallani-<em> Lectura Dantis</em> &#8211; Le Monnier 1960 –pag.<strong>40</strong>)<em> “Dante ha scoperto, come avvertì il Toffanin, la quarta dimensione della poesia: l’allegoria. Dopo le pagine del Convivio e le indagini sull’umano sapere, dopo avere ondeggiato tra le dispute del tempo con le deduzioni e le induzioni sul potere e i limiti della ragione e della sapienza, sulle possibilità conoscitive dell’uomo, in merito alla rivelazione e al sopranaturale, ecco infine che egli  trova  la risoluzione e lo scioglimento del dramma della ragione e della fede, definendolo in due personaggi: Virgilio e Beatrice.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Un sol volere risolve questo ideale classico e cristiano del viaggio.  Il Limbo  e l’Empireo, Virgilio e  Beatrice chiariscono a Dante e riscoprono nella sua cultura non meno che alla sua anima l’infinita e verace azione di Dio, nella sfera del giudizio d’oltretomba e nella vicenda umana della storia”.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non migliore spiegazione, infatti, potrebbe essere addotta ai versi dell’ultima terzina del canto con cui <strong>Dante</strong> apostrofa <strong>Virgilio</strong> vv.<strong>139-40</strong>:<em>“Or va, ch’un sol voler è<strong> </strong>d’ambedue:/ tu duca, tu signore, tu maestro”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Un altro elemento, che ci fa comprendere l’intensità del sentimento umano di <strong>Beatrice</strong>, mentre tende a volgersi nelle sfere eterne, è facilmente intuibile dalla splendida descrizione, che <strong>Virgilio </strong>ne fa nei vv.<strong>115-117 </strong><em>“Poscia che m’ebbe ragionato questo /gli occhi lagrimando  volse; / per che mi fece del venir più  presto”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’ascesa di <strong>Dante,</strong> ad opera della grazia, non ignora tutto il dramma umano che viene compreso da <strong>Beatrice </strong>col suo pietoso soccorso, di cui avrà memoria anche nel xxx canto del <strong><em>Purgatorio </em></strong>(vv. <strong>139-141)</strong> “<em>Per questo visitai l’uscio d’i morti/ e a colui che l’ha qua su condotto/ li prieghi miei, piangendo furon porti”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><em>Pietas</em><strong> </strong>e  palpitante commozione, invero, non possono essere assenti in <strong>Beatrice, </strong>che, in quanto <em><strong>figura ideale</strong> </em>di tutta quanta la <strong><em>Commedia</em></strong>, non disgiunge mai l’<strong>umano</strong> dal <strong>divino</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La <strong>complementarità</strong> tra<strong><em> mondo umano</em></strong> e <strong><em>mondo divino</em></strong> è concepita anche dal poeta, quando ci descrive <strong>Beatrice,</strong> che, impersonando la <strong><em>teologia</em></strong>, nel XXXI canto del <strong><em>Purgatorio</em></strong>,<strong><em> </em></strong>contempla nell’immagine del <strong><em>Grifone </em></strong>la rivelazione della <strong><em>duplice natura</em></strong> dell’<strong>umanità </strong>e della <strong>divinità</strong> di <strong>Cristo.</strong></font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">In merito il Fallani opina (<em>Lectura Dantis</em> op.cit. febbraio 1960 pag.<strong>35</strong>): “<em>Gli occhi di Beatrice continuano l’irresistibile fascino; nel mondo avevano una potenza di elevazione, nell’eternità assurgono a simbolo della sacra dottrina, per cui il Grifone nel Paradiso terrestre si rispecchierà in quegli occhi, mentre Dante pieno di meraviglia sarà appagato per l’alta contemplazione”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nei vv.<strong>76-84 </strong>del XXXI canto del <strong><em>Purgatorio </em></strong>leggiamo: “<em>E come la mia faccia si distese, / posarsi quelle prime creature/ da lor aspersion l’occhio comprese; /e le mie luci, ancor poco sicure, /vider Beatrice volta in su la fiera/ ch’è sola una persona in due nature. /Sotto’l suo velo e oltre la rivera/ vincer parìemi  più se stessa antica,   / vincer che l’altre qui, quand’ella c’era”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Possiamo anche in questo caso notare un’analogia tra l’inventività fantastico-ideativa di <strong>Dante </strong>e quella montaliana. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Infatti, la rappresentazione degli animali dalla duplice natura è presente in <strong>Dante</strong> come in <strong>Montale</strong>, ma mentre il primo ci propone la  duplice natura nei termini escatologici della mistica medievale, il secondo, pur non privo di ansia metafisica, nella raffigurazione iconologico-zoomorfa espressa in alcune sue liriche, si connota come un “<em>nestoriano”</em> inviluppato nella terrestrità e tutto proteso al dramma dell’uomo e alla tragicità della sua dissoluzione.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong>, infatti, consapevole del travaglio umano del peregrino, anche nella figurazione del <strong><em>Grifone, </em></strong>che comprende la duplice natura, quella umana e quella divina, giusta l’interpretazione del Singleton, assume il significato allegorico della <em>salvezza</em>, intesa come <strong><em>itinerarium in mentem Dei, </em></strong>proprio in relazione a<strong> Dante</strong><em>“personaggio agens della Commedia  e alla sua anima volta colla mediazione della grazia all’Assoluto e all’Eterno”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong> diviene simbolo della conciliazione della vita <strong>reale </strong>ed <strong>ideale</strong>, del <strong><em>sinolo</em></strong> <strong>vita umana</strong> –<strong>vita divina- tempo ed eternità.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Significativo è il fatto, invero, che la figurazione del <strong><em>Grifone</em></strong> prelude all’ascesa mistica di <strong>Dante </strong>nel <strong><em>Paradiso</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Del tutto diversa la figura di <strong>Clizia, </strong>immersa nella mutevolezza e nella drammaticità della storia, nei confronti del“<em>nestoriano”</em><strong>Montale.</strong></font></font></p>
<p align="justify">                 <font size="3"><font size="4">Il <strong><em>Grifone </em></strong>con <strong>Beatrice </strong>è prefigurazione di un’ascesa mistica, che si basa un’escatologia ontologica cristiana ben definita, <strong>Clizia</strong>, invece, che può essere considerata<strong><em>“sorella”</em></strong>dell’<strong>anguilla</strong>, altro animale dalla duplice natura, simbolo dell’angoscia esistenziale del poeta e della sua concezione di vita, è volta alla contemplazione di “<strong><em>una teologia negativa</em></strong>”.  </font></font></p>
<p>******************************************************************************************************************************************************************************</p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le argomentazioni dantesche, che abbiamo sin qua esposto, non intendono essere un discorso a sé stante, ma un elemento esemplificativo per comprendere  le analogie e le differenze con il mondo poetico montaliano e conseguentemente la funzione allegorica del modello del <strong><em>visting-angel</em></strong>  nei due poeti.</font></font></p>
<p align="justify">                            <font size="3"><font size="4">Riteniamo che sia opportuno, dopo esserci soffermati su alcuni motivi della mistica di <strong>Dante, </strong>enunciare gli aspetti fondamentali della religiosità  e dell’ipotesi metafisica di <strong>Montale.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ci sembra di cogliere una prima sostanziale differenza nella concezione religiosa dei due autori.</font></p>
<p align="justify">                                 <font size="3"><font size="4"><strong>Dante</strong> è il poeta che ha improntato tutta la sua opera al principio <strong><em>tomistico-aristotelico</em></strong> traducendo la filosofia dell’assoluto nell’assoluto della poesia.</font></font></p>
<p align="justify">                                <font size="3"><font size="4">Nasce in tal modo la figura di Beatrice“<strong><em>visio Dei</em></strong>”, che trascende l’<strong>umano</strong>  per congiungersi con l’<strong>Eterno, </strong>secondo i dettami dello scolasticismo medievale.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4"><strong>Clizia</strong>, invece, che si configura parimenti come  momento di attesa e di fede, rimane radicata nel terreno, nell’illusorietà della vita e della storia e non assurge ad un valore assoluto come quello esemplato dalla<strong> Beatrice</strong> dantesca.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Assai distante è, peraltro, la concezione religiosa dantesca da quella montaliana.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Montale</strong> non perviene mai, come <strong>Dante, </strong>ad una<strong><em>“summa teologica”;</em></strong> il suo <strong>Dio,</strong> per dirla con Angelo Marchese (Angelo Marchese- <em>Montale e la ricerca dell’Altro- </em>Edizioni Messaggerie- Padova 2000 –pag .<strong>24</strong>) è  un<em> deus absconditus.</em></font></font></p>
<p align="justify">                         <font size="3"><font size="4">Il<strong> dio</strong>, pertanto, che contempla <strong>Clizia </strong>è <strong><em>presenza-assenza </em>(divina indifferenza)</strong> che  non solleva l’uomo dal suo <strong><em>problematicismo esistenziale</em></strong> e non lo libera dal  dilemma tra <strong>ragione </strong>e <strong>sentimento</strong>- <strong>immanenza </strong>e <strong>trascendenza</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Dante,</strong> invece, come abbiamo già avuto modo di costatare, confortati altresì dal summenzionato giudizio del Fallani, trova la soluzione della contrapposizione drammatica della <strong><em>ragione</em> </strong>e della<em> <strong>fede</strong></em><strong> </strong>nella definizione dei personaggi di <strong>Virgilio</strong> e <strong>Beatrice</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Per<strong> Dante</strong> la vicenda umana della storia si solleva all’<strong><em>Eterno</em></strong> ed il<em>“bell’occhio”</em>di <strong>Beatrice, </strong>che tutto vede, può comprendere nell’umano tutto quanta la possanza del divino e condurre l’amato alla salvezza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo sguardo, invece, di <strong>Irma Brandeis</strong> sarà freddo, distante (<em>occhi di ghiaccio</em>) e si  volgerà in un cosmo, di cui, come il suo cantore, non riesce a coglier che la <strong><em>disarmonia</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lontano da <strong>Montale</strong> e pertanto da <strong>Clizia</strong> è il mondo dell’<em>Empireo dantesco</em>, i cui attributi sono la luce purissima e  l’arcano suono dell’armonia <strong><em>cosmico-teleologica</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il paesaggio, in cui è evocata <strong>Clizia, </strong>è, invece, come abbiamo potuto avere modo di leggere, un <strong><em>paesaggio chiaroscurale, </em></strong>tratteggiato dalle figure retoriche degli <strong>ossimori, </strong>(<strong><em>cieco sole/ fuoco/gelo) </em></strong> ed accompagnato da turbamenti di suoni confusi.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il che c’illumina sulla condizione spirituale dell’autore e sulla sua concezione del mondo.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma per chiarire questi aspetti di <strong>Clizia, </strong>in particolare e della poesia montaliana in generale, ci pare opportuno sottolineare il clima culturale e filosofico, nel quale il poeta è vissuto.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La formazione filosofica di <strong>Montale</strong>, maturata, come il poeta stesso dice, anche attraverso le sollecitazioni della sorella<strong> Marianna</strong>, si evolve collo studio dei <strong><em>filosofi</em></strong> dell’<strong><em>esistenzialismo</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Dai <strong>padri</strong> dell’<strong><em>esistenzialismo</em></strong> coglie la lezione, che pone al centro di ogni ricerca: <strong><em>la</em></strong> <strong><em>condizione umana ed il suo limite</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Approfondendo <strong>Jasper</strong>, e, facendo sua la concezione di una <strong><em>situazione-limite</em></strong> dell’uomo, come “<em>io gettato nel mondo</em>”, a dibattersi con i gravi problemi dell’esistenza (<strong>libertà, dolore, morte</strong>&#8230;), <strong>Montale</strong> crea nella sua poetica una <strong><em>prospettiva metafisico-esistenziale</em></strong>, nella quale, però, avverte tutti i limiti e le ombre del contingente. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Eppure dal <strong>non essere</strong>, dal <strong>non senso, </strong>nel rifiuto delle false identità, affida alla poesia l’unica possibilità d’istanza metafisica ovvero l’attesa di un miracolo che si compia per l’appunto con l’epifania di <strong>Clizia</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’avvento di <strong>Clizia,</strong> però, lo ripetiamo, non ha alcunché di ontologico, si manifesta colla stessa evanescenza della vita e talora si definisce come un sogno, una parvenza, che ci richiama la famosa immagine del <em>velo di Maya </em>di<strong> Schopenhauer</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma se <strong>Schopenhauer</strong> parla dell’uomo come“<em>un semplice anello nella catena necessitante dei fenomeni”</em>, destinato ad una lotta incessante, che si conclude con lo scacco finale, <strong>Montale</strong>, che pure si rifà  anche terminologicamente al filosofo di Danzica, si apre, però, come osserva il Marchese (A. Marchese-<em> La ricerca dell’Altro-</em>op. cit. pag.<strong>50</strong>) al miracolo, che ora prende le sembianze della <strong><em>donna salvifica e cristologica</em></strong> <strong>Clizia</strong>, ora si cela nella simbologia degli animali dalla doppia natura <strong>(<em>anguilla e gallo cedrone) </em></strong>quasi a voler rappresentare la perpetuazione degli esseri viventi in una catena irrazionale ed eterna.Ci accorgiamo subito della  fondamentale divergenza col mondo dantesco, dove reale ed ideale, immanenza e trascendenza tomisticamente convergono secondo il principio filosofico della <strong><em>“reductio ad unum”</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Illuminante  al riguardo ci pare la tesi del  Mazzoni, che, con riferimento allo XXXI canto del <strong><em>Purgatorio, </em></strong>da noi già preso in esame, così commenta la <strong><em>“figura del grifone</em></strong>”:</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> “ <font size="3"><font size="4"><em>E’ appunto all’alzarsi del suo volto che Dante  nel suo nuovo e conquistato contemplare, vede come gli angeli, i&#8221;ministri e i messaggeri di vita eterna”che fin dal canto trentesimo sono comparsi sulla scena, ora hanno smesso di spargere fiori quasi  a sottolineare la solennità del momento e a preparare una nuova e più  diretta contemplazione analogica del divino mediante Beatrice, la quale  è ora” volta  in su  la fiera/ Che è una sola persona in due nature (vv. 80-81), vale a dire contempla essa stessa, nel Grifone attaccato al  carro, nella “biforme fiera l’umanità e la divinità del Cristo”. (</em>Francesco Mazzoni<em>- Canto XXXI-Lectura Dantis Scaligera</em>-Le Monnier- Firenze 1967-pag.<strong>1161</strong><em>).</em><strong> </strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il viaggio di <strong>Beatrice</strong> e di<strong> Dante</strong> è per l’appunto l’inverarsi di un “<strong><em>itinerarium in mentem Dei”.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Per <strong>Montale</strong>, invece, non esiste una conciliazione fra immanenza e trascendenza e neppure una mediazione idealistica ed anche quando  il poeta dal nulla tende ad una tensione metafisica, ovvero ad una “<em>chiamata cosmica</em>”, per dirla con il Contini, fa vibrare sempre nella sua lira l’angoscia della ricerca di un mondo ultraterreno, che, però, non si svela compiutamente al suo sguardo neppure con l’avvento miracolistico di <strong>Clizia</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La <strong>Beatrice</strong> si presenta in molti tratti della<strong><em> Commedia</em></strong> come la <strong><em>donna  velata</em></strong> ed ancora palpitante  di sentimenti umani, ma nel momento in cui “<strong><em>si svela”</em></strong>, si connota come figura della rivelazione, della luce dell’intelletto, sublimando in senso del tutto medievale la “<em>caritas mundi”</em>in“<em>caritas Dei”</em>ed offrendo all’<em>homo agens</em> della <strong><em>Commedia  </em></strong>la via della salvezza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non certo può <strong><em>svelarsi</em></strong> la figura di <strong>Clizia</strong>, che  si delinea con i segni della tragicità del dramma umano nel momento stesso in cui assurge a simbolo sacrificale per la salvezza dell’umanità lacerata dalle vicissitudini storiche.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In effetti, in<strong> Montale </strong>non esiste né il concetto della <strong>Rivelazione</strong>, né quello della <strong>Grazia </strong>nei termini tomistici fatti propri dal fiorentino.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo stesso tempo, in cui si muove la figura di <strong>Clizia</strong>, è un tempo storico determinato.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non è il caso di ripercorrere ancora una volta  l’evento storico, che è il  <strong><em>chronos</em></strong> della <strong><em>Primavera hitleriana</em></strong>; lo ricordiamo soltanto per cercare di comprendere meglio il significato della figura di <strong>Clizia</strong> e continuare la nostra indagine ponendo in rapporto analogico e/o di contrapposizione la figura di <strong>Beatrice </strong>con la creatura montaliana. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il tempo in<strong> Dante </strong>si rivela anche attraverso la figura della <strong><em>donna-angelo</em></strong>, contemplata in tutta quanta la <strong><em>Commedia, </em></strong>come miracolo divino che  attua nel peregrino il transito  dalla sfera storica a quella metastorica, dall’immanente all’Assoluto e all’Eterno. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Montale, </strong>invece, sull’ipotesi del miracolo, così si esprime nell’<strong><em>Intervista immaginaria: </em></strong>“<em>Il miracolo era per me evidente come la necessità. Immanenza e trascendenza non sono separabili, e farsi uno stato d’animo della perenne mediazione dei due termini come propone il moderno stoicismo, non risolve il problema o lo risolve con un ottimismo di parata. Occorre vivere la propria condizione senza scappare, ma senza trovarci troppo gusto. Senza farne merce di salotto”. </em></font></font></p>
<p align="justify">                                         <font size="3"><font size="4">Le parole di <strong>Montale,</strong> pertanto, escludono ogni possibilità di conciliazione dialetticamente compiuta tra immanenza e trascendenza  di stampo teleologico di tipo dantesco; piuttosto ci proiettano in uno stato di tensione spirituale autenticamente esistenziale, da cui  nasce la musa lirica, e di cui <strong>Clizia</strong>  è <strong><em>“figura”</em></strong> anche nella sua ipotesi metafisica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Osserva acutamente il Marchese (A. Marchese-<em>op.cit</em>- pgg-<strong>54-55</strong>):<em> “La gnoseologia di Montale è sin dalle origini aliena da ogni forma di idealismo ottimistico, particolarmente nella versione dello storicismo assoluto: si nota anzi in contrasto con le fin troppe facili affermazioni di libertà nella natura….un sentimento di fondo schopenhauriano (e per certi aspetti  leopardiano) che nega ogni illusa apparenza di bontà, di rousseauiana positività delle cose per scorgere dietro di esse un inganno,  un trucco della nostra <strong>rappresentazione</strong></em>&#8230;&#8230;<em><strong> </strong>Dal famoso animo informe e dal  ciò che non siamo, di Ossi sino alle ripetute affermazioni da Satura in poi (Non sono mai stato certo di essere al mondo- Xenia II,7;) Montale ha sempre posto al centro della  sua poesia un io debole, confuso, privo di saldi  punti di riferimento.  Alle origini di una siffatta prospettiva vi è di certo in particolare la psicologia dell’uomo sempre assillata da problemi metafisici e religiosi e, per così dire, radicata più nei dubbi che nelle certezze; le letture filosofiche non fecero che convalidare la sofferta esperienza personale”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’indagine critica del Marchese è significativa per farci comprendere la distanza che separa l’orizzonte etico-spirituale e culturale di <strong>Dante</strong>  da quello di<strong> Montale.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma è proprio attraverso questa contrapposizione dialettica che la <strong><em>lezione dantesca</em></strong> assume una valenza del tutto unica ed irrepetibile nell’universo montaliano.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Ce lo spiega lo stesso <strong>Montale: </strong>“<em>Dante non può essere ripetuto……. Esempio massimo di oggettivismo e razionalismo poetico, egli resta estraneo ai nostri tempi, ad una società soggettivistica e fondamentalmente irrazionale perché pone i suoi significati nei fatti e non nelle idee. Ed è proprio la ragione dei fatti che oggi ci sfugge. Poeta concentrico, Dante non può fornire modelli ad un mondo che si allontana progressivamente dal centro e si dichiara in perenne espansione. Perciò  la Commedia è e resterà l’ultimo miracolo della poesia mondiale. Lo fu perché era possibile alle forze di un uomo ispirato, o per meglio dire lo fu per una felice congiunzione degli astri nel cielo della poesia oppure dobbiamo considerarla come un fatto estraneo alle possibilità umane?&#8230;&#8230; posso tranquillamente considerare l’affermazione del Singleton che il poema sacro fu dettato da Dio e il poeta non fu che lo scriba&#8230;&#8230; non avrei nessuna prova per contestare il carattere miracoloso del poema, così come non mi ha atterrito il carattere miracoloso che fu attribuito a quella Beatrice storica di cui pensavamo di potere fare a meno&#8230;&#8230;.. Che la vera poesia abbia sempre il carattere di un dono e che pertanto essa presupponga la dignità di chi la riceve, questo è il migliore insegnamento che Dante ci abbia lasciato. Egli  non è il solo che ci abbia dato questa lezione, ma fra tutti è certo il maggiore. E se è vero che egli volle essere poeta e nient’altro che poeta, resta quasi inspiegabile alla nostra moderna cecità che quanto più il suo mondo si allontana da noi, di tanto si accresce la nostra volontà di conoscerlo e farlo conoscere a chi è più cieco di noi”</em>.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4"><em>(</em>E. Montale- Da<em> Atti del Congresso internazionale di Studi danteschi-20-27 aprile 1965- </em>Firenze, Sansoni-1966-vol.II-pp.<strong>330-33)</strong>. </font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">&nbsp;</p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Le parole dell’autore, anche se in veste di critico di <strong>Dante</strong>, sono sempre parole di grande illuminazione poetica e non riteniamo opportuno aggiungere alcunché.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Cerchiamo soltanto di interpretarne il messaggio per meglio comprendere, in quali termini nell’avventura poetica di <strong>Montale, </strong>sia congeniale l’ispirazione di derivazione  dantesca  del carattere miracoloso della poesia, correlato alla visione salvifica della <strong><em>donna-angelo</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Abbiamo altresì imparato a conoscere che di <strong>Dante</strong> <strong>Montale</strong> non solo riprende la concezione della poesia, intesa come rivelazione, come dono per il riscatto morale e civile di tutta quanta l’umanità, ma accoglie <strong><em>stilemi e forme lirico-inventive </em></strong>riferibili ad <strong><em>archetipi </em></strong>comuni.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Iniziamo a trattare dell’<strong><em>archetipo</em></strong> dell’<strong>acqua.</strong> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>E l’acqua seguita a rodere</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>le sponde e più nessuno è incolpevole.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Riprendiamo questi versi, che abbiamo già citato all’inizio della nostra trattazione, per porre l’accento sul correlativo oggettivo dell’acqua che in<strong> Montale</strong> assume la connotazione del tempo che corrode.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E’condivisibile il parere della critica moderna, che afferma che il concetto di <strong><em>tempo-corrente</em></strong>, che tutto travolge, in<strong> Montale </strong>ha il suo prodromo in <strong>Schopenhauer</strong>: “<em>Il tempo somiglia a un’irrefrenabile corrente, e il presente a una roccia, contro cui quella si frange senza pervenire a trascinarla con sé”. </em>(A. Schopenhaueur- <em>Il mondo  come volontà e rappresentazione<strong> </strong></em>–Laterza -Bari 1977-pag. <strong>309</strong>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come osserva il Marchese (<em>op.cit</em>. pag. <strong>60-61)</strong>: “<em>Lo scorrere dell’acqua che si fa vortice e rapina è l’allegoria della necessità irrazionale, propria del mondo fenomenico&#8230;&#8230;. L’arte del poeta trasfonde nella teoria la potenza del pensiero e del sentimento che fa del tempo l’assiale metafora di una dolorosa concezione della vita”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’acqua rappresenta anche per il poeta l’impossibilità di dare vita al ricordo di persone o cose care come nel caso di <strong><em>Cigola la carrucola nel pozzo.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Cigola la carrucola nel pozzo,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>l’acqua sale alla luce e vi si fonde.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il poeta spera di recuperare il passato, ma tutto sembra inutile.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">La lirica prelude ad immagini luminose, che indicano attesa e speranza, ma poi tutto svanisce.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Trema un ricordo nel ricolmo secchio,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>nel puro cerchio un’immagine ride,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La memoria non riesce, però, a trattenere il ricordo; l’“<strong>io</strong>”di Montale è un<em>“io debole”. </em>Si rivela ancora una volta l’<strong><em>ossimoricità del vivere:</em></strong> da una parte l’attesa di un evento miracoloso, dall’altra il fallimento che l’accompagna e che testimonia la tragicità dell’<strong><em>existere</em></strong> nel tempo attraverso la deformazione dell’immagine.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Accosto il volto a evanescenti labbri: </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>si deforma il passato, si fa vecchio,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>appartiene ad un altro&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il tempo per<strong> Montale </strong>non è assoluto come per<strong> Dante</strong> e l’estraniarsi dell’immagine alla memoria</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4"><em>Ah che  già stride</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>la ruota, ti ridona all’atro fondo,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>visione, una distanza ci divide</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">manifesta la negatività dell’Essere e l’impossibilità di approdare a quelle certezze metafisiche cui, invece, <strong>Dante </strong>ontologicamente perviene nella composizione del suo poema.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La concezione della negatività dell’esistenza si fa ancora più lacerante in <strong><em>Lindau</em></strong> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>La rondine vi porta</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>fili d’erba, non vuole che la vita passi.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ma tra gli argini a notte, l’acqua morta</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>logora i sassi.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ancora una volta si contrappone l’immagine positiva della vita (<em>la rondine vi porta fili d’erba) </em>con la visione angosciosa del desolante ed inarrestabile processo di distruzione cosmica (<em>l’acqua morta logora i sassi).</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Un altro esempio del rovinoso vortice delle acque ci è dato dalla lirica<strong> <em>Flussi</em></strong><em>.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">All’immagine dei fanciulli, che con gli archi <em>spaventavano gli scricchi nei buchi </em>e che sembrerebbe rappresentare il gaudio spensierato della fanciullezza, fa riscontro la cupa meditazione del poeta.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>La vita è questo scialo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>di triti fatti, vano</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>più che crudele</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>E tutto scorre nella gran discesa </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e fiotta il fosso impetuoso tal che</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>s’increspano i suoi specchi:</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>fan naufragio i piccoli sciabecchi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>nei gorghi dell’acquiccia insaponata.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il naufragio dei <em>piccoli sciabecchi </em>(antiche imbarcazioni a vele a tre alberi) evidenzia ancora una volta come l’uomo, alienato dal flusso della vita, non riesce ad approdare ad alcuna verità ontologica, se non concependola nella sua negatività. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il male del mondo, come nella concezione leopardiana, sembra insito nella stessa natura. </font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il correlativo oggettivo, poi, dell’acqua insaponata ci rimanda all’inganno, all’insidia, che travolge l’uomo nel nulla.</font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="4">Questa concezione permane in tutta la produzione poetica montaliana.</font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> <font size="3"><font size="4">In <em>Arsenio</em> leggiamo:</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Così sperso tra i vimini e le stuoie</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>grondanti, giunco tu che le radici</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>con sé trascina, viscide, non mai</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>svelte, tremi di vita e ti protendi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>a un vuoto risonante di lamenti</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>soffocati, la testa ti inghiotte</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>dell’onda antica che ti volge&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche gli animali dalla duplice natura il <strong><em>gallo cedrone</em></strong> e l<strong><em>’anguilla</em></strong>,  fraternamente congiunti a <strong>Clizia, </strong>e, che emblematizzano il concetto stesso della poesia nella produzione matura di <strong>Montale,</strong> si aggirano in acque limacciose e putride.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il singulto del gallo chiede aiuto. La sua non è una voce, ma appunto un singhiozzo, lamento di una vita strozzata, che non riesce ad emergere.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Era più dolce</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>vivere che affondare in questo magma,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>più facile disfarsi al vento che</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>qui nel limo, incrostati nella fiamma.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non diversa ci appare la sorte dell’<em>anguilla.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>L’anguilla, la sirena </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>dei mari freddi che lascia il Baltico</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>per giungere ai nostri mari,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ai nostri estuari, ai fiumi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che risale in profondo, sotto la piena avversa,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>di ramo in ramo e poi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>di capello in capello, assottigliati,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>sempre più addentro, sempre più nel cuore </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>del macigno, filtrando</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>tra gorielli di melma finchè  un giorno</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>una luce scoccata  dai castagni</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ne accenda il guizzo in pozze d’acquamorta&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em></font></p>
<p align="justify">                                                 <font size="3"><font size="4">In tutta la produzione poetica, ed anche in quella dell’ultimo periodo, <strong>Montale</strong> riprodurrà la <strong><em>simbologia dell’acqua</em></strong>, intesa<strong><em> </em></strong>come<strong><em> problematicismo esistenziale</em></strong> o <strong><em>teologia negativa</em></strong>, colta, per dirla con Fallacara, in una tensione di interscambio tra fisica e metafisica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nella lirica<em> <strong>Acque alte, </strong></em>in “<em>Diario del 71 e 72”, </em>il poeta configura l’uomo, alienato dalla società di massa, che viene travolto dal <em>demone delle acque</em> alla stregua di un oggetto-rifiuto.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Le  acque si riprendono</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><em>ciò che</em>  <em>hanno dato: le asseconda il loro</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>invisibile doppio, il tempo; e un flaccido</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>gonfio risciacquamento ci deruba</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>da quando lasciammo le pinne per mettere fuori gli arti,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>una malformazione, una beffa che ci ha  lasciato gravidi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>di cattiva coscienza e responsabilità.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>In altri tempi scoppiavano</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>castagne sulla brace, brillava qualche lucignolo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>sui doni natalizi. Ora non piace più </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>al demone delle acque darci atto che noi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>suoi spettatori e correi siamo pur sempre noi.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il correlativo oggettivo dell’acqua in<strong> Montale, </strong>come in <strong>Dante, </strong>ha una sua connotazione ben precisa.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nel primo simboleggia il fluire del tempo, che s’infrange irrefrenabilmente nella roccia dell’esistente, in un cammino impervio ed irto di difficoltà e di perplessità, nel secondo le acque, ed in particolare negli ultimi canti del <strong><em>Purgatorio</em></strong>, appaiono sempre più limpide e circolari all’armonia cosmica preordinata da Dio ed anticipano l’incedere verso l’alto regno.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">E’ evidente che i due poeti, pur ricorrendo ad archetipi analoghi nella loro produzione poetica, li rappresentano in modo diversificato, correlandoli alla loro concezione del mondo ed al proprio vissuto</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E se l’<strong>archetipo</strong> dell’<strong>acqua</strong> è la “<strong><em>figura</em></strong>” del tempo, dello stesso dobbiamo cercare di  interpretare il sovrasenso e la sua specifica individuazione poetica nel mondo dantesco ed in quello montaliano con precipuo riferimento alle figure di <strong>Beatrice </strong>e di <strong>Clizia</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><em>L’acqua che continua a rodere  le sponde,</em> <em>il</em> <em>fango, il magma</em> rappresentano il tempo, divenuto coscienza esistenziale di <strong>Montale </strong>e di cui la stessa <strong>Clizia </strong>è permeata, così come il circolare fluire di acque perenni e limpide, che costituiscono il paesaggio ideale del Paradiso terreste, nel quale si aggirano <strong>Lia</strong>, <strong>Matelda </strong>e la stessa<strong>  Beatrice, </strong>s’intona perfettamente all’assunto <strong><em>teleologico-escatologico </em></strong>della<em><strong> Commedia.</strong> </em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> <font size="3"><font size="4">Arguisce al riguardo il Raimondi (E. Raimodi –<em>Metafora e storia –Studi su Dante e Petrarca –</em>Torino- Einaudi-1970-<strong>pag. 65</strong>).</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">“<font size="3"><em><font size="4">In Dante l’immagine del mare e delle acque non si esaurisce mai in una formula unica e comporta quasi sempre una convergenza di significati istintivi, di ricordi, di simboli vitali. E’ chiaro che l’idea del mare in un contesto ricchissimo d’immagini bibliche, sottintende una compresenza di eventi e di<strong> figure</strong> che ogni cristiano  sente di rivivere nella propria esistenza come simboli della grazia e della  liberazione”.</font></em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le argomentazioni del Raimondi c’inducono a meditare sul momento del viaggio del peregrino <strong>Dante</strong>, che, avendo già attraversato <em>il mare crudele</em> e <em>l’acqua perigliosa</em>, potrà proprio, dalla contemplazione limpida delle acque e dalla sua fede trovare conforto nella  <em>speranza dell’altezza.</em></font></font></p>
<p align="justify">“<font size="4"><em>L’acqua diss’io “e il suon della foresta </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>impugnan dentro a me novella fede.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">( <strong><em>Purg.</em></strong> Canto XXVIII vv.<strong>85-86</strong>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E sarà <strong>Matelda, </strong>prefigurazione di Beatrice, che all’interno del medesimo canto spiegherà a<strong> Dante  </strong>la natura miracolistica delle acque:</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>L’acqua che vedi  non surge di vena</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che ristori vapor che gel converta,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>come fiume ch’acquista e perde lena;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ma esce di fontana salda e certa,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che tanto dal voler di Dio riprende,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>quant’ella versa da due parti aperta.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Da questa parte con virtù discende</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che toglie altrui memoria del peccato;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>dall’altra d’ogni ben fatto la rende.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Quinci Letè; così dall’altro lato</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Eunoè si chiama e non  adopra </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>se quinci e pria non è gustato:</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>a tutti altri sapori esso è di sopra.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">(<strong><em>Purg.</em></strong> Canto XXVIII vv. <strong>121-132</strong>)</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="4">La perfetta natura del luogo, rappresentata dal perenne scorrere delle terse acque non significa, inoltre, ripudio della terra, ma assunzione secondo verosimiglianza di essa, sul piano immutabile dell’ideale, mercé un processo di astrazione che non trasforma la sostanza della natura umana, bensì la purifica dalle scorie, dalla mutevolezza, dalla provvisorietà delle cose.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E se in un primo momento <strong>Dante </strong>rimane attonito all’insolito paesaggio:</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Tutte l’acque che son di qua più monde</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>parrìeno avere in sé misura alcuna,</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>verso di quella, che nulla nasconde,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>avvenga che si mova bruna bruna</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>sotto l’ombra perpetua, che mai</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>raggiar non lascia sole ivi nè luna.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">(<strong><em>Purg.</em></strong> Canto XXVIII vv.<strong>28-33</strong>)</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">le parole di <strong>Matelda </strong>senz’altro gli fanno comprendere il senso ultimo del suo viaggio.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nei versi succitati notiamo una tecnica narrativa<strong><em> terra-oltremondo</em></strong>, <em><strong>realtà-sogno</strong> </em>che ci trasferisce in un’<strong><em>atmosfera virgiliana.</em></strong> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Si noti la contrapposizione- <em>più monde parrìen aver natura /avvegna che si mova bruna /bruna sotto l’ombra perpetua- </em>per comprendere come inizialmente nella rappresentazione delle acque si intrecciano varietà di simboli contrapposti: <strong><em>tenebre dell’oblio</em></strong> e <strong><em>catarsi dell’animo</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ricordiamo, inoltre, che l’<strong><em>aspetto chiaroscurale</em></strong> del <strong><em>Paradiso terreste </em></strong>è anche detto da <strong>S.Agostino</strong> <em>(Genesi</em> Ad lit. <span lang="en-GB">VIII.1)<em> fructosis nemoribus opacatum.</em></span></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nel <em>nemus opacum </em>prende vita la funzionalità sacrale delle acque, che <strong>Matelda  </strong>puntualmente rivela a <strong><em> </em>Dante.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il lettore a questo punto potrebbe obiettare forse che ci siamo lasciati troppo condurre dal verbo dantesco e che abbiamo tralasciato <strong>Montale.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ed invece no; è nostro intendimento chiarire con  specificità di esemplificazione testuale le ragioni per cui i due poeti, pur ricorrendo allo stesso<strong><em> sema </em></strong>(<strong>l’acqua</strong>), pervengono a modelli poetico-figurali dissonanti e contrapposti.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Abbiamo parlato del circolare fluire delle acque nel mondo dantesco ed abbiamo lasciato <strong>Montale</strong> muoversi  in acque limacciose ed insidiose.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Questa tipologia delle acque accompagnerà tutta la vita di<strong> Montale </strong>e naturalmente quella di<strong> Clizia</strong>, che, nella sua estrema mutazione di <em>anguilla,</em> troverà il suo <em>humus</em> esistenziale-poetico nel <em>fango</em> e nel <em>magma.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il correlativo oggettivo della poesia in un poeta è sempre da ricondurre al suo impianto filosofico congiunto alla sua esperienza umana.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Per<strong> Dante</strong> i termini filosofici, non sembra più il caso di ripeterlo, sono quelli dottrinari tomistico-aristotelici, per<strong> Montale </strong>quelli della filosofia esistenziale-probabilistica del suo tempo ricreati nel suo“<strong>io lirico”</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">I filosofi, che hanno maggiormente influito sulla formazione di <strong>Montale, </strong>sono <strong>Heidegger</strong> e <strong>Jasper.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Di entrambi il poeta percepisce la concezione del tempo e il senso dell’<em>existere</em> nel mondo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Tali concezioni nella poesia montaliana, per l’appunto, si rapportano al <strong>correlativo oggettivo dell’acqua</strong>, inteso come<strong><em> archetipo figurale </em></strong>di tutta quanta la produzione poetica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Di <strong>Heidegger </strong>il poeta riprende la concezione del<strong> <em>dasein</em></strong> <em>(dell’essere-qui</em>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il filosofo dice: <em>“La questione, che mi preoccupa non è quella dell’esistenza dell’uomo; è quella dell’essere nel suo insieme in quanto tale”.  </em>L’uomo, osserva<strong> Heidegger </strong>al pari di <strong>Montale,  </strong>si volge al mondo del non autentico perché non vuole affrontare la propria condizione di limitazione, di finitezza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il concetto della<em> <strong>limitazione</strong></em><strong> </strong>e della<em> <strong>finitezza </strong></em>dell’uomo, <strong>Montale, </strong>rapportandosi sempre al sema dell’acqua, lo rivive con vibrante liricità in <strong><em>Casa sul mare </em></strong>pubblicata il 28 febbraio del 1925, e che rappresenta l’ultimo momento compositivo degli <em>Ossi di Seppia.</em> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Il viaggio finisce qui:</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>nelle cure meschine che dividono</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>l’anima  che non sa più dare un grido.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ora i minuti sono uguali e fissi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>come i giri di ruota della pompa.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Già all’inizio del suo itinerario poetico, infatti, <strong>Montale</strong> non si pone come“<strong><em>rivelatore dell’Essere”, </em></strong>ma proprio, alla maniera heideggeriana, come<strong><em>“pastore dell’Essere</em></strong>”.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>Piuttosto l’uomo è gettato nello stesso Essere nella verità dell’Essere che in tal modo ex-sistendo custodisca la verità dell’Essere, perché nella luce dell’Essere appaia come quello essente che è. Se e come esso appare, se come dio e gli dei e la storia entrano nell’apertura dell’Essere, vengono e si ritraggono, tutto ciò non è l’uomo a deciderlo. L’avvento dell’Essente ripara nel destino dell’Essere. All’uomo resta, però, il problema di trovare essenza in conformità di tale destino; perché è in conformità di destino che egli ha da custodire come esistente la verità dell’Essere. L’uomo è il pastore dell’Essere”</em> (M. Heidegger-<em> Lettera sull’umainsmo- in “La dottrina di Platone  sulla verità</em>- trad. it. Di A. Bixio e G. Vattimo- Torino- S. .E..I- 1975-pag. <strong>93)</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">I dettami della filosofia di <strong>Heidegger</strong> costituiscono i nuclei fondanti della poetica di Montale.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come <strong>Heidegger Montale </strong>si sente <em>gettato nell’Essere</em> e, come per il filosofo la realtà gli appare come <em>essente </em> e gli  si svela nelle sue parvenze ora <em>con un salir dell’acqua che rimbomba,</em> ora con lo strepitio di un <em>cigolio, </em>ora con un segno numinoso di luce. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Seguendo l’ammonimento del filosofo, inoltre, il nostro “<em>ripara nel destino dell’Essere”</em>,<em> </em>e, come pastore nestoriano, tenta di custodire la verità, che non può rifulgere se non con l’avvento epifanico di <strong>Clizia</strong>, che naturalmente s’identifica con la poesia stessa.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come <strong>Heidegger Montale</strong> cerca nell’immanenza e nel limite stesso dell’<em><strong>existentia</strong>  (il viaggio finisce qui) </em>un varco per la trascendenza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nel contesto della poesia  si legge:</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Tu chiedi se così tutto vanisce</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>in questa poca nebbia di memorie;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>se nell’ora che torpe o nel sospiro</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>del frangente si compie ogni destino.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Vorrei dirti di no, che ti s’appressa</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>l’ora che passerai di là del tempo;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>forse solo chi vuole s’infinita,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e questo tu potrai, chissà, non io.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Penso che per i più non vi sia salvezza, </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ma taluno sovverta ogni disegno,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>passi il varco, qual volle si ritrovi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>Il cammino finisce a queste prode</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che rode la marea col moto alterno.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Il tuo cuore vicino che non m’ode</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>salpa già forse all’eterno.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">O. Macrì definisce questo componimento poetico in questi termini: “<em>una  lirica in cui convivono scepsi e credenza entrambe tremolanti di angoscia esistenziale”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ci troviamo ancora di fronte al primo <strong>Montale</strong>; nell’orizzonte poetico non è ancora apparsa <strong>Clizia, </strong>ma già se ne prevede il nucleo ideativo, nutrito dalla tensione metafisica del poeta, incline a trascendere l’immanenza per volgersi all’infinito <em>“forse solo chi vuole s’infinita”. </em>Pregnante è il <em>“forse” </em>all’inizio del verso che puntualizza il problematicismo esistenziale del poeta.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nell’ultima strofe l’immagine della<em>“marea”</em>che “<em>rode col moto alterno” </em>raffigura il vorticoso incedere dell’uomo in un magma storico-esistenziale tendente al limite, alla finitudine.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">E’ da notare, pure, il valore semantico della parola “<em>rode” </em>che sarà ripetuta, come abbiamo avuto di esaminare, in <strong><em>Primavera hitleriana </em></strong>“<em>e l’acqua continua a rodere le sponde”.</em> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma un altro <em>forse </em> proprio all’interno dell’ultimo verso<em> &#8221; il tuo cuore salpa già forse  per l’eterno”</em> ci rimanda a quell’ipotesi metafisica che non sarà mai sopita nell’anima del poeta e che<em> figuraliter </em>assumerà le sembianze di <strong>Iride </strong> o di <strong>Clizia.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Un altro filosofo, che avrà implicanze nel percorso esistenziale-poetico di <strong>Montale</strong>, è senz’altro <strong>Jasper.</strong></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Per <strong>Jasper, </strong>infatti, come per <strong>Montale  </strong>la nostra esistenza è  sempre in rapporto con qualcosa di <strong><em>Altro,</em></strong> che n’è il fondamento, con un mondo, che non si può conoscere se non parzialmente. Così congeturra <strong> Jasper</strong>:</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">“<font size="4"><em>L’assoluto è qualcosa di nascosto che si rivela in frammenti fuggitivi, in lampi intermittenti. E noi abbiamo il  senso di una notte in cui il nostro pensiero si perde”.</em></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Il filosofo, nel proporci il suo pensiero, ricorre alle metafore “<em>lampi intermittenti</em>”,  correlate alla<strong><em> fugacità del Tempo </em></strong>e all’<strong><em>indecifrabilità dell’Assoluto </em></strong>“<em>frammenti fuggitivi</em>”ed anche terminologicamente postula gli elementi costitutivi dell’essenza della poetica montaliana.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Prosegue <strong>Jasper</strong>: “<em>Ma proprio quando nella situazione-limite l’uomo ha coscienza del suo scacco</em> (termine anche usato da Montale)<em> &#8220;si mette in rapporto all’esistenza e al trascendente”.</em></font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Ci addentriamo proprio nella tematica ideativo-concettuale che informa tutta quanta la poesia di <strong>Montale.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Un’altra concezione, comune a <strong>Jasper</strong> e a <strong>Montale</strong>,<strong> </strong>e, che si rapporta alla metafora dell’acqua, è quella del <strong><em>naufragio</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il naufragio e la ricerca della salvezza ci rimandano ancora una volta a <strong>Dante</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Menzionando il saggio di Singleton, abbiamo detto che un elemento, che accomuna i due poeti tanto distanti nel tempo, è “<em>il dramma della salvazione dell’uomo”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il che altro non è che l’estremo tentativo dell’uomo di salvarsi dal naufragio dell’esistenza per vivere l’autenticità del suo Essere alla ricerca di una salvezza, che, naturalmente nei due poeti, si connoterà in alterità di forme ed approdi.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’idea del naufragio è proprio nell’<strong><em>incipit </em></strong>del poema sacro.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>E come quei che con lena affannata</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>uscito fuor dal pelago a la riva,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>si volge a l’acqua perigliosa e guata,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>così l’animo mio, ch’ ancor fuggiva</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>si volse a retro a rimirar lo passo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che non lasciò mai persona viva.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">( Dante <strong><em>Inferno</em></strong>, I, vv. <strong>22- 27</strong>)</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Ma  il naufrago <strong>Dante</strong> già nell’orizzonte  aveva potuto scorgere il colle della grazia</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ma poi ch’i fui al piè d’un  un colle giunto,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>là dove terminava quella valle </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che m’avea di paura il cor compunto,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>guardai in alto, e vidi le spalle</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>vestite già de’ raggi del pianeta </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che mena dritto altrui per ogni calle</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">( Dante-<strong><em>Inferno-</em></strong>I-vv.<strong>13-17</strong>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il colle illuminato si contrappone alla selva scura  ed il sole che lo illumina raffigura la grazia.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Già all’inizio del poema sacro in <strong>Dante</strong> si rappresenta la contrapposizione dialettica tra <strong>buio </strong>(<em>assenza del bene</em>) e <strong>luce </strong>(<em>salvezza ad opera della Grazia con la mediazione di</em><strong> Beatrice)</strong>, tra<strong> tempo </strong>ed <strong>eternità</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Temp’ era dal principio del mattino,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e’l sol montava &#8216;n sù con quelle stelle</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ch’eran con lui quando l’amor divino</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>mosse di prima quelle cose belle,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>sì ch’a ben sperare m’era cagione</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">(Dante <strong><em>Inf</em></strong>. I –vv.<strong>36-39</strong>)</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’elemento chiaroscurale <strong><em>buio-luce- tempo storico ed eternità</em></strong>, paura della selva scura e “<em>speranza dell’altezza” </em>lievita la profonda e commossa liricità del primo canto dell’<strong><em>Inferno</em></strong> e sollecita l’uomo a meditare sul suo destino in bilico tra l’<strong>umano </strong>e il<strong> divino</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Dante</strong> in tutto il suo percorso dimostrerà la sua incrollabile fede nella grazia, ora rilevata dalla luce del colle, ora trasfusa nello sguardo di <strong>Beatrice</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Montale</strong> percorre un itinerario analogo a quello di <strong>Dante, </strong>dalla cui poetica trae anche archetipi e stilemi anche formale-stilistici (<strong><em>alba, sole, fuoco</em></strong>), ma è destinato dalla sua stessa esistenzialità ad approdare a lidi diversi.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma ritorniamo a <strong>Dante</strong> e cerchiamo di comprendere il senso del suo naufragio e della sua salvezza attraverso le mirabili parole di <strong>G. Ungaretti</strong>, che nel suo celebre commento al I canto dell’Inferno, con genialissima intuizione impernia la sua critica su tre parole dantesche “ ’<em>l sol tace”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Ungaretti </strong>riprende il verso dantesco e si pone un interrogativo “<em>Il sol tace?”. </em> La risposta ermeneutica, densa di alto valore concettuale, proponibile nella diacronia temporale di tutta quanta la poesia nel tempo, e riferibile, secondo il nostro avviso, in particolar modo sia alla poetica dantesca che a quella montaliana,<strong> </strong>la formula il poeta stesso: “<em>Certo il sole parla, ed è buona occasione per soffermarci sul valore che Dante dà all’atto della parola”</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’analogia proposta da <strong>Ungaretti</strong>: <strong><em>sole- rivelazione-parola </em></strong>è di precipua valenza per farci penetrare nell’essenza della poesia e del mondo dantesco e di quello montaliano, che, per l’appunto, ricorrono alla metafora del sole, sia pure con difformità di impianti ideologici, per esprimerci una poesia, che è insieme <strong><em>momento gnoseologico</em></strong> dell’<strong>Essere </strong>e sua <strong><em>illuminazione</em></strong>, attraverso la trasfigurazione della natura o mediante l’epifania della<strong><em> donna-angelo. </em></strong></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo stesso <strong>Ungaretti</strong>, all’interno del suo discorso, ci chiarisce l’aspetto categoriale ed assoluto della poesia:</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>Il primo modo di conoscere dell’uomo è la poesia: è il suo modo innato di avere nozione di ciò che nella natura sua permane immortale, e vedremo che sarà anche il suo supremo modo, quando l’uomo stesso avrà saputo fare in sé luce completa sino ad immedesimarsi nella poesia ed essere, per conseguente potenza morale e per possesso di chiaro intelletto, un libero uomo. Da principio la parola per l’uomo era la poesia, e, sofferto, dichiarato, isolato ogni male, dall’uomo rivestita l’originaria, musicale purezza per l’uomo la parola sarà più che mai luce, poesia”</em>.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">La parola poetica, <strong><em>luce-rivelazione </em></strong>ed al contempo mezzo  per salvare gli uomini e renderli liberi con una salda coscienza morale, è il presupposto ideale di tutta quanta la poesia montaliana e di quella dantesca e, forse, come ammonisce lo stesso <strong>Ungaretti</strong>, definisce il senso primigenio dell’essenza dell’opera poetica “<em>primo modo di conoscere modo innato&#8221;</em> per l’uomo<strong> </strong><em>&#8221; di avere nozione di ciò che nella natura permane immortale”.</em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Alla luce dell’acuta affermazione di <strong>Ungaretti </strong>proseguiamo nel nostro percorso cercando, proprio attraverso le parole stesse dei poeti, di addentrarci nella loro <strong><em>“verità”</em></strong> poetica e soprattutto tentando di chiarire a noi stessi il profondo significato del loro verbo, che“<em>accorda sempre un attimo all’Assoluto”</em>, sia  nella proiezione di un mondo trascendente-escatologico come quello di <strong>Dante</strong>, sia in un mondo, dove la metafisica è soltanto un’ipotesi (<strong>Montale)</strong>, ma non per questo meno sentita e sofferta.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Alla <strong><em>parola-luce </em></strong>si <em>accorda</em>, invero, l’evento miracolistico della<strong><em> donna-angelo </em></strong>nelle figure di <strong>Beatrice</strong> o di<strong> Clizia</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le mutazioni delle figure femminili, inoltre, (<strong><em>Lia, Matelda, Beatrice</em></strong> in<strong> Dante</strong>, <em><strong>Iride</strong>, <strong>Clizia</strong></em> in <strong>Montale</strong>) sono funzionali al vissuto psicologico-esistenziale dei due poeti e tendono a svelare il mistero dell’umano nel divino con variegate forme di vibrante intuizione poetica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nel XXVII canto del <strong><em>Purgatorio</em></strong> vv. <strong>94-108</strong> leggiamo:</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ne l’ora, credo, che de l’oriente,</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>prima raggiò nel monte Citerea, </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che di foco d’amor per sempre ardente,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>giovane bella in sogno mi parea </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>donna vedere andar per una landa</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>cogliendo fiori; e cantando dicea:</em></font></p>
<p align="justify">“<font size="4"><em>Sappia qualunque il mio nome dimanda</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ch’i’mi son Lia, e vo movendo intorno</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>le belle mani a farmi una ghirlanda.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Per piacermi allo specchio qui m’addorno</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ma  mia suora Rachel mai non si smaga</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>dal suo miraglio e siede tutto giorno.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Annota il Sapegno: “<em>Lia e Rachele sono prefigurazione delle due donne che il pellegrino incontrerà fra poco nell’Eden: Matelda che rappresenta la felicità raggiungibile nella terra,nell’amore del prossimo e nell’operazione della virtù e Beatrice la scienza rivelata che avvia l’uomo all’amore di Dio e al godimento senza fine della sua presenza”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Riteniamo, pertanto,che <strong>Dante</strong> con questi versi <em> </em>abbia voluto suggellare la <em>coincidentia</em> tra <strong><em>beatitudo huius vitae</em></strong> e <strong><em>beatitudo caelestis</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">E, se antecedentemente abbiamo parlato del<em>“volere uno</em>”, che accomuna <strong>Virgilio</strong> e <strong>Beatrice,</strong> e cioè del rapporto intrinsecamente dialettico tra ragione e fede, adesso possiamo vieppiù supportare questo principio nella visione di una perfetta armonia tra <strong>vita attiva</strong> e <strong>vita contemplativa</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In <strong>Montale, </strong>invece, vita contemplativa e vita attiva non sono complementari l’una all’altra; il poeta <em>gettato nel mondo</em> ne soffre la scepsi ed  echeggia nel suo animo il suono della <strong><em>disarmonia cosmica.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Pur mosso da istanze metafisiche, per un certo senso analoghe a quelle del mondo di <strong>Dante, Montale </strong>se ne distaccherà per rappresentare autenticamente il suo universo  poetico, immagine lirica propria del suo <strong><em>existere</em></strong> nel mondo.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Conseguentemente la  <strong><em>figura</em></strong> della sua donna angelo, pur nella numinosa parvenza, avrà sempre i connotati di un’esperienza di vita lacerata e sofferta.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La donna-angelo in <strong>Montale</strong> si muove nel contingente storico “<em>nella scacchiera del tempo”</em>, nella quale è inviluppata.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Adduciamo ad esemplificazione la lirica <strong><em>Nuove Stanze.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La lirica all’inizio ci rappresenta l’immagine del fumo che si dilegua in forme evanescenti ed illusorie esprimendo, in tal modo, il senso della precarietà della vita, di cui, però, <strong>Montale</strong> vuol cogliere, al di là del transeunte il significato profondo,  proprio attraverso <strong>Clizia, </strong>che impersona la cultura e quindi la luce, che potrebbe dissipare il buio dalle menti degli uomini.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>La morgana che in cielo liberava </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>torri e ponti è sparita</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>al primo soffio; s’apre la finestra</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>non vista e il fumo s’agita. Là in fondo,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>altro stormo si muove : una tregenda </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>d’uomini che non sa questo tuo incenso,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>nella scacchiera di cui puoi tu sola</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>comporre il senso.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Compaiono in questa lirica i temi fondamentali della poetica montaliana: la<em> morgana <strong>(illusione dell’Essere ed evanescenza della realtà) </strong></em>-<em>lo stormo</em> <em><strong>(folla indistinta di uomini che si aggira nel tempo come in una tregenda</strong>–</em>termine che ricompare, come abbiamo visto, in <strong><em>Primavera hitleriana)</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Alla <strong><em>donna-angelo</em></strong>, in quanto intellettuale e conscia del travaglio dell’umanità, è affidato il compito di  interpretare l’essenza stessa della vita (<em>tu sola conosci il senso</em>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’ultima strofe contiene una risposta positiva alle perplessità del poeta ed afferma la funzione della poesia  mediata dal potere redentivo della figura di<strong> Clizia</strong>.</font></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Ma resiste </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e vince il premio della solitaria</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>veglia chi può con te allo specchio ustorio</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che accieca le pedine opporre i tuoi</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>occhi d’acciaio.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come ci appare lontana<strong> Clizia </strong>da<strong> Beatrice </strong>ed anche dalla luminosa prefigurazione della “<em>donna spirans”</em> <strong>Lia</strong> ridente in un mondo edenico mirante all’Eterno!</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma sia <strong>Beatrice</strong> che <strong>Clizia</strong> hanno una stessa fondamentale missione da compiere: comprendere il dramma dell’uomo  ed adoperarsi per la sua salvezza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La salvezza dell’uomo, come ci ha spiegato <strong>Ungaretti</strong>, può derivare dalla poesia stessa che, rendendoci consapevoli del nostro <strong>“io”</strong> autentico e primigenio, ci eleva alla dignità di uomini suggellando la nostra libertà morale. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il discorso di <strong>Ungaretti</strong>, nella sua astrazione ideale, trova rispondenza alla funzione  di  rinnovamento, che sia <strong>Dante</strong> che <strong>Montale</strong> attribuiscono alla poesia.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="4">Il cronotopo montaliano è, però, del tutto differente da quello dantesco.</font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">In <strong>Dante</strong> si attua proprio nelle regioni superne della poesia la “<strong><em>reductio ad unum”</em></strong>;  in Montale  la radice della sua  ragione poetica spesso si  innerva nei frantumi della memoria e dell’Essere; manca nel poeta quell’ordine teleologico, che è proprio di<strong> Dante </strong>ed il tempo stesso assume  la figura di una <em>scacchiera,</em> di cui non si conosce il senso.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’<strong><em>antinomia</em></strong> stessa dell’<strong>Essere</strong>, inoltre, nella lirica montaliana si decifra con i valori semici della metafora <strong><em>fuoco-gelo</em></strong>, che è altresì un costante segno distintivo che accompagna la figura di <strong>Clizia.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’immagine del <strong><em>fuoco </em></strong>è presente anche in <strong>Dante</strong> nel XXVII canto del Purgatorio.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il peregrino tenta la sua ascesa alla sommità del monte. </font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il sole nel <strong><em>Purgatorio </em></strong>è già vicino al tramonto quando l’angelo del cielo canta “<strong><em>Beati mundo corde</em></strong>”.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">E’ la sesta beatitudine (Matt. V, 8 ) che per intero recita così “<strong><em>Beati mundo corde, quoniam ipsi Deum videbunt”.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il canto s’intona perfettamente alla condizione spirituale dei penitenti e dello stesso <strong>Dante</strong> prossimi a vedere <strong><em>Dio</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’angelo invita i tre peregrini (<strong>Dante, Virgilio, Stazio)</strong> a percorrere un muro di fuoco.</font></font></p>
<p align="justify">”<font size="4"><em>Più non si va, se pria non morde,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>anime sante, il foco: intrate in esso,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e al cantar di là non siate sorde</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">( Dante-<strong><em> Purg.-</em></strong> Canti XXVII vv. <strong>10-12</strong>).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’<strong><em>invito dell’angelo</em></strong> è coerente ad una concezione<strong><em> simbolico-rituale </em></strong>della purificazione dell’anima, momento necessario per l’elevazione sino all’<strong>Empireo</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In<strong> Montale</strong>, invece, la figura del fuoco, sempre presente nel suo lungo viaggio poetico, si rapporta all’irto cammino dell’uomo affaticato dalla canicola “<em>dietro un muro scalcinato</em>”, alla sua “<em>arsura”</em>, che è ad un tempo desolazione, assenza di pura linfa vitale, proprio nel momento stesso in cui tenta di proiettarsi nella sfera metafisica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il <strong><em>fuoco, </em></strong>in tal senso, rappresenta la tragicità del contingente, di cui il poeta si sente <strong><em>persona dramatis</em></strong> e di cui non è immemore la stessa <strong>Clizia,</strong> che abbacinata“<em>dal cieco sole si distrugge in Lui per tutti</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La stessa chiusa di <strong><em>Primavera hitleriana </em></strong>con lo sguardo della donna volto “<em>ai greti arsi del sud</em>” conferma il<strong><em> valore semico</em></strong> della metafora.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il<strong><em> fuoco</em></strong>, pertanto, in <strong>Montale</strong> ha un significato poetico riferito alla nostra<strong><em> temporalizzazione </em></strong>dell<strong>’Essere</strong> nel <strong>mondo, </strong>mentre per<strong> Dante</strong> è visto come l’<strong><em>unico ostacolo </em></strong> da superare.</font></font></p>
<p align="justify">”<font size="4"><em>Or vedi, figlio:</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>tra  Beatrice e te  è questo muro”</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><span lang="de-DE"><font size="4">( <strong><em>Purg</em></strong>. XXVII vv. <strong>35-36</strong>)</font></span></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Questi versi, che condensano la tendenza ascensionale di<strong> Dante</strong> verso <strong>Beatrice, </strong>ci sembrano assai significativi anche per farci comprendere la diversa  <strong><em>species</em></strong> che <strong>Clizia</strong> e<strong> Beatrice</strong> assumono nell’ideazione fantastico-lirica dei due autori.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In <strong>Dante</strong> il fuoco vuol significare la purificazione di ogni scorie terrestre, tramite cui si perviene, sia pure con drammatico ed angoscioso sforzo umano e con volontà consapevole, alla verità rivelata.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La visione beatifica di <strong>Beatrice</strong> si conquista col superamento del muro di fuoco, nel  cui ardore si dissolve ogni residuo  del peccato e della terrestrità.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Dice al riguardo U. Leo: (<em>Lectura Dantis Scaligera</em> –op.cit.) “<em>Il poeta con l’immagine della paura e del suo superamento voleva anche mettere in evidenza la prossima  comparsa di Beatrice in tutta la sua più vicina, travolgente efficacia. Ciò che la personalità di Virgilio con tutto il suo peso non può più, può, invece, la semplice menzione del nome di Beatrice”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice </strong>“<em>donna spirans</em>” proietterà Dante oltre il muro del fuoco nel divino. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Clizia, </strong>invece, legata sempre al reale storico, non riuscirà mai, come non lo farà nemmeno il suo poeta, a superare il muro di fuoco che accerchia, consumandola, la vita dell’uomo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non solo la metafora del fuoco contrapposto al gelo in <strong>Montale</strong> è un segno distintivo della donna amata, ma anche il sole, iperonimo del fuoco stesso, produce forme ed effetti del tutto contrapposti alla sua natura, (<strong><em>cieco, freddoloso====ombra nera</em></strong>) emblematizzando in tal modo l’assurdo del vivere stesso. E’ il caso della lirica <strong><em>Ti libero la fronte dai ghiaccioli</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Clizia </strong>ritorna al poeta come angelo ferito dopo aver percorso un doloroso viaggio.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ti libero la fronte dai ghiaccioli</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che raccogliesti traversando l’alte</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>nebulose; hai le penne lacerate</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>dai cicloni, ti desti a soprassalti.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In questo componimento, che risale al 1940, come osserva Dante Isnella “<em>si apre il vasto spazio dell’oltrecielo al primo periglioso volo di Clizia, trasfigurata ormai nell’angelo delle visitazioni; spalanca gli ampi orizzonti delle nebulose  attraversate da lei, per recare a chi sa intenderlo il suo messaggio”.</em>(Dante Isnella- Commento a E. Montale-<em>Le occasioni.</em>- Einaudi- Torino 1996, pag.<strong>129</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il paesaggio, in cui si muove <strong>Clizia</strong>, certamente del tutto differente da quello, in cui si aggira la figura di<strong> Beatrice, </strong>contornato<strong> </strong>dalla purissima luce dell’intelletto d’amore, è quello delle <em>vette nebulose</em>, correlativo oggettivo dell’impervio viaggio esistenziale dell’uomo, dei suoi dubbi che non gli consentono di scorgere all’orizzonte se non“<em>sole freddoloso”</em> ed “<em>ombra nera</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La stessa <strong>Beatrice,</strong> prima ancora che faccia la sua comparsa nella <strong><em>Commedia,</em></strong> era stata annunciata da <strong>Virgilio </strong>“<em>in su la vetta</em>”. Ma la vetta di <strong>Beatrice </strong>è il colle della grazia, nel quale <strong>Dante</strong>, come abbiamo detto all’inizio del nostro discorso, potrà contemplarla  mentre  felicemente ride. La felicità di <strong>Beatrice</strong> è quella della creatura che ha conquistato l’Eterno e che potrà condurre Dante all’approdo della verità assoluta <em>“ella ti dirà qual lume fia tra il vero e l’intelletto”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non un lume squarcerà le tenebre dell’animo di <strong>Montale</strong> ed il suo intelletto sarà assai lungi dalla conquista del vero.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Clizia,</strong> pertanto, si muove tra le insopprimibili ed  angoscianti sofferenze della vita: ha le<em>“penne lacerate”</em> dai cicloni e si desta “<em>a soprassalti</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In questo tormentato panorama, tuttavia, <strong>Clizia </strong>spicca il suo volo, come fa <strong>Beatrice</strong>, diventando anche lei messaggera di <em>salvezza.</em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">M. Corti commenta: “<em>E’ uno dei sonetti costruiti attorno alla figura della donna.</em></font> <em><font size="4">La sua natura trascendente, il suo essere una realtà assoluta al di fuori del mondo naturale, trova corrispondenza in una serie di attributi eccezionali che vanno dalla durezza del ghiaccio al volo piumato  di un angelo (altrove la circonda in un’atmosfera di tempesta). </font></em></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> <font size="4"><em>La donna è la mediatrice della salvezza e per tutti  porta il suo messaggio. Ma solo a pochi è riservata la conoscenza. Gli uomini sono, infatti, ombre, hanno parvenze di vita che li esclude dalla comprensione della rivelazione.”.</em></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">( Maria Corti- <em>Viaggio nel ‘900 –</em>Arnoldo Mondatori editore- Milano, pag.<strong>583</strong>).</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Si delineano chiaramente le contrapposizioni del mondo montaliano con quello dantesco.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In <strong>Dante</strong> la<strong> trascendenza </strong>poggia sulle basi di un <strong><em>assoluto escatologico,</em></strong> in <strong>Montale </strong>la trascendenza viene invocata <strong><em>per viam negationis</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come <strong>Beatrice</strong> <strong>Clizia </strong>è l’angelo messaggero della <em>salvezza</em>, ma il mondo, in cui vive è popolato da “<em>ombre</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Nella seconda quartina il paesaggio è immerso nell’ora simbolica del mezzogiorno, che viene, però, offuscato dall’ombra del nespolo.</font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Permane l’impressione di assenza, semantizzata dall’<strong>ossimoro </strong>“<em>sole freddoloso</em>”. </font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Desolante è altresì l’apparire di “<em>altre ombre”che scantonano nel vicolo”</em>,<em> </em>che non sanno avvertire la presenza  di <strong>Clizia</strong> e non ne intuiscono il messaggio.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>freddoloso; e l’altre ombre che scantonano</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>nel vicolo e non sanno che sei qui.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ci accorgiamo che il poeta, proprio nel momento in cui si sente proiettato nella sfera della <strong><em>trascendenza</em></strong>, non rinuncia mai alla <strong><em>ragione</em></strong>. La sua stessa <strong><em>metafisica</em></strong>, infatti, ce lo dirà il poeta stesso nasce dal <strong>“<em>cozzo colla ragione”</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>Tutta l’arte che non rinuncia  alla ragione, ma nasce dal cozzo della ragione con qualcosa che non è ragione, può dirsi metafisico” (Dialogo di Montale sulla poesia-1960-</em> pubblicato in S.M.A. M. S<em>.- Il secondo mestiere- Arte, musica e società- a cura di Zampa-</em> Mondatori ed .pag.<strong>10</strong><em>)</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il<em>“cozzo con la ragione”</em>,  il senso dell’“<em>innata disarmonia col mondo” </em>non sono da considerare i limiti della concezione della vita e della poesia montaliana, perché anzi è proprio dal disaccordo tra l’“<strong>io</strong>” e il <strong>cosmo,</strong> tra la<strong> ragione</strong>, il <strong>reale</strong> e la tensione della <strong>fede </strong>nell’<strong>Assoluto</strong> che scaturisce in tutta la sua forza la musa del poeta.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Montale</strong>, infatti, cerca sempre al di là dalla ragione e dalle cose non parventi il numinoso, che s’invera nell’attesa di un momento di <strong><em>speranza </em></strong>e di<strong><em> fede, </em></strong>che implica l’evento miracolistico della<strong><em> donna-angelo</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La donna avrà le sembianze della <strong>Cristofora</strong>, fragile e vittima, che continua nel mondo il sacrificio di <strong>Cristo</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ci riferiamo alla lirica <strong><em>Iride</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Quando di colpo San Martino smotta</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>le sue braci e le attizza in fondo al cupo </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>fornello dell’Ontario,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>schiocchi di pigne verdi fra la cenere</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>o il fumo d’un infuso di papaveri</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e il Volto insanguinato sul sudario</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che mi divide da te,&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nella stagione settembrina, nella cosiddetta estate di S.Martino, che offre l’ultimo sole prima dell’inverno e pare che liberi dalla cenere e ravvivi le ultime braci, che già il freddo ha cominciato a spegnere, anche nel paese lontano, presso l’Ontario, che è uno dei grandi laghi posti al confine fra gli Stati Uniti e il Canadà, luogo, dove la donna è esiliata, si evocano liricamente alcune <strong>immagini simbolo </strong>(<strong><em>schiocchi di pigne verdi- braci- fumo d’infuso di papaveri)</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">I correlativi oggettivi<strong> (<em>fumo, cenere) </em></strong>alludono allo sterminio della guerra; l&#8217;<strong><em>“infuso dei papaveri”</em></strong>rivela la tendenza dell’uomo a dimenticare, mentre l’immagine del“<strong><em>Volto insanguinato sul sudario</em></strong>”ci riporta ad una dimensione metafisica colla figurazione del<strong><em> Christus </em></strong>della <strong>Passione,</strong> fissato nella <strong>Sindone</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il poeta, nel momento della“<em>tregenda” </em>e della lotta, che lo sospinge in “<em>un ossario”</em>, si sente sperduto, immerso in un paesaggio fantastico biblico, animato da “<em>zaffiri celesti e palmizi e cicogne su una zampa</em>”, che, però, “<em>non</em> <em>chiudono l’atroce vista</em> <em>al povero Nestoriano smarrito)”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Non ha nessun altro amuleto o luce per la sua esistenza; ritorna il motivo del naufragio che non prelude alla salvezza.</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e  quanto di te  giunge  dal naufragio</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>delle mie genti, delle tue , or che un fuoco</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>di gelo porta alla memoria il suolo </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ch’è tuo e che non vedesti; e altro rosario</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>fra le dita non ho, non altra vampa </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>se non questa, di resina e di bacche,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>t’ha investito</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il  nostro ricorre ancora una volta all’<strong>ossimoro <em>fuoco-gelo</em></strong> per esprimere con alta densità lirica il sentimento di angoscia per la lontananza della donna assente sia per ragioni sia di <strong>patria</strong> che di<strong> fede</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La prima strofe, con riferimento al<em>“Volto insanguinato</em>”si conclude<em> </em>con le parole <em>che mi divide da te</em> (chiara allusione alla diversità di religione- <strong>Clizia</strong> era ebrea).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nei versi <strong>16-18</strong> leggiamo “ <em>….un fuoco/di gelo porta alla memoria il suolo/ch’è tuo  e che non vedesti;……”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">I critici moderni tendono ad interpretare“<em>fuoco di gelo</em>”in senso deterministico storico come fuoco di morte con riferimento ai forni crematori.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come pure i versi “<em>il suolo che è tuo e che non vedesti</em>” potrebbe essere un’allusione alla <strong>Palestina,</strong> la patria ideale allora (e oggi reale) degli <strong>Ebrei</strong>, che in quel momento poteva venire alla mente, sia per l’inizio in essa delle lotte fra <strong>Inglesi</strong>, <strong>Arabi</strong> ed <strong>Ebrei</strong>, sia per l’assassinio compiuto di milioni di <strong>Ebrei.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Sia che vogliamo leggere i versi della lirica nei termini di un determinismo  contingentistico sia che vogliamo cogliere in astratto il dramma, che lacera l’umanità del tempo e che trascende anche dalla particolarità degli eventi, possiamo  concludere che il senso dell’immanenza in <strong>Montale</strong> è frammisto colla tensione alla trascendenza.  Smarrito nel suo cammino unica vera consolatrice  rimane <strong><em>la donna –angelo.</em></strong> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Da rilevare come nel contesto del componimento poetico <strong><em>motivi evangelici</em></strong> si mediano con il <strong><em>dramma puramente umano ed immanentistico </em></strong>del tempo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche i segni, che la poesia rappresenta nella duplice metafora del “<em>bel soriano-</em><strong>Cristo</strong>-“<em>che apposta l’uccello</em>”) e l’(<em>“ombra del grande sicomoro</em>- figura ripresa nella lirica “<strong><em>A Zaccheo”</em></strong>), sono simbolo di redenzione e di uguaglianza, in cui si sublima la figura ideale della donna, che diventerà ministra di <strong>Dio</strong> e che si  muove in una dimensione metafisica al di là  del tempo e dello spazio.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ma se ritorni non sei tu, è mutata</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>la tua storia terrena, non attendi </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>al traghetto la prua,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>non hai sguardi, né  ieri né domani</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>perché l’opera Sua </strong><em>(che nella tua </em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><em>si trasforma)</em> <strong>dev’essere continuata.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo stesso <strong>Montale</strong> parlando di <strong><em>Iride </em></strong>dice: <em>“In chiave terribilmente in chiave….Iride la Sfinge delle Nuove Stanze, che aveva lasciato l’oriente per illuminare i ghiacciai e le brume del nord, torna a noi come continuatrice e simbolo dell’eterno sacrificio cristiana.- Paga per tutti, sconta per tutti</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E <strong>Montale</strong> ? non può che riconoscersi sempre più nella sua condizione di “<em>nestoriano smarrito”</em>, proprio nei termini che lo stesso autore precisa: <em>“ Il nestoriano, l’uomo che meglio conosce le affinità che legano Dio alle creature incarnate, non già lo sciocco spiritualista  o il rigido ed astratto monofisita</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Comprendiamo, allora, perché il poeta quando si rivolge alla donna lontana, sia pure evocandola in un’aura di  estatica contemplazione, ne ritrae tutti i turbamenti umani.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Clizia </strong>è anch’essa  creatura incarnata nella tragedia del tempo, nel momento stesso in cui assume il  forte crisma  della religiosità, che per gli uomini  diventa atto di <strong><em>speranza </em></strong>e di <strong><em>salvezza</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Commenta Barberi Squarotti (Barberi Squarotti- <em>La poesia italiana contemporanea</em>-D’Anna-Firenze1970-pag<strong>.270</strong>): “<em>Tutta la poesia oscilla tra la desolazione sconsolata dell’uomo nel momento più cupo della sua tragedia storica, e l’aprirsi della vertiginosa prospettiva metafisica; e il poeta smarrito fra i segni più atroci della lotta, della morte riceve dalla persona sacra incarnata nella donna lontana la luce della certezza (non un conforto, non una consolazione, che lo possa salvare, ma una consapevolezza un po’ arida della ragione, che non spera più nulla per sé) e della persistenza di un’altra verità, oltre quella terribile  della guerra e della  disperata situazione dell’uomo, del durare dell’azione assoluta misteriosa  del Dio (il Dio non legato a nessuna religione positiva, proprio simbolo della metafisica montaliana, quasi simbolo soltanto della suprema verità delle cose e dell’esistenza posta al di là delle apparenze dei sensi, della storia, che in Iride assume forti coloriture cristiane”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Il giudizio critico di Barberi Squarotti è autorevolmente conducente alla tesi, che ci stiamo sforzando di argomentare e riguardante il carattere tutto laico immanentisco della religiosità, di cui si alimenta la poesia montaliana.</font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Il riverbero della <strong>parola poetica</strong>, nata da una coscienza sofferta, sempre impegnata a confrontarsi con le <strong><em>ragioni</em></strong> dell<strong>’Essere</strong> e con la <strong><em>vita,</em></strong> spingerà<strong> Montale</strong> verso il<strong><em> mondo metafisico </em></strong>dal quale luminescente ed umbratile insieme potrà prendere corpo la figura di<strong> Clizia</strong>.</font></font></p>
<p align="justify">                           <font size="3"><font size="4">Ma è appunto la concezione della <strong>parola poetica</strong>, intesa come <strong><em>decifrazione dell’Essere</em></strong> e come <strong><em>luce-rivelazione, </em></strong>che fa riflettere nel mondo montaliano quello dantesco, implicando anche il concetto della <strong><em>grazia</em></strong>, costitutivo dell’opera di<strong> Dante, </strong>ma certo non ignoto a<strong> Montale</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Per <strong>Dante</strong> la grazia non può che essere concepita se non nei precetti della filosofia tomistico-aristotelica, in <strong>Montale</strong> l’idea della grazia balena soltanto come ipotesi.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ce lo spiega il poeta stesso nell’<em><strong>Intervista Immaginaria</strong>:</em> “<em>L’ipotesi della grazia non è recente: era già in Casa  sul mare ed in Crisalide e già qui era solo per altri. In Crisalide volevo stringere un patto col destino  per scontare l’altrui gioia con la mia condanna- In Casa sul mare penso che per i più non vi sia salvezza, ma che taluno sovverta ogni disegno  e  passi il varco. Può essere  un motivo cristiano; come può essere un motivo cristiano Iride, l’ebrea che io chiamo Cristofora o portatrice di Cristo. Qualche fermento cristiano  è senz’altro in me, ma io non sono un cattolico praticante; io rispetto tutte le religioni come istituzioni.”</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Accanto al motivo della <strong><em>grazia</em></strong>, sempre nell’atmosfera di una religiosità del tutto immanentistica, in <strong>Montale</strong> vibra anche il sentimento della<strong><em> fede</em></strong>. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Prendiamo ad esempio <strong><em> Ho tanta fede in te</em></strong> che alcuni critici ritengono la più bella poesia <strong><em>cliziana.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ho tanta fede in te </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che durerà</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>(e la sciocchezza che ti dissi un giorno)</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>finché un lampo d’oltremondo distrugga</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>quell’immenso cascame in cui viviamo.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Alla trepida attesa e al sentimento di fede si contrappone il nulla, la dissoluzione dell’uomo nelle cose stesse del creato<em> (cascame) </em>senza un punto preciso di riferimento nel tempo e nello spazio.  Nei vv.<strong> 6-7</strong> della lirica, infatti, il poeta dice:</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ci troveremo allora in non so che punto</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>se ha senso dire punto dove non è spazio.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Eppure dalla cenere rinascerà l’uomo, in cui arde la fede.</font></p>
<p align="justify"><font size="4">Questa, infatti, è la conclusione della poesia:</font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ho tanta fede che mi brucia; certo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>chi mi vedrà  dirà è un uomo di cenere</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>senza accorgersi che era rinascita.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Dal Nulla all’Essere, dalla cenere alla rinascita, dal buio alla luce, dal silenzio alla parola: questo il periglioso cammino del nostro, mai dimentico del perenne sacrificio umano, di cui è testimonianza anche la <strong><em>donna-angelo</em></strong>. Si pensi a <strong><em>Il giglio rosso </em></strong>e a <strong><em>Giorno e notte</em></strong>. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Il  giglio rosso, se un dì</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>mise radici nel tuo cuor di vent’anni</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Il giglio rosso già sacrificato </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>fiore di fosso che ti s’aprirà</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>sugli argini solenni ove il brusio</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>del tempo più non affatica&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’immagine della fanciulla prematuramente morta, che non ha potuto coltivare nel suo cuore il giglio rosso, e, che, ora è fiore di fosso, in una dimensione atemporale appartenente all’eterno della morte, è una  delle note più sconsolate della poesia montaliana, anche se proprio dall’immensità del dolore il poeta si sospinge, al di là del tempo e dello spazio, nell’ultraterreno (<em>ove il brusio del tempo più non affatica)</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nella poesia <strong><em>Giorno e notte </em></strong>il processo di sublimazione della donna avviene attraverso immagini angelicale-numinose, che adombrano, però, l’incombere della morte.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Anche una piuma che vola può disegnare</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>la tua figura, o il raggio che gioca a rimpiattino</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>tra i mobili, il rimando dello specchio </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>di un bambino, dai tetti. Sul giro delle mura </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>strascichi di vapore prolungano le guglie</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>dei pioppi e già sul trespolo s’arruffa il pappagallo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>dell’arrotino. Poi la notte afosa</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>sulla piazzola, e i passi, e sempre questa dura</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>fatica di affondare per risorgere eguali</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>da secoli, o da istanti, d’incubi che non possono</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ritrovare la luce dei tuoi occhi nell’antro</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>incandescente- e ancora le stesse grida e i lunghi </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>pianti sulla veranda </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>se rimbomba improvviso il colpo che t’arrossa</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>la gola e schianta l’ ali, o perigliosa</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>annunciatrice dell’alba,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e si destano i chiostri e gli ospedali</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><em><font size="4">a un lacerìo  di trombe&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<strong>.</strong>.</font></em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Di questa lirica ci dà un’analitica spiegazione lo stesso <strong>Montale</strong>: (<em>Giorno notte</em>- 1961 in S.M.A.M.S.  op.cit. pag.<strong>1458</strong>)<em> “Posto che in tutto il breve ciclo il rombo della guerra  (intesa fatto cosmico) è presente, diventano comprensibili come parti del“basso continuo”i pianti e le grida nella veranda non meno il colpo che arrossa la gola alla visitatrice perigliosa- Ma chi è costei ? Certo all’origine donna reale,  ma qui e altrove visting angel poco o punto materiale. Non è necessario attribuirle una piuma che vola quasi si fosse distaccata in anticipo dalle sue ali (sebbene non sia impossibile). Piuma, luccichio dello specchio ed altri segni (in altre poesie) non sono che enigmatici annunci dell’evento che sta per compiersi: l’istante privilegiato, spesso la visitazione. E perché la visitazione annunzia l’alba?  Quale alba ? Forse l’alba di un possibile riscatto, che può essere tanto la pace quanto una liberazione metafisica. In sé la visitatrice non può tornare in carne ed ossa, ha un tempo cessato di esistere come tale. Forse è morta da tempo, forse morirà altrove in quell’istante..</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Il suo compito d’inconsapevole Cristofora non le consente altro trionfo che non sia l’insuccesso quaggiù: lontananza, dolore, vaghe apparizioni quel tanto di presenza che sia per chi la ricerca un memento, un’ammonizione. La sua fisionomia è sempre corrucciata, altera, la sua stanchezza mortale, indomabile il suo coraggio: se angelo mantiene tutti gli attributi terrestri, non è riuscita a disincarnarsi. Tuttavia è già fuori , mentre noi siamo dentro. Era dentro anche lei, ma poi è partita per compiere la sua missione”.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le parole di<strong> Montale</strong> adesso ci fanno comprendere quanto sia incolmabile la distanza che separa la figura di<strong> Beatrice</strong> da quella di <strong>Clizia</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il <em>bell’occhio</em> dell’angelo dantesco rivela la luce assoluta dell’Eterno; la tormentata <strong>Clizia</strong>, invece, nell’incalzare dei drammatici eventi e nel limite stesso posto dalla vita e dalla morte, e proprio nel momento, in cui “<em>è fuori</em>”, di là dalla vita, può  volgere il suo messaggio di salvezza agli uomini  “<em>che sono ancora dentro”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong>  nella sfera dell’Eterno si congiunge all<strong>’<em>Alto fattore </em></strong>ed, in quanto <strong><em>visio Dei, </em></strong>può condurre<em>“l’amico suo e non della ventura”</em>alla salvezza, <strong>Irma-Clizia, </strong>invece, tutta calata nella temporalità esistenziale, esprime la possibilità di salvezza attraverso la morte.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Eppure <strong>Clizia</strong> come<strong> Beatrice</strong> è segno divino, capace di liberare l’umanità dal “<em>male di vivere”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come <strong>Beatrice</strong> anche <strong>Clizia</strong> viene preannunciata dalla luce ed il codice della luce nei due poeti ripropone per l’appunto il tema biblico della rivelazione e della salvezza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma la luce, che accompagna<strong> Clizia </strong>si manifesta solo a tratti e spesso è correlata, come abbiamo visto, da stilemi ossimorici, che evidenziano la precarietà del vivere stesso degli uomini e il loro atteggiamento dubbioso nei confronti della trascendenza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice, </strong>a sua volta, s’identifica colla luce stessa del sole, grazia e rivelazione al tempo stesso.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong> è votata alla vita eterna, <strong>Clizia</strong> alla morte.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Osserva il Marchese (A. Marchese- <em>op. cit</em>- pp. <strong>247-48</strong>) :<em>“La morte di Clizia ha tutti i caratteri della sublimazione dell’eros in caritas, cioè della dolorosa, ma necessaria rinuncia della donna amata perché“Iri del Canaan”compia la sua missione di salvezza. La semantizzazione della donna è connessa all’idea profonda del sacrificio sicché il correlativo simbolico dell’allodola-usignolo-robin, stroncato dal colpo di fucile, è altra e non diversa immagine cristologia incentrata nel colore del sangue (se rimbomba improvviso il colpo che t’arrossa /la gola e schianta l’ali o perigliosa annunciatrice dell’alba-Giorno e Notte. vv.14-16.”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Noi da parte nostra condividiamo pienamente il giudizio del Marchese, in base al quale  riteniamo che <strong>Clizia</strong>, con gli <em>elitropi che fioriscono dalle sue mani, con il suo non mutato amore, che mutata con conserva in sé</em>, rappresenti non solo la <strong><em>caritas</em></strong>, ma anche la <em><strong>fede</strong>, </em>in cui traluce l’attesa dell’uomo nei modi propri della <strong><em>speranza</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong><em>Fede,</em></strong> <strong><em>speranza,</em></strong> <strong><em>carità</em></strong> caratterizzano, dunque, la figura di  <strong>Clizia </strong>come quella di <strong>Beatrice.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong><em>Fede, speranza, carità </em></strong>non solo rappresentano il momento più importante per il peregrino Dante nella sua ascesa all’assoluto, ma nella <strong><em>Commedia </em></strong>assolvono pienamente alla loro funzione teologica congiuntamente a <strong>Beatrice</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Nel canto XXXI del Purgatorio<strong> Dante</strong> assieme <strong>Matelda</strong> si trova presso il <strong><em>Letè</em></strong>, “<em>beata riva</em>” (beata poiché segna il trapasso tra la conquista della felicità terrena e la contemplazione del divino). L’evento straordinario viene ritmato dal salmo <strong><em>Asperges me.</em></strong> Il coro s’intona perfettamente alla situazione liturgica ed il poeta ne intuisce l’ineffabilità che non può essere affidata né alla memoria, né alla penna vv. <strong>98-99</strong> <em>“sì dolcemente udissi / che nol so rimembrar, non ch’io lo scriva”</em>. La bella donna  (<strong>Matelda)</strong> cinge delle sue braccia il capo di <strong> Dante</strong> e lo immerge nel<strong><em> Letè.</em></strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Pur in una viva e commossa rappresentazione colma di  sensibilità umana il rito del <strong><em>battesimo</em></strong> si connota con tutto il crisma sacrale cristiano.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche<strong> Montale</strong> accenna al <strong><em>battesimo, </em></strong>ma con accenti completamente diversi, anzi diremo che anche il battesimo stesso non è disgiunto dalla stessa forma della tragicità dell’esistenza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ricordiamo i versi già citati di <strong><em>Primavera hitleriana</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ed i pegni e i lunghi addii</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>forti come un battesimo nella lugubre attesa</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>dell’orda&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</em></font></p>
<p align="justify">                          <font size="3"><font size="4">Il <strong><em>battesimo</em></strong> è analogico ai“<em>lunghi addii</em>”, espressione di dolore e sofferenza per lontananza, mentre l’attesa è“<em>lugubre”</em>.  </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">A rendere ancora più carico di sofferenza e di dolore umano il battesimo è senz’altro il valore semantico della parola “<strong>pegni</strong>” (lat. <em><strong>pignus-oris,</strong> </em>che oltre a pegno, assume il significato di garanzia di una scommessa (<em>pignore certare cum aliquo</em> Virg. Ecl. 3, 31), ovvero di pegno d’affetto riferito a persone a persone care (<em>tibi commendo communia pignora natos-Prop</em>.) ovvero di testimonianza (<em> magnum pignus dare </em>Cic.).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ci siamo voluti soffermare sulla semantica del vocabolo in latino perché riteniamo che proprio attraverso la corretta accezione del termine possiamo comprendere il significato profondo che la parola poetica intende comunicarci.</font></p>
<p align="justify">                          <font size="3"><font size="4">Infatti riteniamo, che oltre all’implicanza affettiva, relata ai “<em>lunghi addi</em>i”, i pegni di <strong>Clizia</strong> si devono intendere, come il latino stesso ci suggerisce, una garanzia posta dalla <strong><em>donna-angelo</em></strong> di fronte allo scacco del mondo e la sola possibile risposta al nulla e alla finitudine dell’uomo. </font></font></p>
<p align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>Tutto per nulla</em>?”, è, infatti, l’’interrogativo angosciante e dubbioso del poeta all’inizio della strofe.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ancora una volta il richiamo ad un rito cristiano in <strong>Montal</strong>e si media con la terreistreità e con la sempre sofferta angoscia del presente.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il <strong><em>battesimo</em></strong>, invece, è vissuto da <strong>Dante </strong>nel suo profondo significato religioso ed escatologico.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo stesso poeta c’illumina sul significato profondo della sua purificazione per opera della donna benedetta (<strong>Beatrice)</strong> e delle sue ancelle.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">( Dante Purg. Canto XXXI vv.<strong>107-113 </strong>)</font></font></p>
<p align="justify">“<font size="4"><em>Noi sian qui  ninfe e nel ciel siam stelle</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>pria che Beatrice discendesse al mondo, </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>fummo ordinate a lei per sue ancelle.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Merrenti a li occhi suoi, ma nel giocondo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>lume ch’è dentro aguzzeranno i tuoi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>le tre di là, che miran più profondo”</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le quattro ninfe,che rappresentano le quattro virtù cardinali,dicono condurranno il peregrino alla presenza di <strong>Beatrice </strong>“<em>merrenti a li occhi suoi”</em>, nel cui sguardo luminoso potrà mirare<em>“le tre di là”</em>, (le virtù teologali: <strong><em>fede, speranza, carità</em></strong>)<em> che</em> <em>miran più profondo</em>”. </font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">L’allegoria ci rimanda al senso anagogico della <strong><em>Commedia</em></strong> e compendia tutto il credo cristiano di<strong> Dante</strong> ed inoltre ci fa comprendere l’essenza stessa della  figura di Beatrice, “<strong><em>visio Dei”</em></strong>, cui sono ministre le <strong>sette ninfe</strong> (<strong><em>virtù cardinal</em></strong>i e <strong><em>virtù teologali”</em></strong>). </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ordine cosmico e volere divino sono consonanti e ritrovano il loro “<strong><em>necesse esse”</em></strong> e“<strong><em>bene esse</em></strong>” proprio “<em>nel giocondo lume</em>” di <strong>Beatrice</strong> attraverso il quale <strong>Dante</strong> potrà mirare le tre virtù teologali necessarie per penetrare nella profondità del mondo divino.</font></font></p>
<p align="justify">               <font size="3"><font size="4"><strong><em>Fede, speranza, carità, </em></strong>abbiamo detto poc’anzi, possono essere considerati attributi della figura di <strong>Clizia.</strong></font></font></p>
<p align="justify">  <font size="3"><font size="4">Ma il suo <strong>amore</strong> è <strong><em>caritas</em></strong>, che si distrugge, la sua<strong> fede</strong> e la sua <strong>speranza </strong>si librano in un mondo di attesa, dove si ricerca l’<strong><em>assenza-essenza </em></strong>di<strong> Dio</strong>, di cui predomina il silenzio interrotto soltanto ora da “<em>qualche indisturbata divinità</em>, ora  presente con gli attributi  della “<em>divina indifferenza”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong> può connotarsi come“<em>lo svelamento  della grazia di Dio”</em>, <strong>Clizia</strong> rimane alla soglia di un’attesa metafisica di tipo probabilistico e non riesce a sciogliere “<em>l’anello che non tiene</em>”, a svelare “<em>l’ordegno universale</em>” del meccanicismo cosmico e della “<em>tregenda” </em>in cui si dibattono gli uomini del suo tempo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il<strong> Dio</strong> di<strong> Montale</strong> non è quello di <strong>Dante </strong>che comprende e trascende Tempo e Spazio  secondo i presupposti teleologici della dottrina cristiana, ma è<strong><em> un deus absconditus</em></strong>, come meditava <strong>Pascal</strong>, autore peraltro caro a Montale, “<em>un dio presente nel cuore dell’uomo, non nella natura”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Per questo forse anche la luce, che accompagna l’epifania di<strong> Clizia,</strong> viene sommersa dal buio dell’angoscia esistenziale. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo stesso viaggio della <strong><em>donna-angelo</em></strong> in <strong>Montale</strong> non prefigura, come in <strong>Dante</strong>, il termine ultimo della salvezza eterna, ma si perpetua col sacrificio nell’imminenza della distruzione e della morte.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Clizia </strong>è senz’altro la più grande espressione della <strong><em>fede nestoriana</em></strong> di<strong> Montale,</strong> <strong>Beatrice</strong>, invece, s’identifica essa stessa con la <strong><em>teologia </em></strong>e con la <strong><em>rivelazione divina</em></strong>, come possiamo notare attraverso la lettura dei vv.<strong>133-138</strong> del canto XXXI del <strong><em>Purgatorio</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify">“ <font size="4"><em>Volgi, Beatrice, volgi gli occhi santi”</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>era la sua canzon “al tuo fedele</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che, per vederti, ha mosso passi tanti!</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Per grazia fa noi grazia che disvele </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>a lui la bocca tua, sì che discerna</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>la seconda bellezza che tu cele”.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le tre virtù teologali cantano a <strong>Beatrice</strong> e queste sono le parole del loro canto: “Volgi, <strong>Beatrice,</strong> i tuoi occhi santificati dalla <strong><em>Grazia divina</em></strong> al tuo <strong><em>fedele</em></strong> che ha compiuto un viaggio così lungo”. Il termine <strong><em>fedele</em></strong> concorda perfettamente, osserva il Giacalone, con le parole dette da <strong>Lucia</strong> a <strong>Beatrice</strong> nel II canto dell’Inferno, v.<strong>98-</strong> “<em>Or ha bisogno il tuo fedel di te”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Beatrice</strong> ora dovrà svelare la <em>“seconda bellezza”</em>, che, secondo l’interpretazione di Mazzone, sarebbe la bellezza di<strong> Dio</strong>, che si riflette in <strong>Beatrice</strong>. Questa interpretazione concorda perfettamente con i versi successivi. (<strong><em>Purg</em></strong>.CantoXXXI- vv.<strong>139-141)</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>O  isplendor di viva luce eterna,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>che palido si fece sotto l’ombra</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>sì di Parnaso, o bevve in una cisterna,&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo splendore della luce eterna, che fulge negli occhi di<strong> Beatrice,</strong> è tale che rende incapace anche il poeta, che abbia attinto alla fonte del Parnaso, di  trascrivere l’ineffabile che il divino suscita nell’animo.  Limite della poesia? Necessità di entrare nell’altro giogo del Parnaso, come il poeta dirà nel I canto del<strong><em> Paradiso</em></strong>?</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non c’è dubbio, però, che il ricordo di essere stato poeta crea una sospensione tra l’umano e il divino e ci fa altresì comprendere come Dante in fondo sia un <strong><em>poeta theologus</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche <strong>Montale</strong> possiamo definire <strong><em>poeta theologus</em></strong>, ma di una teologia negativa.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Il concetto del <strong><em>poeta theologus</em></strong>, con specifico riferimento a Dante ci è illustrato da  August Buck in- (<em>Atti del Congresso internazionale di Studi Danteschi- op.cit</em>. pag <strong>266</strong>)</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>Per l’esegesi figurale  o tipologica la realtà significa se stessa e nello stesso tempo raffigura una realtà superiore, cosicché figure ed eventi storici vengono bensì riconosciuti nella loro realtà, ma trovano una compiutezza nel loro significato nel regno delle verità eterne&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. La poesia appare (a Dante)“quasi dvinum quoddam munus”.</em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> <font size="4"><em>L’“invocatio”che Dante adopera nei punti salienti della sua opera, viene motivata dal fatto che i poeti devono rivolgersi“alle sostanze superiori”. Tali sono oltre a Dio e a Cristo anche Apollo e le Muse. A causa della sua origine divina il poeta può superare tutti; il nome del poeta è quello che più dura ed onora”</em></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> <font size="3"><font size="4">E se <strong>Dante</strong>, giusta l&#8217;osservazione critica del Buck, ci ha  rivelato che nella poesia la raffigurazione di eventi<em> </em>non sono<em>&#8220;riconosciuti nella loro realtà&#8221;</em>, ma<em>&#8220;trovano un significato nel regno delle verità eterne”</em>, la sua grande lezione, persistendo, si protende sino all&#8217;orizzonte della cultura contemporanea.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Il giudizio di Buck concorda con quello di Montale nella considerazione della visione della poesia dantesca, intesa come<strong><em> dono, </em></strong>e, pertanto da custodire e tramandare nel tempo.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Il<em>“quoddam divinum munus”, </em>inoltre, attribuito da Buck all’ispirazione dantesca, ci conferma sull’aspetto categoriale del valore assoluto ed ontologico della <strong><em>parola poetica</em></strong>, che, mediante l’esempio dell’autore della <strong><em>Commedia</em></strong>, in ogni tempo si rivela <strong><em>illuminazione</em></strong> dell’<strong>Essere, <em>cifra</em> </strong>dell’<strong>Assoluto </strong>ed assume, sia pure attraverso le mutazioni delle variabili temporale-culturali, un significato <strong><em>miracolistico-religioso.</em></strong></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Parimenti<strong> Montale</strong> si rifà al carattere <strong><em>miracolistico </em></strong>del poema sacro “<em>che fu dettato da Dio e il poeta non fu che lo scriba”</em><strong>, </strong>ma al contempo recepisce nel <strong><em>dono</em></strong> di <strong>Dante</strong> il<strong> </strong>precetto inalienabile alla poesia stessa: la sua funzione nel mondo di riedificazione morale e civile, nel rispetto della dignità dell’uomo.<em> “Che la vera poesia abbia sempre il carattere di un dono e che pertanto essa presupponga la dignità di chi la riceve, questo è il migliore insegnamento che Dante ci ha lasciato”.</em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Il concentrico ammaestramento di <strong>Dante </strong>(la <strong>parola-<em>luce-rivelazione</em></strong> ed il senso profondo di una poesia che attui il processo di<strong><em> rinnovamento etico e civile dell’uomo</em></strong>) è una costante nell’assiologia temporale del cielo della poesia e costituisce un aspetto nodale della produzione lirica montaliana.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Montale</strong>, ripiegato come  <strong>Dante </strong>nella solitudine e nella meditazione, scorge nella poesia la possibilità  di pervenire “<em>al solco metafisico dell’esistenza” </em>attraverso la sublimazione del <strong><em>visting angel, </em></strong>che identificandosi coll’essenza stessa della poesia, ha il compito di salvare l’umanità.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Così ci riferisce il poeta “S.M.P.R. <em>Il secondo mestiere-prose e racconti</em> con introduzione di Marco Forti- Mondadori- Milano-1966): “<em>La poesia così detta lirica è opera, frutto di solitudine e di accumulazione”</em>.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>Solitudine”</em> ed “<em>accumulazione”</em>: due termini che definiscono modi valoriali della poetica di <strong>Montale</strong>, colma di silenzi ed al contempo straripante di tutte le ansie “<em>accumulate</em>” nella sofferta esperienza di vita e che inducono, altresì, il poeta alla riflessione, ad essere “<strong><em>theologus</em></strong>” del suo tempo, nella luce dell’assoluto della parola poetica,  simboleggiata da <strong>Clizia.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Sia <strong>Dante </strong>che <strong>Montale</strong> affidano alla poesia il compito di rinnovamento totale della società in cui vivono</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il<strong> Dante <em>theologus </em></strong>si rivolge all’uomo del suo tempo, che ha smarrito “<em>la dritta via</em>” perché la temporalizzazione dei beni terreni aveva avuto il sopravvento sui valori celesti.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Nel“<em><strong>buio</strong>”</em> (assenza del ben dell’intelletto)<strong> Dante</strong>,<strong> </strong>con la guida della ragione ed illuminato da <strong>Beatrice,</strong> percorrerà tutto <strong><em>l’itinerarium in mentem Dei</em></strong> e la sua esperienza personale si oggettiverà nella sua poesia e diventerà <strong><em>paradigma</em></strong> per tutta quanta l’Umanità.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Montale</strong> si rivolge ad un mondo, che, oltre ad aver perduto ogni fede nella trascendenza, (<em>Dio è morto</em> aveva sentenziato <strong>Nietzsche) </strong>era dominato dai mezzi di comunicazione e dal consumismo: “<em>Mi fa impressione che una sorta di millanerismo si accompagni a un sempre più diffuso confort, il fatto che il benessere (là dove esiste, cioè in limitati spazi della terra) abbia i lividi connotati della disperazione. Sotto lo sfondo così cupo della civiltà del benessere anche le arti tendono a confondersi, e smarrire la loro identità. Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione  hanno tentato, non senza successo  di annientare ogni possibilità di solitudine e riflessione”.</em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Prosegue ancora <strong>Montale</strong> “ <em>Il mondo è ancora in crescita, quale sarà il suo avvenire non può dirlo nessuno. Ma non è credibile che la cultura di massa per il suo carattere effimero e fatiscente non produca, per contraccolpo, una cultura che sia argine e riflessione. Possiamo collaborare tutti a questo futuro”</em> (<em>.</em>S.M.P.R- <em>Il secondo mestiere- op.cit</em>. pag. <strong>3034</strong>)</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La lettura di questo brano ci fa comprendere il profondo significato della poesia montaliana, nata dalla solitaria meditazione di un uomo, che sotto le parvenze del benessere scorge “<em>i lividi connotati della disperazione”</em> della coeva società.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Manifesta, altresì, l’autore una preoccupazione mai sopita per il futuro delle arti e della poesia in particolare e si augura che la cultura possa essere “<em>argine e riflessione”</em>  e “<em>contraccolpo</em>” al carattere effimero della società di massa. L’ultima frase, che riportiamo dello scritto “<em>Possiamo tutti collaborare a questo futuro” </em>è un invito che il poeta rivolge a tutti gli uomini a non essere “<em>ombre</em>” e ad esprimere nel presente l’autenticità del loro essere. Dalla<em>“cenere”</em>, come nella già citata poesia <strong><em>Ho tanta fede in Te</em></strong></font> <font size="4">auspica la “<em>rinascita</em>”.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La“<em>rinascita dell’uomo”</em> non è forse anche il grande tema della poetica dantesca? Come pure si può intendere alla maniera dantesca  la continua attenzione di <strong>Montale, </strong>volta non a quell’uomo o a quell’avvenimento ma proprio“<em>alla condizione umana in sé considerata”, </em>non contingente, ma assoluta. Ce lo dice lo stesso <strong>Montale</strong> quando afferma “<em>l’argomento della mia poesia</em> (e credo di ogni poesia) -riteniamo che sia implicito il riferimento a <strong>Dante</strong>- <em>è la condizione umana in sé considerata, non questo o quell’avvenimento.</em>”</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Se queste parole ci spingono a considerare la metastoria e la metafisica di <strong> Montale</strong>, non dobbiamo, però, mai dimenticare che il poeta non desiste mai di confrontarsi col reale e col suo problematicismo esistenziale.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche questo principio ci chiarisce lo stesso poeta: “<em>Un poeta porta in sé un particolare atteggiamento di fronte alla vita e una certa attitudine formale ad interpretarla secondo gli schemi che gli sono propri”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong>Montale</strong>, l’abbiamo notato nel corso del nostro discorso, non rinuncia mai al principio assoluto  di identità <strong><em>vita-poesia</em></strong> . E la stessa <strong>Clizia</strong> ne porta i segni.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma come il poeta  tenta di penetrare “<em>nella condizione umana”</em> e  qual è l’orizzonte che s’affaccia alla sua vista e quale il suo concepimento di uomo e di poeta?  Ancora una volta sono le parole del poeta ci danno la risposta. <em>“Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione (</em>e prima aveva detto argomento della mia poesia è la condizione umana in sé considerata) <em>non poteva essere che quella della disarmonia”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La <strong><em>disarmonia </em></strong>è la nota fondamentale dell’anima montaliana come l’<strong><em>armonia</em></strong> è l’essenza stessa della poesia dantesca, dove mondo fisico e metafisico coincidono.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Sull’armonia del cosmo c’illumina lo stesso <strong>Dante</strong> (Par. canto I <strong>vv. 76-84</strong>)</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Quando la rota che tu sempiterni</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>desiderato, a sé mi fece atteso</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>con l’armonia che temperi e discerni,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>parvemi tanto allor del cielo acceso</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>de la fiamma del sol, che pioggia o fiume</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>lago non fece alcun tanto disteso.</em></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><em>La novità del suono e ‘l grande lume </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>di lor cagion m’accesero un disio</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>mai sentito di cotanto acume.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4">L’incontro tra i moti celesti e l’armonia, che ne risulta, sono il simbolo di quell’incontro tra la creatura e il suo Creatore, che è la ragione ultima e fondamentale del viaggio del poeta.</font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">L’arcana armonia e la luce  della rivelazione, che sfavilla nello sguardo di <strong>Beatrice</strong>, non possono che fare accrescere in <strong>Dante</strong> il “<em>disio mai sentito di cotanto acume” </em>di ascendere a<em>“sito decreto</em>”.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify">“<font size="3"><font size="4"><em>La poesia dell’Inferno e del Purgatorio ora si eleva a poesia metafisica  e Beatrice si aggira con gli attributi indefinibili ed ineffabili del mondo celeste tra musica e tripudio di luce” (</em>Pasquazzi- <em>All’eterno del tempo-</em>Firenze-1966)</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Per<strong> Montale</strong>, invece, cantore della disarmonia e sofferente peregrino in questa terra, sempre lacerato dal dilemma esistenziale, tra scepsi e credenza, l’immagine della sua donna non può essere celebrata  nello sfavillio della luce e non può essere ritmata  dall’armonia dei suoni del creato.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La luce, che investe <strong>Clizia, </strong>è chiaroscurale, simbolo della stessa tragicità dell’esistenza, il suono stesso echeggia la crepitante desolazione del mondo o, se scende  dal cielo, è da questo<em>“slegato”</em> “ <em>col respiro di un’alba che domani per tutti / si riaffacci, bianca ma senz’ali /di raccapriccio, ai greti arsi del sud………….</em>”. versi che abbiamo commentato all’inizio del nostro discorso e che adesso ricordiamo per puntualizzare la mirabile unità nella diacronia dell’opera poetica montaliana, non solo sul piano formale, ma su quello della coerenza logica e dell’invenzione propriamente lirica.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’<strong><em>ossimoricità, </em></strong>che sta alla base dei codici semici degli stessi stilemi formali <strong><em>fuoco-gelo-vita- morte</em></strong> fanno di <strong>Clizia</strong> una creatura sacrificale, che, per continuare a vivere, dovrà tuffarsi  in un mondo arido, corroso. Lo stesso sole  è un sole assurdo, un sole che abbacina e distrugge la stessa<strong> Clizia </strong>che si sublima nel suo sacrificio.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La poesia in <strong>Dante, </strong>invece<strong>,</strong> si fa tutt’uno con il principio dell’armonia teleologica, in cui, giusta la tesi del Pasquazzi, “<em>si stigmatizza l’incontro tra la creatura e il suo Creatore</em>.”</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Sull’argomento esemplificative sono le parole  di<strong> Matelda</strong> ( <strong><em>Purg.</em></strong> Canto XXVIII- vv.<strong>139-144</strong>)</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Quelli ch’ anticamente poetaro</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>l’età dell’oro e suo stato felice,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>forse in Parnaso esto loco sognaro.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Qui fu innocente l’umana radice;</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>qui primavera sempre e ogne frutto;</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>nettare è questo di che ciascun dice</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L “<em>esto loco</em>” è riferito ai fiumi <strong><em>Letè</em></strong> ed <strong><em>Eunoè</em></strong>: il primo il fiume della dimenticanza, il secondo il fiume della memoria del bene; entrambi rendono l’anima “<em>pura e disposta  alle stelle”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La stessa poesia, allora, è intesa come un momento prefigurale che preconizza la verità quale vago presentimento del verbo cristiano. La stessa concezione dell’anima innocente, che è ripresa da  Ovidio, (Met. I, 90 <em>aurea prima aetas sine lege fidem rectumque celebrat”</em>)<em> </em>possiamo interpretarla come suprema aspirazione dell’ “<strong><em>itinerarium Dantis in mentem Dei</em></strong>”.  Lo stato felice, inoltre, del mondo edenico “<em>qui primavera sempre ed ogni frutto”; “ nettare è questo di che ciascun dice</em>” e che è un’altra trasposizione ovidiana, ( Met. I vv. 107-111 <em>ver aeternum flumen iam lactis, iam nectaris ibant</em>),  assume un significato profondamente religioso attraverso il quale s’intravede  il senso ultimo della poesia: <strong><em>parola-luce </em>(rivelazione della grazia)</strong>, che già <strong>Matelda</strong> introduce e che sarà poi compiutamente svelata da <strong>Beatrice.</strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Del <strong><em>locus</em></strong> dantesco, che abbiamo citato, ha senz’altro memoria <strong>G</strong>.<strong>Pascoli</strong>, che ne <strong><em>“Il fanciullino” </em></strong>(1896),  afferma che al poeta è presupposto lo studio, che <em>“deve rifarci ingenui come Dante davanti a Matelda”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Lo studio per la poesia, aggiunge ancora il poeta “<em>deve togliere gli artifizi e renderci la natura”</em>, nella quale si scopre l’autenticità della vita che ripropone gli <em>“uomini innocenti come Dante davanti a Beatrice”.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La notazione del <strong>Pascoli, </strong>appassionato studioso di <strong> Dante</strong>, ci sembra di peculiare importanza perché, oltre a penetrare profondamente sull’essenza della poetica dantesca e ad  enucleare il rapporto intrinseco <strong><em>natura -poesia</em></strong> –<strong><em>innocenza dell’anima</em></strong>, ci offre un&#8217;ulteriore  testimonianza del perdurare del <strong><em>dictamen</em></strong> poetico di Dante nel tempo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Un altro grande poeta del ’900 <strong>G.Ungaretti</strong> nella lirica <strong><em>Girovago </em></strong>(<em>Allegria di naufragi 1919)</em> ci rivela con rara essenzialità di <strong><em>cifrario linguistico-poetico</em></strong> la tensione al recupero dell’innocenza, ad una vita incontaminata primigenia, dalla quale possa sorgere la linfa della vita da tradursi in poesia.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Godere un solo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>minuto di vita</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>iniziale</em></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Cerco un paese</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>innocente</em></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Anche <strong>Ungaretti </strong>come <strong>Pascoli </strong>sembra mirare all’<strong>“</strong><em>esto loco”, </em>che<strong> Matelda</strong><em> </em>svela a<em> </em><strong>Dante</strong>  e che  accoglie l’anima <em>innocente “qui fu innocente l’umana radice”</em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">L’<strong><em>archetipo </em></strong>dantesco sarà rivissuto naturalmente dai poeti del ‘900 in rapporto alla <strong><em> Weltanscauung </em></strong>del periodo e alla loro individuale condizione umana e spirituale.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="4">Abbiamo accennato precedentemente al diverso modo di atteggiarsi dello spirito e del pensiero dell&#8217;uomo novecentesco, rispetto allo scolasticismo medievale, nei confronti del cosmo e della metafisica.</font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="4">Il che, ha, altresì, implicanze sul rapporto uomo-natura, concepito nella sua esistenzialità temporale, come pure  nella sua proiezione metatemporale, e comporta, inoltre, l&#8217;instaurarsi di novità di forme estetiche connesse alle istanze ideologico-spirituali della  temperie storica.</font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Questo principio viene analizzato con perspicuità concettuale dal filosofo N. Abbagnano (N. Abbagnano-<em>Introduzione all&#8217; esistenzialismo-</em>Taylor- ed- Torino 1957) che a pp.<strong>186-87</strong> medita:</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"> “<font size="3"><font size="4"><em>L’esistenza umana non è natura se non  perché ritorno alla natura. Esistere per l’uomo significa non già l’abbandonarsi alla naturalità, ma riconoscerla e porla in atto come forma originaria e finale”.</em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Aggiunge il pensatore  “<em>L’oggetto estetico è la possibilità effettiva della sensibilità pura. </em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="4"><em>.Essa è la natura stessa che si umanizza diventando la possibilità intrinseca dell’esistenza propriamente umana…………………….Come arte, la natura entra nel circolo vitale dell’esistenza e salda il suo destino a quello dell’uomo”.</em></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Il giudizio di N.Abbagano,  riferito ad una natura, “<em>che si umanizza”</em> e che diventa <em>“possibilità intrinseca dell’esistenza propriamente umana”</em>e che<em> “come arte entra nel ciclo vitale dell’esistenza”,</em> ci spinge a ripercorrere colla mente le componenti <strong><em>probabilistico-esistenziali </em></strong> del pensiero filosofico predominante nel panorama culturale del ‘900, e, che segna sotto l’aspetto ideologico, una netta separazione con il presupposto tomistico-aristotelico dell’<strong>Uno-Tutto </strong>imperante nell’universo dantesco.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Il <em>ritorno</em> alla natura primigenia come autentica forma d’ispirazione poetica, allora, come postula l’Abbagnano, è da rapportare all’assiologia temporale-esistenziale del poeta stesso e al suo destino nella sfera umana.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Dell’assunto teorico proposto dall’Abbagnano possiamo considerare <strong><em>exemplum </em></strong>tutta l’intensa e vasta produzione poetica di<strong> Montale</strong>.<strong>  </strong></font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4"><strong>Dante</strong>, invece, nell’edenico paesaggio, nel quale vive “<em>l’innocente umana radice”,</em> e che<em>“sognaro quelli ch’anticamente poetaro”, </em>raffigura<em> </em>il mondo della perfezione umana nel momento stesso in cui si attua la sua sublimazione verso l’Assoluto.<em> </em><strong> </strong></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La poesia rappresenta, quindi, per <strong>Dante</strong> il momento “<em>dell’ultima felicitade</em>” in questa terra ed è propositiva di quella ultraterrena.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Infatti <strong>Dante </strong>per giungere all’oltrecielo non disgiunge la vita attiva da quella contemplativa.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E proprio <strong>Matelda</strong>, prefigurazione di <strong>Beatrice,</strong> viene interpretata dal Porena “<em>perfezione della vita attiva armonizzabile con quella contemplativa”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">L’anagramma stesso del nome <strong>Matelda</strong> “<strong><em>ad letam”</em></strong> offre la spiegazione per comprendere la funzione della donna, che è quella di ricondurre <strong>Dante</strong> a <strong>Beatrice</strong> (<strong><em>leta</em></strong>), come opina Enzo Quaglio. (<em>Lectura Dantis Scaligera</em>- op.cit.)</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">La poesia, dantesca, proprio nel momento in cui tende all’escatologia, inneggia all’armonia, che lega l’uomo alla natura.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il salmo<strong><em>“Delectasti</em></strong>”(Salmo XCI <em>Delectasti me, Domine, in factura tua et in operibus manuun tuarum exultabo</em>”) che nel canto si snoda come inno liturgico di ringraziamento, c’illumina sulla condizione dell’uomo che ricrea la sua armonia <em> </em> nell’universo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Per questo <strong>Beatrice</strong> risplenderà nel lume dell’<strong>Eterno</strong>; <strong>Clizia</strong>, invece, nella disarmonia del mondo, cercherà di continuare a sopravvivere, ma, tra i frantumi del cosmo, lacerata dalle ferite subite nell’anima, si logora in una vita che sa di sangue e di morte.  Per continuare ad esistere sarà sorella all’“<strong><em>anguilla”</em></strong> e al “<strong><em>gallo cedrone”</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il senso di cupo pessimismo, che configura l’immagine di<strong> Clizia</strong>, è determinato dallo stato d’animo del poeta, che col passare del tempo, si fa sempre più angoscioso.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Opina al riguardo il Marchese (A. Marchese- <em>op. cit</em>. pp.<strong>258-259)</strong> “ <em>Nel dopoguerra inoltrato, così deludente per Montale, finisce il mito religioso di Iride e si offusca la fede nestoriano, ma la tormentata ricerca di Dio, non più mediata dalla figura cristica della donna.</em></font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="4"><em>Con il gallo cedrone e l’anguilla  Montale torna al motivo schopenhauriano  del Wille zu Leben: l’identificazione con l’animale ucciso ( una nuova e inconscia vittima sacrificale); è penosa e a stento copre la delusione esistenziale. “Sento nel petto la tua piaga, sotto/ un grumo d’ala; il mio pesante volo /tenta un muro e di noi solo rimane / qualche piuma sull’ilice brinata.- Gallo cedrone vv. 19-22); ma la vita continua nell’uovo ( la gemma / delle piante perenni vv. 14-15). Anche l’anguilla è ricondotta all’istinto produttivo, ai “paradisi artificiali di riproduzione”, negli  ardi fossati dell’Appennino, scintilla che indica il risorgere della vita (“tutto comincia”) quando sembra che tutto muoia ( quando tutto pere/ incarbonirsi, bronco seppellito, vv.24-25) E proprio nell’“iride  breve, gemella / di quella che incastonano i tuoi cigli/ e fai brillare intatta in mezzo ai figli/ dell’uomo, immersi nel fango, puoi tu/ non crederla sorella? vv. 26-30). Il “fango”, il  “magma”, il “limo”, prima metafora di un campo semantico che da Satura assumerà forme sempre più desublimate e sctaologiche- sono l’ineludibile grembo della vita, da cui emerge la  luce della donna-angelo (“incastonano i tuoi cigli”) riprende il motivo degli occhi preziosi dell’amata, non più  separata dallo sfondo terroso, arido e apparentemente infecondo  da cui scocca la scintilla dell’esistenza”.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il discorso critico di Marchese ci fa meditare sulla parabola della poetica montaliana e ci spinge ancora una volta ad analizzarne alcuni motivi fondamentali da riferire o  contrapporre a quelli della musa di<strong> Dante.</strong></font> <font size="4">La limpidezza delle acque, l’armonia delle sempiterne rote accompagnano il viaggio di <strong>Dante</strong>, rischiarato  dal  lume rivelatore  di <strong>Beatrice</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il cammino di <strong>Montale</strong> si consuma, invece, nella dolorante ed esilarante angoscia esistenziale.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non certo l’antica innocenza, evocata da <strong>Matelda </strong>e che rappresenta il primitivo splendore dell’umanità, può vivere nell’animo di <strong>Montale</strong> e quindi nella sua poesia o nella figura-simbolo della medesima: <strong>Clizia</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma le sofferenze e la coscienza del dolore, la visione di un <strong>Dio</strong>, come dice Jacomuzzi, “<em>eternamente assente ed invisibile</em>” sollecitano il poeta a riflettere sul fatto che non può esserci salvezza nel mondo delle tenebre se non nella vita stessa, intesa come perpetua prigione infernale. </font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Da questa il  poeta  tenta di evadere cercando proprio nella poesia una ragione all’esistenza e mirando all’<strong><em>Altro.</em></strong> </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ricordiamo, infatti, che, anche nelle forme più oscure del pessimismo, la tormentata ricerca di <strong>Dio </strong>si fa strada e forse ancora con maggiore impellenza nell’anima e nella mente del poeta.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ed allora quali possono essere gli estremi correlativi oggettivi ed anche quelli che accompagnano <strong>Clizia</strong>  mutata in <strong><em> anguilla </em></strong>se non “<strong><em>il fango</em></strong>” ed  il <em><strong>“magma</strong>”</em>?. </font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Non potremo, in fondo, nel motivo di questa “<em>fiumana<strong>”</strong> </em>che trascina l’umanità ripensare alle “<strong>lacrime”</strong> che fuoriescono dal piede d’argilla del <strong>Veglio di Creta?</strong> (XIV canto dell’<strong><em>Inferno)</em></strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Le “<strong>lacrime”</strong>, invenzione di Dante non connotano forse il travaglio dell’Umanità decaduto dal primo stato di felicità  edenica?</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E<strong> Montale</strong>, se non decaduto, non si sente impigliato sempre più nella grande maglia dell’Essere, in cui “ <em>l’anello non tiene”</em>?.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Dal “<em>fango”, </em>dal “<em>magma</em>”, <strong>lacrima</strong> sofferta della sua poesia, tuttavia scocca  quella</font> <font size="4">scintilla che sembra promettere  la salvezza.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4"><strong><em>Iride-Clizia—anguilla –gallo cedrone</em></strong>-, nelle loro mutazioni segnano momenti significativi delle tappe dell’itinerario umano ed esistenziale di <strong>Montale</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il poeta, infatti, non trascende all’<strong><em>Uno-tutto</em></strong>, come <strong>Dante</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Anche nel momento, in cui sente l’esigenza dell’escatologia, ricorre alla cosiddetta “<strong><em>teologia della briciola”</em></strong>, che possiamo considerare il correlativo di un processo di lacerazione dell’“<strong>io”, </strong>nel momento stesso in cui <strong>Clizia</strong> perde tutti i  connotati del numinoso e dell’ultraterreno.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In <strong><em>Storia di tutti i giorni</em></strong>, scritta nel 1973 e compresa nella Silloge “Quaderno di quattro anni”, dice:</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>L’unica scienza che resti in piedi</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>l’escatologia</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>non è una scienza,  è un fatto</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>di tutti i giorni</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Si tratta delle briciole che se vanno</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>senza essere sostituite.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Che importano le briciole va borbottando</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>l’aurispice,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>è la torta che resta, anche se sbrecciata </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>se qua e là un po’ sgonfiata.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Questa  è la visione del  mondo montaliano diametralmente opposta a quella dantesca del poema sacro “<em>nel quale si squaderna tutto l’universo”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma sia nel “<em><strong>fango</strong>”</em>che nella “<strong><em>briciola</em></strong>” continua a vivere l’idea di <strong>Clizia</strong> con l’esigenza insopprimibile del divino.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Si legga a riguardo la poesia <strong><em>Rebecca</em></strong> composta nel 1970 e compresa in Satura (II libro).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Gli addendi sono a posto, ineccepibili,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ma la somma?</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Non c’era molt’acqua nell’uadi, forse qualche pozzanghera,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>e nella mia cucina poca legna da ardere.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Eppure abbiamo tentato per noi, per tutti, nel fumo,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>nel fango con qualche vivente bipide, o anche quadrupede.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Solo il divino è totale nel sorso e nella briciola.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Solo la morte lo vince se chiedi l’intera porzione.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Nella lirica sono presenti le componenti che configurano il“<strong><em>continuum”</em></strong> del travaglio esistenziale di Montale: il suo <strong><em>existere</em></strong>  nel tempo, alla maniera di Heidegger e di Jasper, la sua estrema propensione ad occultarsi nell’infinitesimo per cogliere il divino.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma il divino è <em>totale nel sorso e nella briciola/ solo la morte lo vince.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Ma anche dopo la morte, ci riferiamo a quella  figurale- poetica di <strong>Clizia</strong>, il divino ripullulerà quando <em>tutto pare incarbonirsi </em>come <em>iride breve</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La ricerca di <strong>Dio</strong> in Montale, nel “<em>sorso</em>”e nella “<em>briciola</em>”, proprio perché fondata sulla <strong><em>teologia negativa</em></strong>, rappresenta la più alta testimonianza della religiosità e dell’ansia metafisica dell’uomo del ‘<strong>900</strong>,  mentre <strong>Dante</strong> trasferisce nella sua poesia tutta la<strong><em>“summa”</em></strong>dei valori escatologici del medioevo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">I due poeti esprimono liricamente l’anima del tempo in cui vissero; rimangono due figure distinte ed autentiche nel modo di intendere la vita e la poesia. L’incontro tra <strong>Dante</strong> e <strong>Montale</strong>, tuttavia, esiste nel momento stesso in cui entrambi fanno della poesia non solo la ragione del proprio esistere, ma scorgono in essa l’unico modo possibile di svelare attraverso <strong><em>l’ontologia della parola</em></strong> l’<strong>Essere </strong>e ciò che lo trascende.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Accostiamo, pertanto, <strong>Montale</strong> a <strong>Dante</strong> perché entrambi parlano all’uomo del loro tempo per disnebbiare la mente dalla <em>cecità (</em>ci permettiamo si prendere in prestito questo termine proprio da <strong>Montale </strong>nel brano che abbiamo citato con<em> </em>riferimento a<strong> Dante)</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4">Ma in quanto uomini del loro tempo ed, in quanto genuini nelle forme della vita e della poesia, il mondo da loro rappresentato non può essere che profondamente diverso.</font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">In <strong>Dante</strong> l’assoluto escatologico si trasferisce nell’assoluto della poesia, in<strong> Montale</strong> l’assoluto della sua poesia si identifica colla sua stessa esistenza di <em>persona dramatis</em> del Novecento.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Sin dall’inizio del suo peregrinare Dante, sorretto dai principi del <strong><em>tomismo-aristotelico,</em></strong> può intravedere nel buio della selva la luce, che si sprigiona sul colle, emanata dai “<em>raggi del pianeta che mena dritto altrui per ogni calle”</em>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il colle è quello della grazia, che <strong>Montal</strong>e sa di non potere ascendere.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La figura del colle, anzi, non è mai presente nella poetica montaliana. Il paesaggio arido e desertico corrisponde alla reale situazione spirituale dell’animo del poeta, “<em>gettato in un mondo”</em> su cui incombe una crepitante desolazione.</font></font></p>
<p align="justify"> <font size="3"><font size="4">Per poter scorgere <strong>Dio</strong> il poeta tenta  di arrampicarsi sul sicomoro.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Si tratta di arrampicarsi sul sicomoro</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>per vedere il Signore se mai passi,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Ahimè, non sono un rampicante ed anche</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>stando in punta di piedi non l’ho mai visto </em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">( <strong><em>Come Zaccheo</em></strong>- composta nel 1970 e compresa nella Silloge “Diario del ’71 e del ’72”).</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Il poeta, che dice di non aver mai visto <strong>Dio</strong>, è sempre mosso da un’incessante ricerca del divino. Dal vuoto e  dal nulla, alla maniera leopardiana, tende all’infinito, dal limite all’illimitato.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">E l’infinito per un poeta non può che essere compreso nella <strong>parola poetica</strong>,<strong><em> luce-rivelazione</em></strong>, secondo la lezione ungarettiana. E nella <strong><em>luce-rivelazione </em></strong>non solo prenderà corpo la figura di <strong>Clizia</strong>, ma la “<strong>parola</strong>” stessa diventerà l’unica  possibile <strong><em>ontologia</em></strong> dell’<strong>Essere</strong>.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Siamo vicini al concetto espresso da <strong>Ungaretti</strong>, che nella metafora del sole rinviene la grazia, che per gli uomini si concretizza non nelle parole, ma nella parola assoluta, che è quella poetica e che si traduce come l’unico ed autentico atto conoscitivo dell’uomo  nel mondo.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Come <strong>Dante</strong> <strong>Montale</strong> intende conferire alla parola poetica il suo primario significato: riscoprire la<strong><em> cifra </em></strong>di Dio superando il <strong><em>mondo babelico </em></strong>del linguaggio, causa di confusione e di  incomprensione tra gli uomini.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>Se dio è linguaggio, l’uno che ne creò tanti altri,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>per poi confonderli</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>come faremo a interpellarlo e come </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>credere che ha parlato e parlerà</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>per sempre indecifrabile e questo è</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>meglio che nulla. Certo</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>meglio che nulla siamo</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>noi fermi alle balbuzie. E guai se un giorno</em></font></p>
<p align="justify"> <font size="4"><em>le voci si sciogliessero. Il linguaggio,</em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>sia il nulla o non  lo sia, </em></font></p>
<p align="justify"><font size="4"><em>ha le sue astuzie.</em></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">(<strong><em>La lingua di Dio</em></strong>-1971- da Diario del ’71 e del ’72)</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Si direbbe che<strong> Montale</strong> attraverso il concetto del <strong><em>dio-linguaggio</em></strong> voglia tendere ad esprimere l’ineffabile della poesia, rappresentato nella sua produzione poetica precedente dall’evento miracolistico di <strong>Clizia</strong>, circonfusa da  ombre e luci.</font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">La scoperta del linguaggio coincide per <strong>Montale</strong> come per <strong>Dante</strong> colla  ricerca della verità. Ancora una volta <strong>Montale</strong> sembra ammonirci che le<em> parole dei poeti, se non lo sono oggi, domani potrebbero essere parole di fede.</em></font></font></p>
<p align="justify"><font size="3"><font size="4">Alla falsità del linguaggio preferisce il silenzio, da considerare, certamente come il poeta ci ha detto in un brano, che abbiamo già ricordato come momento di<em>“riflessione”</em>ed “<em>accumulazione</em>” prodromico all’inverarsi della parola autentica della poesia.</font></font></p>
<p style="margin-top: 0cm; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font size="3"><font size="4">Nell’attesa forse il poeta non potrà che balbettare qualche parola, ma dalla “<em>balbuzie</em>” potrà scaturire una parola autentica e non falsa, così come dai barlumi di luce che guizzano intorno alla figura di <strong>Clizia</strong> in modo informe  si potrà avanzare l’ipotesi della grazia e della ricerca del mondo metafisico. Comprendiamo, pertanto, che l’interrogativo posto da Montale, nel discorso pronunciato, in occasione del conferimento del premio Nobel, a Stoccolma nel 1975 “<em>E’ ancora possibile la poesia?</em>” è per noi messaggio di fede. Ma in che ? Certamente nella poesia, che ha come suo fulcro la condizione umana. <strong>Beatrice</strong> e <strong>Clizia</strong>, allora, non saranno solo figure-simbolo dei due poeti, ma potranno continuare a parlarci. Ne intuiremo il messaggio nel tempo ed al di là del tempo, anche se in contesti storico-spirituali diversi, perché la loro voce, pur distinguendosi nettamente, vibra all’unisono accordandosi in una  nota fondamentale, che è quella  propria ed autentica della poesia.</font></font></p>
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<p><a href="http://www.biblio-net.com/letteratura/letteratura-italiana/da-beatrice-a-clizia/">Da Beatrice a Clizia</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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		<title>Musica Lirica</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 16:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[musica lirica]]></category>

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		<description><![CDATA[Che la Musica sia uno dei metodi di comunicazione più efficaci e diffusi è indiscusso, naturalmente ne esistono numerose tipologie e varietà che si differenziano per ritmo, parole ed ambientazione, una delle più affascinanti è sicuramente rappresentata dalla Musica Lirica. La Lirica si presenta come un genere musicale teatrale, dove alla musica ed alla voce, [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/musica/musica-lirica/">Musica Lirica</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Che la <strong>Musica</strong> sia uno dei metodi di <strong>comunicazione</strong> più efficaci e diffusi è indiscusso, naturalmente ne esistono numerose tipologie e varietà che si differenziano per ritmo, parole ed ambientazione, una delle più affascinanti è sicuramente rappresentata dalla <strong>Musica Lirica</strong>.</p>
<p>La <strong>Lirica</strong> si presenta come un genere musicale teatrale, dove alla musica ed alla voce, viene abbinata anche la recitazione, la rappresentazione teatrale ha origini molto antiche, che fanno riferimento alla <strong>Grecia</strong>, ma ancora oggi la <strong>Lirica</strong> si presenta come una delle forme di rappresentazione musicale più seguita ed apprezzata.</p>
<p>La <strong>Musica Lirica</strong>, in teatro, ha come soggetto la rappresentazione drammatica, serio, divertente e farsesco, in ogni caso sempre in grado di catalizzare l&#8217;attenzione degli appassionati, la fortuna di questo genere musicale è sicuramente conferita dall&#8217;unione di due elementi fondamentali, la <strong>musica</strong> e la <strong>poesia</strong>, in un equilibrio perfetto, senza che l&#8217;una prevalga sull&#8217;altra.</p>
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		<title>”Profilo Storico della Linguistica Moderna”</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 16:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[profilo storico della linguistica moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tratta di un libro scritto da Leroy Maurice, che tratta il tema della Linguistica, con le sue problematiche e le sue peculiarità principali, in una descrizione esauriente sugli aspetti fondamentali di questa disciplina scientifica che si occupa del linguaggio e della capacità espressiva dell&#8217;uomo. Il libro si concentra in particolar modo sulla Linguistica del [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/linguistica/profilo-storico-della-linguistica-moderna/">”Profilo Storico della Linguistica Moderna”</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta di un <strong>libro</strong> scritto da <strong>Leroy Maurice</strong>, che tratta il tema della <strong>Linguistica</strong>, con le sue problematiche e le sue peculiarità principali, in una descrizione esauriente sugli aspetti fondamentali di questa disciplina scientifica che si occupa del <strong>linguaggio</strong> e della <strong>capacità espressiva dell&#8217;uomo</strong>.</p>
<p>Il libro si concentra in particolar modo sulla <strong>Linguistica del XIX e del XX secolo</strong>, ovvero la grande evoluzione di questa scienza dalle basi fino alla <strong>nascita della semantica</strong>, dello <strong>strutturalismo</strong> e della <strong>fonologia</strong>.</p>
<p>Si tratta di un testo capace di offrire ai lettori una buona panoramica sugli aspetti peculiari della <strong>linguistica moderna</strong>, facendo riferimento a nozioni settecentesche ed ottocentesche, fino ad arrivare alle teorie più moderne.</p>
<p>Il libro si presenta come un valido strumento di <strong>approccio alla linguistica</strong>, con informazioni e notizie che ne descrivono lo sviluppo nell&#8217;età moderna, dalle più vecchie concezioni fino alle nuove scoperte in questo campo, come la <strong>stilistica</strong>, la <strong>semantica</strong> e la <strong>dialettologia</strong>.</p>
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		<title>”Ebraismo e Letteratura”</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 16:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura Comparata]]></category>
		<category><![CDATA[ebraismo e letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo libro di Letteratura Comparata, scritto da Stefano Manferlotti e Marisa Squillante tratta l&#8217;argomento dell&#8217;Ebraismo, di come questa religione, come d&#8217;altronde la religione cristiana, ponendo le sue basi nella cultura latina e greca, abbia notevolmente influenzato e determinato la società dei nostri giorni. Il libro si concentra sugli insegnamenti, i saggi, le citazioni che hanno [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/letteratura/letteratura-comparata/ebraismo-e-letteratura/">”Ebraismo e Letteratura”</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo libro di <strong>Letteratura Comparata</strong>, scritto da <strong>Stefano Manferlotti</strong> e <strong>Marisa Squillante</strong> tratta l&#8217;argomento dell&#8217;<strong>Ebraismo</strong>, di come questa religione, come d&#8217;altronde la religione cristiana, ponendo le sue basi nella cultura latina e greca, abbia notevolmente influenzato e determinato la società dei nostri giorni.</p>
<p>Il libro si concentra sugli insegnamenti, i saggi, le citazioni che hanno determinato la nascita della cultura occidentale, con la netta distinzione tra il bene ed il male, il giusto e lo sbagliato, soffermandosi chiaramente sulla grande importanza che la religione ebraica, con la sua cultura e le sue credenze, ha avuto nella società dell&#8217;occidente.</p>
<p>Nel testo “<strong>Ebraismo e Letteratura</strong>” viene sottolineato inoltre come le filosofie antiche, i pensatori greci e romani, gli autori latini e filosofi come <strong>Sant&#8217;Agostino</strong>, siano riusciti ad originare e determinare teorie ancora oggi valide e capaci di collegarsi al pensiero moderno di autori quali <strong>Joyce</strong> e <strong>Bellow</strong>, per l&#8217;Inghilterra, ma anche <strong>Primo Levi</strong>, in Italia.</p>
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		<title>Letteratura Ungherese</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 16:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura Straniera]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura ungherese]]></category>

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		<description><![CDATA[La Letteratura Ungherese trova le sue origini attorno al XII secolo, quando cominciarono a circolare testi scritti in lingua ungherese, a fianco al più diffuso ed utilizzato latino, inizialmente la letteratura in lingua ungherese ebbe come oggetto il racconto di miti e leggende, la religione, con la traduzione delle Sacre Scritture e scritti di filosofia. [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/letteratura/letteratura-straniera/letteratura-ungherese/">Letteratura Ungherese</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Letteratura Ungherese</strong> trova le sue origini attorno al XII secolo, quando cominciarono a circolare testi scritti in <strong>lingua ungherese</strong>, a fianco al più diffuso ed utilizzato latino, inizialmente la <strong>letteratura in lingua ungherese</strong> ebbe come oggetto il racconto di miti e leggende, la religione, con la traduzione delle <strong>Sacre Scritture</strong> e scritti di filosofia.</p>
<p>Una delle opere più importanti, interamente realizzate in lingua ungherese è naturalmente <strong>la Bibbia</strong>, tradotta nel XVI secolo per mano <strong>Gáspár Károlyi</strong>, un pastore di religione calvinista, molte delle <strong>opere letterarie ungheresi</strong> del tardo Medioevo e della prima parte del Rinascimento hanno come scopo principale quello della <strong>lotta politica</strong>, per la liberazione dal domino della nazione austriaca.</p>
<p>Tra gli <strong>autori</strong> delle diverse epoche preistoriche ne citiamo alcuni che hanno lasciato testimonianze forti ed importanti della loro presenza, parliamo di <strong>László Amade</strong>, che visse nel periodo illuminista, <strong>Miklòs Zrinyi</strong>, che scrisse liriche, <strong>Jànos Apàczai Csere</strong>, autore di una Enciclopedia Ungherese, <strong>Gedeòn Raday</strong>, merito di aver introdotto la forma poetica del sonetto nella letteratura ungherese, e per terminare <strong>Margit Kaffka</strong>, che visse tra il 1800 ed il 1900.</p>
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		<title>”Il Fu Mattia Pascal”</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 16:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[il fu mattia pascal]]></category>

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		<description><![CDATA[Luigi Pirandello è stato uno dei più grandi esponenti della letteratura italiana del novecento, tra i capisaldi del suo pensiero ci sono l&#8217;Umorismo, ovvero ciò che lui identifica con il senso del contrario, e la Disgregazione dell&#8217;Io, nel numerose sfumature del nostro essere. Il Fu Mattia Pascal è il primo per il quale lo scrittore [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/letteratura/letteratura-italiana/il-fu-mattia-pascal/">”Il Fu Mattia Pascal”</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Luigi Pirandello</strong> è stato uno dei più grandi esponenti della <strong>letteratura italiana del novecento</strong>, tra i capisaldi del suo pensiero ci sono l&#8217;Umorismo, ovvero ciò che lui identifica con il senso del contrario, e la Disgregazione dell&#8217;Io, nel numerose sfumature del nostro essere.</p>
<p><strong>Il Fu Mattia Pascal</strong> è il primo per il quale lo scrittore divenne famoso, pubblicato nel 1904 racconta la storia di <strong>Mattia Pascal</strong>, un giovane che vive in Liguria e delle sue vicissitudini, <strong>Mattia</strong>, vive con la madre ed il fratello nella proprietà che il padre, ormai deceduto, gli ha lasciato in eredità, insieme ad altre piccole fortune.</p>
<p>Il giovane <strong>Mattia</strong> viene costretto a sposare <strong>Romilda</strong>, dopo averla messa incinta, ed a vivere con lei e sa suocera, che prova un grande disprezzo per il marito della figlia, <strong>Mattia</strong> trova lavoro come bibliotecario, ma, infelice della sua vita decide di fuggire a Montecarlo, dove tenterà e troverà la fortuna con il gioco d&#8217;azzardo.</p>
<p>Quando il protagonista, dopo la vittoria, prende il treno per tornarsene a casa, legge nel giornale del suo paese che in campagna è stato ritrovato il corpo di <strong>Mattia Pascal</strong>, strabiliato dalla notizia, l&#8217;uomo vede in questa disgrazia, la possibilità di cambiare la sua vita, ed invece di tornare a Miragno, il suo paese, si trasferisce a Roma dove, dopo aver cambiato la sua identità ed essere divenuto “Adriano Meis”, inizia una nuova vita.</p>
<p>A Roma <strong>Adriano</strong> si innamora di <strong>Adriana</strong>, la figlia del suo padrone di casa, ma ben presto l&#8217;uomo si rende conto di non trascorrere una vera vita, senza documenti ed una identità reale non ha infatti diritti e non può vivere un&#8217;esistenza normale, la soluzione è quindi quella di inscenare un finto suicidio e tornare la suo paese, dalla sua famiglia.</p>
<p>La fine del romanzo è però amara per <strong>Mattia Pascal</strong> che, tornato a Miragno, viene a sapere che sua moglie si è risposata ed ha avuto un altro figlio, al <strong>vecchio Mattia</strong>, non resta quindi che tornare alla sua biblioteca.</p>
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		<title>”Al Buio i Colori non Esistono”</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 16:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[al buio i colori non esistono]]></category>

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		<description><![CDATA[“Al Buio i Colori non Esistono” è un romanzo scritto da Luca Grandelis, una storia ambientata ai nostri giorni,che mira a raccontare e descrivere, con spunti di riflessione e note di ironia, alcuni aspetti peculiari e significativi della nostra società. Protagonista del libro è la borghesia, il ceto medio-alto, fatto di uomini tra i 30 [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/letteratura/al-buio-i-colori-non-esistono/">”Al Buio i Colori non Esistono”</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Al Buio i Colori non Esistono</strong>” è un <strong>romanzo</strong> scritto da <strong>Luca Grandelis</strong>, una storia ambientata ai nostri giorni,che mira a raccontare e descrivere, con spunti di riflessione e note di ironia, alcuni aspetti peculiari e significativi della nostra società.</p>
<p>Protagonista del libro è <strong>la borghesia</strong>, il <strong>ceto medio-alto</strong>, fatto di uomini tra i 30 ed i 40 anni, la trama si articola nel racconto delle aspirazioni, dei desideri e delle condizioni di questa fetta della società attuale, con i pro ed i contro di questi tipo di vita.</p>
<p>Gli uomini che fanno parte di questo ceto sono assolutamente soddisfatti del proprio lavoro e della propria carriera, non riuscendo però ad affermarsi nella vita vera e quotidiana, a volte sciatta e <strong>priva di valori autentici.</strong></p>
<p>Dall&#8217;altro lato ci sono le periferie cittadine, con personaggi che ogni giorno sono costretti a lottare ed a vivere di esperienze, persone che non possono e non riescono a fermarsi e riflettere sulla brutalità e la <strong>durezza delle condizioni umane</strong>.<br />
Entrambe queste realtà della società attuale, nel libro, vengono ad incontrarsi, originando nuovi destini e vite, in un racconto avvincente e portatore di un <strong>significato profondo</strong>.</p>
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		<title>Festival della Filosofia a Modena</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 16:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[festival della filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Da alcuni anni ormai, si tiene a Modena, deliziosa cittadina dell&#8217;Emilia Romagna, una importante manifestazione culturale, conosciuta con il nome di “Festival della Filosofia”, una interessante rassegna filosofica in grado sicuramente di suscitare grande curiosità. La manifestazione di Modena è giunta ormai alla sua VIII° edizione e quest&#8217;anno avrà come argomento principale la “Fantasia” e [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/filosofia/festival-della-filosofia-a-modena/">Festival della Filosofia a Modena</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni anni ormai, si tiene a <strong>Modena</strong>, deliziosa cittadina dell&#8217;Emilia Romagna, una importante manifestazione culturale, conosciuta con il nome di “<strong>Festival della Filosofia</strong>”, una interessante <strong>rassegna filosofica</strong> in grado sicuramente di suscitare grande curiosità.</p>
<p>La manifestazione di <strong>Modena</strong> è giunta ormai alla sua VIII° edizione e quest&#8217;anno avrà come argomento principale la “Fantasia” e presenterà caratteristiche assolutamente peculiari e di grande fascino.</p>
<p>Durante l&#8217;evento verranno organizzate <strong>manifestazioni culturali</strong> di grande pregio, ma si potrà anche assistere a momenti musicali, artistici e teatrali, si tratta di un evento capace, ogni anno, di catalizzare l&#8217;attenzione di un numero sempre crescente di interessati, che ben volentieri raggiungono<strong> Modena</strong> per nutrire la loro passione per la <strong>filosofia</strong>.</p>
<p>Il F<strong>estival della Filosofia</strong>, che si svolge a <strong>Modena</strong>, si presenta inoltre come il momento ideale per discutere ed affrontare i problemi della società, riflettere sugli eventi e sugli aspetti più importanti del mondo, si collega inoltre ad altre manifestazioni di questo genere che si svolgono in <strong>Francia</strong> e nella <strong>Repubblica Ceca</strong>, riuscendo a catturare, negli ultimi anni, anche l&#8217;attenzione dei media.</p>
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		<title>“Il Papiro di Artemidoro”</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 16:29:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isidoro81</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura Classica Antica]]></category>
		<category><![CDATA[il papiro di artemidoro]]></category>

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		<description><![CDATA[La Letteratura Classica Antica fa riferimento a miti, personaggi, opere e figure delle tradizioni antiche greche e romane, con intenti moralistici e didattici, ma anche con manoscritti di grande interesse, che descrivono una cultura ed una storia assolutamente straordinarie. “Il Papiro di Artemidoro” è un libro che si colloca esattamente nella Letteratura Classica Antica, presentandosi [...]<p><a href="http://www.biblio-net.com/letteratura/letteratura-classica-antica/il-papiro-di-artemidoro/">“Il Papiro di Artemidoro”</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Letteratura Classica Antica </strong>fa riferimento a miti, personaggi, opere e figure delle <strong>tradizioni antiche greche</strong> e <strong>romane</strong>, con intenti moralistici e didattici, ma anche con manoscritti di grande interesse, che descrivono una cultura ed una storia assolutamente straordinarie.</p>
<p>“Il <strong>Papiro di Artemidoro</strong>” è un libro che si colloca esattamente nella <strong>Letteratura Classica Antica</strong>, presentandosi come un&#8217;opera di grande interesse, ambientato nei giorni nostri,il libro racconta lo straordinario ritrovamento, da parte di un mercante armeno, di un papiro, datato I secolo d.C.</p>
<p>Il <strong>Papiro</strong> giunge nelle mani dell&#8217;Università di Milano e si presenta con una parte testuale, di circa 5 colonne scritte in greco, ma anche immagini di figure umane ed animali, questo oggetto sarebbe stato ritrovato insieme ad una Mummia, e secondo gli studi sarebbe una parte dell&#8217;opera antica: la <strong>Geografia di Artemidoro</strong> di <strong>Efeso</strong>.</p>
<p>Naturalmente il ritrovamento di questi papiro antico suscita grande clamore e curiosità, tanto che questo viene esposto a Torino, ma ben presto ci si rende conto che lo straordinario papiro non può essere veramente parte dell&#8217;opera di <strong>Artemidoro</strong> di <strong>Efeso</strong>, altri studiosi sostengono infatti che la datazione di quest&#8217;opera sia sicuramente successiva al I secolo d.C.</p>
<p>Il libro a questo punto comincia a proporre possibili soluzioni a questi enigma, sulla sua reale identità, la sua funzione e, in particolar modo, su chi sia stato il suo realizzatore, ipotizzando in particolar modo un nome, quello di <strong>Costantinos Simonides</strong>, un giovane falsario greco vissuto nel XIX secolo.</p>
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<p><a href="http://www.biblio-net.com/letteratura/letteratura-classica-antica/il-papiro-di-artemidoro/">“Il Papiro di Artemidoro”</a> is a post from: <a href="http://www.biblio-net.com">Biblio</a></p>
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